Cina-la politica 996: lo sfruttamento sul lavoro dalla Apple ai riders

Negli ultimi anni in Cina le compagnie Hi-tech hanno adottato la “cultura 996” per la quale i dipendenti sono costretti a lavorare dalle nove del mattino alle nove di sera per sei giorni alla settimana. Questo metodo continua a comportare suicidi e morti per sfinimento.

La “cultura 996″ non ha solo reso impossibili e disumane le condizioni di lavoro dei dipendenti cinesi, le ha rese la chiave d’accesso al pubblico occidentale. Infatti, qualsiasi lavoro sia proposto da un’azienda su scala mondiale e funzioni tramite algoritmi, adotta questo schema. Alla fine di dicembre, però, un’impiegata di 22 anni della compagnia Pinduoduo, una grossa azienda di e-commerce, è collassata a terra morta per le estenuanti condizioni di lavoro. La gravità dell’accaduto ha riacceso varie luci.

Iniziò tutto dalla Apple 

La prima manifestazione di “cultura 996” risale al 2010. Ci troviamo nella megalopoli di Shenzhen, in Cina, e, se zoomiamo un po’, possiamo entrare nello stabilimento della Foxconn. Qui vengono assemblati a ripetizione gli iPhones che noi compreremo. La Foxconn è una fabbrica enorme: al suo interno, nei tempi migliori, lavoravano circa 450.000 operai. Il suo successo si è arrestato quando si sono iniziati a registrare i suicidi: in un anno 14 morti registrate. I dipendenti lavorano dalle nove alle nove, dodici ore! Essi vengono sgridati in pubblico e assemblano ogni giorno circa 700 esemplari di iPhone. Il processo di alienazione si compone di grandi numeri e tempi estremamente ridotti: per ogni smartphone, i lavoratori dispongono, infatti, di un minuto. L’estenuante procedura della “cultura 996” si mescola a continue umiliazioni pubbliche. Fino a che, nel 2015, 150 dipendenti che non avevano ricevuto l’indennità di disoccupazione minacciarono di saltare dal tetto.

La “cultura 996” come etica del lavoro

Come si è arrivati a ritenere il lavoro di dodici ore una norma e non un abuso? L’idea alla base di questa cultura è puramente capitalista: di concorrenza. Si tratta di un sistema che definisce chiunque non sia disposto a lavorare fino alla morte un illuso e un ingrato, proprio perché ci sarà sempre qualcun altro pronto a prendere il suo posto.

Tutto comincia da uno dei miliardari più famosi del mondo, il co-fondatore di Alibaba, gigantesco gruppo di e-commerce: Jack Ma. L’uomo, ricomparso ieri dopo tre mesi, ha sempre definito con chiarezza la “cultura 996” come una: «benedizione».

Si tratta di un’ottica del lavoro per cui lavorare solo per le «tipiche otto ore» è sostanzialmente da sfaticati. Infatti, in Alibaba non si assume mai chi non è disposto a concedersi a ritmi estenuanti. D’altronde lui stesso afferma che:

“Se non lavori tanto quando sei giovane, quando dovresti farlo? Lasciate che ve lo chieda: se non impiegate più energia degli altri, come potrete raggiungere il successo che volete?” 

Questo schema eccessivamente competitivo, nonché l’idea che il lavoro sia un compito prima che un diritto, ha portato il gruppo ad arricchirsi notevolmente. Allo stesso tempo, però, conduce i dipendenti a gesti estremi di ribellione.

Il ricatto di un lavoro che nella forma non è obbligatorio, ma nella sostanza è obbligato, proprio in vista della sopravvivenza, crea un circolo vizioso. Esso ha una causa scatenante a cui segue necessariamente un effetto. Le cause sono proprio quegli sfruttamenti continui, gli attacchi alla mente di chi non può far altro che lavorare fino allo stremo per mantenersi. Si crea così un vincolo mentale che con la promessa di uno stipendio obbliga a concedersi a queste enormi compagnie, anche mettendo a repentaglio la propria salute. Segue alla causa un effetto scellerato. L’effetto della ribellione più impensabile. Succede in particolare nelle società di food delivery: ponti che collegano lo sfruttamento globale.

Il lavoro dei riders, infatti, funziona con l’ormai conosciuto algoritmo capace di accorciare al minimo i tempi di consegna.

Il ritmo compulsivo delle consegne dei riders è legato alla “cultura 996” e una delle app più famose per il cibo d’asporto è proprio quella del gruppo Alibaba. Circa dieci giorni fa, dopo una disputa con l’azienda legata allo stipendio, un rider si è dato fuoco in segno di protesta.

Il video [attenzione: contenuti sensibili] è diventato ben presto virale e l’azienda si è dovuta scusare. Ma quella che ormai è la politica 996 resta dominante nel Paese. Un simbolo di efficienza in espansione, purtroppo, anche grazie ai nostri consumi.

Fonte: Ultima voce.it,21/01/20214

 

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