Cina, la mortalità infantile divide ancora campagna e città

I bambini nati nelle zone rurali della Cina “hanno un tasso di mortalità da 3 a 6 volte più alto rispetto a quelli delle zone urbane. Il decesso avviene prima di raggiungere i cinque anni, e la differenza fra i due tassi è dovuto dal peggioramento delle condizioni socio-economiche delle parti meno sviluppate del Paese”. Lo sostiene una ricerca pubblicata oggi dall’autorevole giornale medico britannico Lancet.

Secondo l’indagine, condotta da Igor Rudan del Centro croato per la salute globale, la mortalità infantile in Cina “è calata del 71% dal 1990 al 2008 – passando da 64,6 a 18,5 decessi ogni mille nascite – ma la differenza fra i decessi che avvengono nelle varie aree del Paese e le relative prospettive di vita rimane enorme. Ovviamente, la questione è legata allo sviluppo sociale ed economico delle zone”.

La ricerca ha preso in considerazione le informazioni ufficiali sulla questione nel periodo che va dal 1990 al 2008: fra queste, gli studiosi hanno analizzato 206 studi a lungo raggio sulle cause di morte per i minori di cinque anni. Fra le cause principali di decesso ci sono la polmonite, l’asfissia neonatale e le complicazioni post-parto relative alle nascite premature.

Il governo cinese è consapevole di questi dati, e dal 2003 ha lanciato una campagna per ridurre lo squilibrio sanitario; la prima mossa è stata quella di creare un modesto sistema di assicurazione sanitaria, che dovrebbe aiutare i più poveri ad avere accesso alle cure di base. Lo scorso anno, inoltre, Pechino ha stanziato 123 miliardi di dollari (da spendere in tre anni) per spese sanitarie.

Il ministro cinese della Sanità Chen Zhu spiega che “la maggior parte della popolazione ha accesso a questo sistema. Rimangono fuori circa 100 milioni di persone, per la maggior parte migranti, anziani e bambini. Ma spero che il prossimo anno si possa considerare risolta anche questa emergenza”. Per quanto imponenti (sulla carta) queste misure potrebbero non bastare per garantire un miglior sistema sanitario al Paese.

Secondo i dati dello stesso ministero, infatti, oltre il 50% degli abitanti delle campagne non può sostenere le spese necessarie per le cure mediche; per il 60-80% dei malati gravi l’unica prospettiva è quella di morire in casa senza tentare alcuna cura ospedaliera. Lo aveva dichiarato Zhu Qingsheng, vice ministro cinese della sanità, presentando il piano a lungo raggio che dallo scorso anno ha preso il via.

Zhu ha sottolineato che il suo ministero ha un bilancio piccolissimo (l’1,6% delle spese statali annuali), del quale solo una piccola parte viene spesa per gli 800 milioni di contadini. Secondo Zhu “solo il 30% della spesa della sanità è a beneficio dei contadini, che sono il 70% del totale della popolazione. Dall’altra parte, gli abitanti delle aree urbane (il 30% nel paese) possono contare sul 70% del budget previsto per il settore sanitario, comprese le sovvenzioni governative”.

La Sanità è uno dei ministeri cinesi meno potenti e meno finanziati. Secondo il World Health Report, il sistema sanitario cinese è fra i peggiori al mondo, al 189mo posto su 191 nazioni. Per frenare lo scontento e rischi di possibili epidemie, il governo ha avviato una sperimentazione per un nuovo modello di cooperative sanitarie in 310 contee nelle campagne. Il progetto mira a garantire le cure mediche di base ai contadini che hanno contratto gravi malattie e non hanno alcuna assistenza sanitaria.

Fonte: AsiaNews, 26 marzo 2010

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