Cina, la giustizia penale si basa sulla tortura

Ancora oggi, in Cina, la tortura è considerata uno dei metodi più comuni su cui si basa la giustizia penale. Nel 1988, la Cina ha ratificato la Convenzione Contro la Tortura ed Altri Trattamenti Degradanti dando l’illusione di un progressivo impegno nel rispetto dei diritti umani, ciò nonostante gli abusi continuano e svariate ricerche dimostrano che atti di tortura e altri trattamenti simili vengono ancora oggi usati sistematicamente e spesso dalle autorità stesse.  Sotto l’egida del Partito Comunista Cinese, le autorità agiscono tramite intimidazione e arbitrarietà e qualsiasi tentativo di testimonianza di atti di tortura viene immediatamente bloccato.

Uno dei problemi principali, è proprio che il sistema giudiziario cinese non è indipendente, anzi, dipende dal governo cosi come tutte le altre istituzioni il che significa che trovare certi rimedi non è assolutamente semplice.

Casi di tortura e trattamenti inumani sono principalmente collegati a questioni politiche, minoranze etniche e gruppi religiosi.

La pratica della tortura ha avuto un suo sviluppo storico interessante, dall’entrata in potere del Partito Comunista nel 1949, la Cina ha vissuto anni repressione. I dissidenti venivano perseguitati e il malcontento aumentava. Tale repressione ha visto il suo culmine con le manifestazioni studentesche a fine degli anni 80, concluse con il conosciuto Massacro di Tiananmen, 4 Giugno 1989. Negli anni 90, nonostante le riforme di apertura della Cina di Deng XiaoPing, violazioni di diritti civili e politici continuano e iniziano le prime violente persecuzioni ai sostenitori del movimento Falun Gong. Ancora, con il 21esimo secolo, il numero delle pene di morte e delle esecuzioni aumenta.

Da decenni, il Tibet e la Regione Autonoma dello Xinjiang sono vittime di molti abusi dalle forze del governo cinese. Nel momento in cui un movimento prova a guadagnare un po’ di indipendenza, viene immediatamente represso. Sia nel Tibet che nella regione uigura, qualsiasi diritto civile, politico, sociale e culturale viene negato.

Negli ultimi venti anni, la Cina conta il più alto numero di casi di tortura.

Gli scopi principali di tali atti di tortura sono: ottenere confessioni, reprimere dissidenti politici, estorsione e attività corrotte, arricchimento degli ufficiali e garantire la superiorità delle autorità. Le vittime sono criminali sospetti, detenuti, opponenti politici, attivisti per i diritti umani, membri del Falun Gong, minorità etniche, prostitute ed altri gruppi marginalizzati.

Tali trattamenti di tortura sono effettuati con metodi medioevali come la tortura della panca della tigre, bastonate, sedie di ferro etc.

Secondo Human Rights Watch, gli odierni metodi di tortura cinesi consistono nell’essere picchiati con le mani, con i bastoni della polizia e con bastoni elettrici, con martelli, barre di ferro, calci, nell’utilizzo di spray con sostanze che inducono dolore tipo lo spray al peperoncino, nell’esposizione al freddo, accecamento tramite una luce calda e bianca, nel mantenere una posizione di stress forzata per lunghi periodi, nella deprivazione del sonno, di acqua e di cibo.

Ci sono prigionieri che muoiono ancora oggi dentro i centri di detenzione in quanto vittime di torture e abusi da parte della polizia, di ufficiali, dei cosiddetti “capi-cella” (detenuti che vengono usati dalla polizia come supervisore delle celle nei centri di detenzione), etc.

Pratiche di tortura hanno luogo principalmente nelle detenzioni preventive in quanto confessioni forzate sono ancora i modi preferiti per raccogliere informazioni ed assicurare la condanna.

La figura dell’avvocato assume una posizione davvero peculiare in Cina da questo punto di vista. Ovviamente il ruolo degli avvocati è chiave nel garantire un giusto processo e presentare ricorso nella violazione dei diritti,nella maggior parte dei casi anche questo non è adeguato. Ad ogni modo, in Cina, gli avvocati diventano spesso vittime di molestie, minacce di vari tipi, detenzioni arbitrarie cosi come trattamenti inumani e torture per il loro tentativo di fare il proprio lavoro legittimamente e assistere i clienti.

Prendersi a carico dei casi sensibili da parte degli avvocati, è visto dal governo come una sfida e diventano dei target del governo, oltre ad essere picchiati dagli ufficiali o ricevere minacce, potrebbe ricevere interferenze nel loro lavoro e corrono addirittura il rischio che il loro studio venga chiuso. Quindi, chiedere giustizia contro tali abusi è da considerarsi un’azione futile in quanto gli stessi avvocati posso diventare vittime di torture e detenzioni.

E.R., Laogai Research Foundation Italia ONLUS, 27/06/2016

Articoli correlati:

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.