Cina, la Fao ora lancia l’allarme: “Si sta diffondendo la peste suina”

La Cina è in allarme. Il virus è letale e non lascia scampo ai maiali infetti, che nel 100 per cento dei casi trovano la morte. La peste suina africana potrebbe presto diffondersi nel Paese, decimando decine di migliaia di capi di bestiame. E in una nazione che negli ultimi anni ha iniziato a investire sui maiali considerandoli una nuova forma di business, questa notizia manda ancora più in agitazione il governo.

Cos’è la peste suina africana

La cosiddetta Asf – così viene abbreviata la peste suina africana – è stata individuata in aree distanti oltre mille chilometri all’interno del Paese. Il rischio contagio è altissimo non solo per la Cina stessa, ma anche per tutti i Paesi asiatici limitrofi. Non esistono vaccini per questa malattia, che non rappresenta una minaccia diretta per la salute umana ma è letteralmente devastante per i suini. La Asf si diffonde rapidamente tra suini da allevamento e cinghiali selvatici, attraverso il contatto diretto tra gli stessi animali o con l’abbigliamento contaminato degli agricoltori. Il virus ha origini africane ma è diventato transfrontaliero. È stato riscontrato in più zone del mondo, anche se per le dimensioni degli allevamenti suini in Cina il Paese asiatico è uno tra i più esposti.

La FAO lancia l’allarme

I primi focolai sarebbero stati avvistati in quattro province del nordest, e da qui si potrebbero presto diffondersi in tutto lo Stato. A quel punto si aprirebbero scenari da incubo, perché la modalità di allevamento dei suini, in Cina, ha assunto connotati precisi che non giocano a favore della sanità. Come riportato da Science, il primo caso è stato segnalato lo scorso 1 agosto a Shenyang, una città della provincia del Liaoning. Un secondo focolaio è scoppiato il 14 agosto a Zhengzhou, capitale dello Henan. Un terzo il giorno successivo in una fattoria di Lianyungang, nello Jiangsu. I maiali infetti arrivavano da Jiamusi, non distante dal confine con la Russia. Il governo ha reagito uccidendo qualcosa come più di 24mila maiali, ha disinfettato fattorie, mercati e ha tracciato le spedizioni delle vendite di tutti i suini.

Il business dei maiali

I cosiddetti allevamenti intensivi, il più delle volte, sono dei veri e propri “hotel per maiali” gestiti dagli allevatori. Casermoni e grattacieli di cemento armato in cui si trova stipato, sotto lo stesso tetto, un alto numero di suini. Da una parte c’è l’enorme guadagno degli investitori, che in questo modo risparmiano sul suolo e possono produrre carne vicino ai centri abitativi. Ma dall’altro lato, oltre alle spesso degradanti condizioni fisiche degli animali, c’è da fare i conti con un terreno fertile in caso di epidemie. La Cina è inoltre sia il principale Paese per produzione di carni suine, che di consumo. I numeri sono impressionanti. Pare che il Dragone conti tra le sue fila circa 450 milioni di maiali, quasi la metà della popolazione suina mondiale. Molte province sono passate a metodi drastici, vietando l’importazione di prodotti suini dalle zone rosse. Basterà per porre fine all’epidemia?

Gli Occhi della Guerra,29/08/2018

English news, Malay Mail:

FAO: China’s swine fever outbreak may spread in Asia

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