Cina: la falsità della riforma economica di Xi Jinping .

La schizofrenia di Xi Jinping: nessuna riforma politica; qualche (minima) riforma economica.

Il “sogno” di riforme sembra svanito e Xi sta usando sempre più toni maoisti: bavaglio alla stampa, eliminazione dei dissidenti, riscrivere la storia di un partito senza errori, come Dio. Anche sull’economia si cerca di fare il minimo per non intaccare gli interessi dei principini e dei quadri alti del partito. A sei mesi dalla presa di potere di Xi, l’analisi di un grande esperto.

Hong Kong: Una biforcazione quasi schizofrenica segna la riforma in stile cinese che sta attuando la nuova amministrazione del segretario generale Xi Jinping (nella foto) e del premier Li Keqiang, in carica da sei mesi. Da una parte, l’apparato per mantenere la stabilità (weiwen) ha tolto tutti i freni per incatenare i dissidenti e indebolire altri “elementi destabilizzanti” nella società. Il capo supremo Xi sta imponendo una divisa quasi-maoista nell’arena ideologica allo stesso modo in cui, con potente ed armata efficacia, ha consolidato la sua presa su esercito e forze di polizia.

Dall’altra parte, diversi segni mostrano che la leadership Xi-Li sta disegnando un pacchetto di riforme economiche e finanziarie, che verranno rese note alla Terza sessione plenaria del 18mo Comitato centrale, in programma per ottobre o novembre.
La grande domanda che rimane in sospeso è se una liberalizzazione economica genuina e ampia è possibile in un clima di repressione politica.

Subito dopo aver preso il potere al 18mo Congresso del Partito comunista cinese (Pcc) lo scorso novembre, Xi, che è pure presidente e comandante in capo, ha indicato che le autorità del Partito faranno tutto il possibile per rendere solida la “fiducia nella strada” (daolu zixin) del socialismo con caratteristiche cinesi. Per il Pcc non vi è maggiore minaccia al suo stato di “partito del governo perenne” che “una osteoporosi dello spirito” fra alcuni membri del partito ((Xinhua, March 17; Quotidiano del popolo, 16 febbraio). Non sorprende perciò che commissari dei dipartimenti del Pcc, compreso quello della propaganda, stiano spingendo con misure draconiane per evitare che gli intellettuali cinesi, inclusi gli studenti universitari, non scivolino verso ciò che Xi chiama “il sentiero deviato” dell’occidentalizzazione……

Fonte AsiaNews, 06 Maggio 2013

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