Cina, l’aumento dei ratio di capitalizzazione può non bastare

Il terzo incremento dei ratio di capitalizzazione delle banche cinesi potrebbe non essere sufficiente a garantire il contenimento dei prezzi immobiliari e del tasso di inflazione. A riferirlo è l’agenzia Bloomberg, che commenta così la scelta della Banca del Popolo di Pechino di aumentare di ulteriori 50 punti base i requisiti minimi per gli istituti di credito locali, portando così il livello al 16,5% per i soggetti più grandi e al 14,5% per gli altri.

Nelle intenzioni delle autorità cinesi, infatti, la mossa dovrebbe contribuire allo sforzo che ormai da mesi si sta producendo nel Paese al fine di scongiurare la crescita di bolle speculative. Innalzando i requisiti di capitalizzazione, infatti, si dovrebbe limitare la quantità di capitali che le banche possono concedere in prestito a privati e imprese: Deutsche Bank ha calcolato che la manovra possa togliere dal sistema finanziario 300 miliardi di yuan (44 miliardi di dollari). Nonostante ciò, tuttavia, un’ora dopo l’annuncio del ritocco da parte della banca centrale, il ministro delle Finanze Xie Xuren ha confermato l’intenzione del governo di mantenere una politica espansiva, al fine di sostenere la crescita economica.

«La Cina continua a preferire politiche settoriali piuttosto che strumenti che abbiano un impatto sull’intero sistema, come un aumento del costo del denaro o una moneta più forte – osserva Brian Jackson, analista di Royal Bank of Canada a Hong Kong -. Il pericolo, però, è che ciò non sia sufficiente a mantenere sotto controllo i prezzi e ci si possa trovare costretti a politiche aggressive in futuro».

Fonte: Finanza in Chiaro, 6 maggio 2010

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