Donna praticante torturata nella prigione femminile

Liu Baozhen di sessantaquattro anni è una pensionata che ha lavorato alla Banca Agricola Yingtan, nella provincia dello Jiangxi. Nell’agosto 2016 è stata condannata a tre anni e mezzo di prigione dalla Corte distrettuale di Yuehu, nella città di Yingtan, per aver parlato con la gente del Falun Gong e della persecuzione attuata dal regime comunista.

Poiché Liu non ha collaborato con le autorità che hanno cercato di “trasformarla” e costringerla a rinunciare alla sua fede, la prigione femminile di Jiangxi ha sempre negato le richieste di visita della sua famiglia.

Sua figlia così ha iniziato ad avere sogni ricorrenti nei quali vedeva la madre che piangeva nel suo salotto, dicendo che era stata sottoposta a gravi torture e che aveva raggiunto un punto insopportabile di dolore, perciò ha pensato che sua madre fosse stata torturata a morte e che la sua anima fosse tornata a chiedere aiuto. Ha deciso così di provare di nuovo a farle visita in prigione per capire le sue condizioni.

In precedenza, dopo che si erano rifiutati di farle vedere sua madre, la figlia aveva scritto una lettera di reclamo all’ufficio amministrativo della prigione provinciale dello Jiangxi e si era rivolta alle autorità competenti. Questa volta il direttore Wang dell’ufficio di gestione carceraria, invece, si è incontrato con lei e ha deciso di approvare la sua visita.

Quando finalmente la figlia l’ha vista, è rimasta sconvolta. La madre che prima pesava circa sessantotto chili, ora ne pesava meno di quarantacinque, appariva emaciata, era depressa e assente, era pallida, non riusciva ad aprire un occhio e sembrava che fosse sul punto di cadere.

Subito la guardia accanto a lei ha detto: ” Liu Baozhen, non ti abbiamo perseguitato, non abbiamo usato nessuna tortura”. Poi le ha detto di ripetere quella frase e Liu meccanicamente ha detto che non era stata né perseguitata né torturata.

Secondo le praticanti del Falun Gong precedentemente rilasciate da quella prigione, le guardie le torturavano usando la “panca della tigre”, appendendole per i pollici, privandole del sonno e incatenandole.

La guardia Hu Liang è responsabile della “gestione” di Liu. Chiediamo ai praticanti, specialmente quelli al di fuori della Cina, di inviare più lettere agli amministratori e alle guardie della prigione. Quando le ricevono, spesso limitano l’abuso sulle praticanti.


Fonte: Mignhui.org, 27/06/2018

Versione inglese, Minghui: Ms. Liu Baozhen Tortured in Jiangxi Women’s Prison

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