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CINA e ITALIA i diritti dei bambini negati, affinità. Tibet situazione, Italia la catastrofe del Forteto. Petizione per salvare i bambini

I diritti dei bambini sono ampiamente tutelati da diverse leggi e convenzioni internazionali riconosciute anche dalla Repubblica Popolare Cinese e dall’Italia. Purtroppo ci sono delle situazioni in cui il governo cinese continua invece a violare i diritti dei bambini tibetani sia in materia di educazione e assistenza sanitaria sia per quanto concerne la libertà di espressione. L’Italia, in certe “occasioni” è condannabile come e quanto il paese asiatico.

Ponderando una realtà dolorosa in Tibet ed esaminando una realtà altrettanto infausta in Italia, la “catastrofe del Forteto”, le analogie si possono afferrare durante la lettura.

TIBET- Infanzie negate – Ogni anno molte famiglie tibetane sono costrette a mandare i propri figli in esilio per assicurare loro libertà ed educazione scolastica. Normalmente conducono una vita di stenti e sono costrette ad affidare i propri figli ad estranei per un passaggio verso la libertà e una prospettiva di vita migliore.

Alcune di queste creature sono neonati e devono essere trasportati attraverso l’Hinmalya. Durante il tragitto muoiono per le difficoltà affrontate e per il freddo intenso.

Il fatto che tante famiglie abbiano preso questa grave decisione, rischiando la vita dei figli e la propria nel caso in cui la fuga sia scoperta dalle autorità cinesi, costituisce una prova inequivocabile di quale sia l’atteggiamento del governo cinese in materia di tutela dei diritti dei bambini in Tibet.

La Convenzione dei Diritti del Bambino riconosce che lo scopo dell’educazione è di sviluppare le proprie idee o percezioni. Ai bambini tibetani è invece vietato, a scuola, indossare i vestiti tradizionali, osservare le festività del loro paese e, talvolta, anche mangiare il cibo tipico. Spesso a scuola viene implicitamente insegnato che il popolo tibetano è inferiore a quello cinese e che le tradizioni tibetane sono arretrate.

Minorenni equiparati a prigionieri politici

In Tibet il PCC (lo stato) applica brutali misure repressive contro ogni espressione di libertà, trattando con uguale durezza adulti e bambini.

Esistono prove di detenzione di minorenni in varie prigioni cinesi sul territorio tibetano. Sono detenuti in prigioni per adulti, privi di rappresentanti legali e della possibilità di comunicare con le famiglie.

Come più volte detto i campi di concentramento generano reddito per il PCC: con il lavoro forzato dei prigionieri si guadagnano milioni di dollari.

Al pari dei detenuti adulti, sono obbligati a svolgere lavori pesanti e sono sottoposti alle medesime forme di abuso e tortura.

Tortura non significa solo tortura fisica, come le percosse o le violenze, ma anche tortura psicologica, come gli interrogatori ripetuti con le stesse domande talvolta per giorni interi senza pause.

Per un giovane, gli effetti psicologici degli abusi e delle torture e possono essere particolarmente devastanti. Il periodo di detenzione può sembrare infinito, anche se dura solo un mese, e un bambino spesso non è in grado di elaborare razionalmente i veri motivi della propria incarcerazione.

Tutto questo viene opportunamente fatto tacere e non divulgato.

ITALIA – Cattivi scolari di don Milani. La catastrofe del Forteto

La premessa è d’obbligo: noi, al tempo di don Lorenzo Milani, non c’eravamo. Lo conosciamo grazie ai libri di storia, agli articoli di giornale, ai racconti e alle testimonianze.

Molti scolari e molte persone vicine a don Milani sono oggi coinvolte nel drammatico “caso del Forteto”.

Una triste storia di abusi perpetrati per decenni nella comunità e cooperativa agricola del Forteto di Vicchio, nel Mugello, luogo che dal 1977 accoglie bambini e adulti in difficoltà, la comunità depositaria dell’eredità educativa e antiautoritaria di don Milani.

Sandro Magister ha ricostruito una cronologia di questa tragedia che si è consumata in quel di Firenze, tra i circoli cattolici che fanno riferimento a don Lorenzo Milani e alla sua scuola di Barbiana.

Un dramma che opinionisti e media hanno a lungo negato o passato sotto silenzio, per ragioni che si intuiscono dalla semplice ricostruzione dei fatti e che recentemente il governo italiano ha archiviato affermando “ che è tutto entro le norme”.
Il blog fiorentino “Il Covile”, creato e diretto da Stefano Borselli, ha alzato il velo sulla vicenda.

Riportiamo la cronologia nei suoi tratti essenziali:

Il suo testo integrale è nel sito della Regione Toscana. La sua seconda parte, con le testimonianze di venti vittime, può essere letta ne “Il Covile“.

Leggiamo anche ciò che scrive Armando Ermini sul blog fiorentino Il Covile, diretto da Stefano Borselli, che negli anni ha sempre seguito con attenzione la vicenda: “Se c’è una cosa chiara fin da subito, è l’odio totale per la famiglia nutrito dai leader della comunità del Forteto.

Si faceva in modo che i ragazzi affidati non avessero più alcun contatto con la famiglia d’origine, si faceva loro credere di essere stati abbandonati nel più completo disinteresse, si incentivava in loro ogni tipo di rancore e di rivalsa affinché ogni ponte col passato fosse tagliato… le coppie affidatarie erano in realtà composte da estranei privi di legami affettivi fra di loro. E anche quando nella comunità ne nasceva uno, vi era l’assoluto divieto di costruire qualsiasi simulacro di vita di coppia.

I rapporti eterosessuali erano osteggiati in ogni modo, e fra maschi e femmine esisteva una separazione assoluta. La così detta ‘famiglia funzionale’, geniale invenzione di Rodolfo Fiesoli, poteva significare qualsiasi cosa ma non aveva nulla a che fare con la famiglia naturale e nemmeno con un suo qualsiasi surrogato”.

Ma allora, si chiede Ermini, “perché i giudici deliberavano di affidare i bambini alle ‘non coppie’ del Forteto? Perché i servizi sociali indicavano come affidabili queste ‘non coppie’? Perché per giornalisti, scrittori, sindacalisti, politici, preti, il sistema Forteto era additato come esempio? Perché la Regione Toscana lo favoriva in ogni modo?

La risposta, credo, può essere una sola… quantomeno era condivisa la concezione secondo la quale la famiglia naturale era il problema, un luogo di oppressione destinato ad essere soppiantato da altre forme di aggregazione fra individui, o comunque un istituto da modificare in profondità nel suo significato tradizionale”.

Senza l’ideologia che l’ha originata, nutrita e protetta – quella della famiglia nemica, da disintegrare e neutralizzare – la vicenda del Forteto non si capirebbe (in Francia quell’ideologia nel frattempo è diventata, con il ministro Peillon, la missione della scuola). Il suo presupposto, leggiamo nella relazione della Regione Toscana sul Forteto, è che “la coppia e la famiglia comunemente intese rappresentano luogo di egoismo e ipocrisia inadeguato all’educazione dei giovani ai valori di uguaglianza, altruismo e solidarietà. Solo disaggregando l’unità familiare, secondo quanto asserito da Fiesoli… ci può essere il perseguimento di tali valori”. (Fonte: Il Foglio quotidiano, 03/ Novembre /2013)

La petizione ha lo scopo di salvare i minori dal Forteto è sarà indirizzata a: La Presidenza del Consiglio dei Ministri; Il Ministro dell’Interno; Il Ministro della giustizia, Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali; Il Ministro della Salute; Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio; La Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza; L’Autorità Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza; Il Tribunale per i Minorenni di Firenze; I Servizi sociali del Comune di Firenze.

Firma la petizione, click qui:

http://www.notizieprovita.it/firma-anche-tu-per-salvare-i-minori-dal-forteto/ [1]

La Laogai Research Foundation non può esimersi da questa sottoscrizione portata alla nostra attenzione da “Provita”, promotrice di questa iniziativa. Facciamo un accorato appello ai nostri cari lettori e sostenitori di aderire a questa proposta. Ringraziamo anticipatamente.

Gianni Taeshin Da Valle, Laogai Research Foundation, 07/07/2014