Cina in subbuglio nel 2009

di Francesco Sisci

La crisi ha creato 10 milioni di disoccupati e anche gli studenti potrebbero non trovare lavoro: una miscela per rivolte, avverte periodico del partito.

Ma l’uso della forza non è soluzione

Il governo cinese si sta preparando ad affrontare un 2009 particolarmente turbolento minacciato da un’ondata di proteste sociali a causa della crisi economica globale che incalza.

Rompendo una tradizione di segretezza questa settimana il periodico teorico del partito Liaowang, Prospettive, ha avvertito che il Paese deve prepararsi ad affrontare nuove e maggiori tensioni. L’articolo è stato poi anche ripreso e diffuso dalla Agenzia ufficiale Nuova Cina.

Secondo il settimanale la crisi in corso ha già cancellato dieci milioni di posti di lavoro nelle industrie esportatrici che negli ultimi mesi stanno vedendo crollare gli ordini.

Molti emigranti arrivati nelle città dalle campagne troveranno sbarrati i cancelli delle loro fabbriche quando a febbraio torneranno in città dopo la tradizionale pausa della festa della primavera.

Inoltre, quest’anno arriveranno sul mercato del lavoro circa sette milioni di nuovi laureati, molti di loro potrebbero non trovare un posto proprio a causa della crisi.

Infine, molti governi locali potranno avere difficoltà a pagare i già pochi sussidi sociali previsti per i più disagiati.

Operai disoccupati e giovani intellettuali, laureati, in cerca di occupazione sono una ricetta tipica per arrivare anche a violente proteste.

In sostanza negli ultimi anni il governo centrale ha tollerato dimostrazioni locali ma ha sempre controllato rigidamente e impedito che venissero create forme di coordinamento tra vari centri di protesta. In altre parole vanno bene le proteste spontanee e locali, non quelle organizzate, pianificate e ramificate.

Finora gli studenti, in gran parte con buone prospettive di carriera, sono stati largamente indifferenti alle sorti degli operai. Secondo la tradizione del Partito comunista cinese, Pcc, fu il cocktail tra giovani intellettuali patriottici e contadini scacciati dalle terre a creare la massa di manovra della rivoluzione.

Per questo il Pcc oggi al potere è sempre attento all’accostamento di operai o contadini con gli studenti.

Oggi la Nuova Cina avvertendo delle prossime proteste ne minimizza l’importanza politica all’interno e all’estero e quindi sottolinea che la responsabilità delle condizioni che hanno creato le condizioni delle proteste non sono del governo di Pechino ma della situazione globale.

Inoltre, il 2009 è un anno in cui si succederanno uno dopo l’altro una serie di anniversari potenzialmente pericolosi per il Partito, come per esempio il ventennale della protesta di Tiananmen. Gruppi di dissidenti hanno già organizzato varie petizioni per la richiesta di un ampliamento dei diritti democratici nel Paese.

Liaowang suggerisce comunque che non sarà facile sedare queste proteste con la forza. Il periodico quindi suggerisce che occorre trovare soluzioni pacifiche alle proteste.

Nei venti anni che sono trascorsi moltissimi dei giovani che erano a piazza Tiananmen oggi lavorano nel governo e sono arrivati anche a posti di alta responsabilità.

Gli stessi vertici attuali del partito e del governo, il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao, sono legati in varia misura proprio con quelle proteste.

Hu era il pupillo dell’ex segretario del partito Hu Yaobang, la cui morte scatenò le proteste degli studenti. Wen accompagnò Zhao Ziyang a tentare di trovare un accordo le proteste. Zhao venne poi deposto per avere appoggiato gli studenti.

La Stampa, 7 Gennaio 2009

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