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Cina/ Impronte digitali per i cittadini stranieri

La Cina, con la proposta di legge fatta ieri in sede di Consiglio di Stato, sta procedendo ad aggiornare le proprie regolamentazioni sulla immigrazione vecchie di oltre vent’anni. Un aggiornamento che c’è da stare certi, scatenerà discussioni e polemiche a livello internazionale visto che prevede la raccolta dei dati biologici dei residenti stranieri. Fatta la premessa che a partire dall’inizio del 2012 anche a tutti i cinesi sarà richiesto di aggiornare la propria carta d’identità e passaporto alla nuova versione contenente anche i propri dati biologici, con questo draft il governo sta provvedendo in prima istanza ad estendere la misura anche ai residenti stranieri. Una modifica in linea con le linee guida in vigore in molti paesi occidentali in materia di immigrazione a cui anche la Cina intende adeguare la propria legislazione ma che intende anche combattere l’immigrazione irregolare, un fenomeno che sta iniziando ad interessare anche la Cina, divenuta nel frattempo la seconda potenza economica mondiale. Le reazioni però non hanno tardato ad arrivare, anche perché nel draft approvato ieri, due articoli sono finiti sotto i “riflettori”. Il primo che di fatto consentirà agli apparati di sicurezza cinesi (Polizia e Ministero degli Esteri) di poter emanare regolamenti operativi connessi alla raccolta ed archiviazione dei dati biologici di chi entra ed esce dal paese, misure che come dichiarato da Yang Huanning, Vice-Ministro per la Pubblica Sicurezza, “sono atte a garantire la sicurezza nazionale e lo snellimento delle procedure ai confini”, in un paese che ha avuto oltre 382 milioni di ingressi/uscite nel solo 2010. Il secondo che indica nei 6 mesi il tempo di permanenza minimo oltre il quale occorrerà procedere alla raccolta dei dati biologici dell’ospite straniero. Dati alla mano, visto che lo zoccolo duro della presenza straniera in Cina oltre i 6 mesi è fatta di lavoratori e studenti, appare evidente che entrambe le categorie potranno rientrare in questo progetto governativo. Tutto qua? No, perché la nuova regolamentazione, quando sarà approvata, introdurrà anche sanzioni e pene anche carcerarie per gli “impiegati illegali” e per le agenzie che proporranno lavoratori non in regola con la nuova regolamentazione che nella sostanza, imporrà di richiedere non solo la Working Visa come ora ma anche il certificato di residenza prima di poter aspirare a qualsiasi tipo di assunzione in aziende cinesi. Un adeguamento con il quale dovranno fare i conti molte aziende internazionali e che contribuirà sicuramente a modificare una situazione dove troppo spesso le aziende straniere si affidano a lavoratori stranieri “spacciati” per studenti in tirocinio (interships), un metodo già fuori legge per la vigente regolamentazione ma che con troppa disinvoltura viene usato per ridurre i costi gestionali. Se poi aggiungiamo che il draft contiene anche la regola secondo la quale ai proprietari / responsabili delle aziende straniere non sarà consentito di lasciare il paese se non saranno stati regolarmente pagati gli stipendi ai dipendenti delle proprie aziende, si può comprendere la portata delle modifiche proposte ieri. Adeguamenti ispirati anche da alcuni fatti accaduti nei mesi scorsi, dove aziende di proprietà straniera sono state chiuse senza alcun preavviso sotto l’incalzare della crisi e dove i dipendenti cinesi sono stati lasciati senza stipendio, una situazione che preoccupa la dirigenza cinese, visto il crescente peso della presenza straniera nella economia cinese. La proposta fatta ieri dal Consiglio di Stato dovrà ora seguire il proprio iter approvativo ed è ragionevole che diverrà legge nei prossimi mesi, andando così ad aggiungersi alla recente legislazione fiscale che ora equipara il lavoratore cinese e straniero in materia di prelievo fiscale e previdenziale.

Alberto Fattori

Fonte: Libero.it, 29 dicembre 2011