Cina, imprese bresciane preoccupate da concorrenza sleale

E’ il risultato di un sondaggio di Confartigianato, il presidente Massetti: concorrenza cinese si batte con la qualità.

Mercato cinese opportunità o minaccia per le MPI e le imprese artigiane manifatturiere? Alle Pmi bresciane, in particolare quelle attive nei settori del metallo e della moda, l’apertura della nuova “via della seta” tra Europa e Cina preoccupa. A riportarlo il sondaggio flash realizzato dall’Osservatorio di  Lombardia che ha interrogato oltre 500 imprese di PMI artigiane, di cui 200 manifatturiere, sulle relazioni commerciali con la Cina. Delle imprese lombarde partecipanti al sondaggio il 60,3% esporta direttamente e indirettamente tramite committente e di queste il 26,6% intrattiene rapporti di internazionalizzazione con il mercato asiatico. Quest’ultime temono nel 64,5% dei casi che un possibile allargamento all’Unione Europea della guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti dannegi il loro business. È invece il 73,9% dei piccoli imprenditori e artigiani manifatturieri a temere la concorrenza dei prodotti made in Cina, quota che si attesta a livelli più elevati per le imprese che esportano (77,5%) rispetto a quelle che attive solo sul mercato interno (68,4%). Alla domanda se attualmente subiscono la concorrenza dei prodotti importati dalla Cina nel nostro Paese il 52,7% risponde molto o abbastanza; quota che si alza in modo particolare per le imprese che operano nei settori della Moda (85%) e dei Metalli (59,3%). Ma come hanno reagito le imprese alla concorrenza dei prodotti cinesi? A fronte di un’impresa che ha assunto un atteggiamento difensivo come il ribasso dei prezzi due imprese lombarde hanno reagito incrementando la qualità dei prodotti. Le MPI e le imprese artigiane che hanno partecipato al sondaggio hanno infatti per lo più segnalato di aver incrementato la qualità dei beni prodotti (61,7%). In circa un terzo dei casi (31,8%), invece, le imprese lombarde intervistate hanno assunto un atteggiamento più difensivo, attraverso un abbassamento dei prezzi per mantenere la competitività rispetto alla concorrenza cinese, e un altro terzo ha innovato il proprio prodotto (29,9%).

«La concorrenza cinese? Si batte con la qualità. È non solo la risposta che ne danno gli imprenditori, ma la strada obbligata per restare sul mercato. Lo testimonia anche il sondaggio dal quale emerge che a fronte di un terzo delle imprese che hanno assunto un atteggiamento difensivo come il ribasso dei prezzi, due imprese lombarde su tre hanno reagito incrementando la qualità dei prodotti» commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia  che prosegue: «L’attenzione di chi ci governa dovrebbe porsi con maggiore incisività nei confronti di una sempre maggiore invasione di falsi che inquina e destabilizza il nostro mercato interno. C’è il rischio che il memorandum sulla “Via della Seta” possa diventare un’autostrada per le violazioni della proprietà intellettuale, se è vero che proprio la Cina, stando all’ultimo report di Europol sulla criminalità organizzata, è il maggior esportatore di merci contraffatte dirette all’Europa. Dobbiamo creare gli anticorpi per assorbirne l’impatto e scongiurare una penetrazione che potrebbe essere devastante. Non parliamo più di un “made in china” di bassa qualità, ma di manufatti e lavorazioni a sempre più alto valore aggiunto. E da parte nostra dobbiamo continuare a conservare quell’innata qualità alla ricerca e all’innovazione per garantirci un vantaggio competitivo, con il rischio che però non sia per sempre» conclude Massetti.

Ma quale è l’attuale mercato?

L’interscambio commerciale tra il mercato cinese e la Lombardia di Pelle, Abbigliamento, Alimentari, Metalli, Mobili, Legno, Tessile e Altre manifatture (che comprendono in particolare Gioielleria ed Occhialeria), tutti prodotti realizzati nei settori a maggior concentrazione di MPI, vale nel 2018 complessivamente 4.706 milioni di euro, di cui 3.220 milioni di import e 1.486 milioni di export. A fronte di un ammontare delle importazioni maggiore di quello delle esportazioni il saldo commerciale per i manufatti dei settori di MPI risulta negativo per 1.734 milioni di euro. Nell’ultimo anno, 2017-2018, il valore dell’export di prodotti dei settori di MPI sale del 9,4% e quello delle importazioni scende del 2,6%. Nell’arco degli ultimi tre anni (2015-2018) le importazioni dalla Cina sono scese del 6,6% e contrariamente le esportazioni sono salite del 53,8%, determinano un miglioramento del saldo commerciale. In particolare ad essere maggiormente richiesti dagli acquirenti cinesi sono gli Articoli di abbigliamento (che rappresentano il 34,5% dell’export totale di prodotti dei settori di MPI), gli articoli in Pelle (21,4%), i Mobili (13,5%) e i prodotti Tessili (12,0%). Nel 2018 rispetto all’anno precedente, inoltre, si registra una crescita a doppia cifra della domanda proveniente dal mercato cinese per Abbigliamento (+23,4%), prodotti delle Altre industrie manifatturiere (+21,6%) e per i beni in Legno (+19,5%). Mentre dal mercato asiatico, tra questi prodotti, in Lombardia vengono maggiormente importati quelli delle Altre industrie manifatturiere (25,1%), i Prodotti tessili (18,4%) e gli Articoli di abbigliamento (18,1%); nel dettaglio i primi registrano un calo, nel 2018 rispetto al 2017, dello 0,9%, i secondi un incremento del +4,7% e il terzo un calo del -10,1%.

L’analisi provinciale di Brescia

A livello provinciale, per i settori a maggior concentrazione di PMI a Brescia, si osserva che la Cina è il 2° mercato per import ed il 9° mercato per export. L’import dalla Cina verso Brescia (per i settori a maggior concentrazione di MPI) vale nel 2018 188 milioni di euro, erano 196 nel 2017 (-4,3%), mentre cresce l’export da 49 a 51 milioni (+4,6%) per un saldo commerciale di -137 milioni di euro. Di questo, le PMI bresciane esportano maggiormente prodotti in metallo per 17,3 milioni e 13,9 milioni in articoli in pelle (escluso abbigliamento) e articoli di abbigliamento (escluso pelle e pellicce) per 9,9. Seguono prodotti tessili (3,6 milioni) e alimentari (2,4 milioni). Brescia importa invece dei 187,8 milioni di euro in prodotti dei settori a maggior concentrazione di MPI 81,3 milioni di euro in prodotti in metallo (esclusi macchinari), articoli di abbigliamento per 35,5 milioni, prodotti tessili per 26,6 milioni altri prodotti manifatturieri per 15,1 milioni di euro.

Fonte: BSNews,30/03/2019

 

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