Imprenditore rischia la vita per raccontare i campi di concentramento cinesi

Dopo aver affrontato anni e anni di ingiustizie nella propria patria, la Cina, l’imprenditore di successo Yu Ming è finalmente giunto negli Stati Uniti, da dove ha voluto condividere con il mondo la sua incredibile storia.

L’imprenditore Yu Ming a Washington il 19 febbraio 2019. È arrivato negli Stati Uniti per unirsi a sua moglie, sua figlia e suo figlio nel gennaio 2019 con l’aiuto del governo degli Stati Uniti, dopo essere stato imprigionato per 12 anni e torturato quasi alla morte in campi di lavoro in Cina per la sua fede nel Falun Gong. (Samira Bouaou/The Epoch Times)

Yu ha ingegnato un tentativo di fuga dai campi di lavoro che sembrava essere uscito direttamente da un film hollywoodiano: il tutto allo scopo di rivelare al mondo le torture che la Cina impiegava contro i dissidenti proprio mentre si apprestava a ospitare i giochi olimpici. E ancor prima ha scritto un articolo sullo sfruttamento dei detenuti per pubblicare libri pirata, redatti con proprietà intellettuali rubate. In seguito, ha collaborato anche con giovani avvocati dei diritti umani in Cina per appellarsi ai tribunali cinesi e per cercare di ottenere un risarcimento.

Ora, dopo essersi rifugiato negli Stati Uniti, ha potuto raccontare la propria storia, iniziata ai primi di agosto del 2008.
In quell’anno, mentre il mondo rimaneva ipnotizzato dalla sfarzosa cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino, l’imprenditore 35enne Yu Ming era ricoverato in un ospedale affiliato al famigerato campo di lavoro Masanjia, dopo aver subito a lungo atroci torture. Oltre a essere stato traumatizzato dalle scosse dei manganelli elettrici ad alta tensione, di cui portava i segni, era stato rinchiuso per tre mesi in una speciale gabbia di ferro, dove non poteva né dormire e nemmeno alzarsi in piedi. E una volta era stato addirittura trascinato giù per le scale a faccia in giù, mentre la sua testa picchiava violentemente su ogni gradino.

Yu Ming viene accolto dalla propria moglie e dal proprio figlio all’aeroporto internazionale di San Francisco, il 27 gennaio 2019. (The Epoch Times)

A quel tempo, Yu era stato imprigionato per la terza volta perché stava praticando la disciplina spirituale del Falun Gong, che era ed è perseguitata in Cina dal luglio del 1999.
L’imprenditore cinese ha iniziato a praticare il Falun Gong nel 1996, dopo che un suo cliente gliene aveva parlato a lui e a sua moglie, portando loro una copia del testo principale della disciplina, lo Zhuan Falun.

In quel periodo, Yu era già un imprenditore di successo della città di Shenyang, la capitale di Liaoning, una provincia del Nord-est della Cina, e possedeva un’azienda di moda che era arrivata ad assumere più di cento dipendenti e che forniva lavoro a circa un altro migliaio di lavoratori divisi tra sei fornitori statali.

Però, sia sua moglie sia il suo cliente pensavano che Yu non fosse il tipo di persona interessata a una pratica spirituale, così non gli hanno mostrato subito il libro Zhuan Falun. Ma, in ogni caso, per quanto tentassero di ‘nasconderglielo’, Yu continuava a cercare sempre di scoprire di cosa parlasse.
Così ha preso il libro di sua moglie e ha finito di leggere, in una sola notte, sei delle nove sezioni in esso contenute. Il mattino seguente, ha iniziato a cercare un luogo di pratica del Falun Gong nel parco a lui vicino, dove poter imparare gli esercizi della pratica.

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, consiste di cinque esercizi meditativi, e di una serie di insegnamenti incentrati sui principi di verità, compassione e tolleranza. Chi lo pratica riscontra spesso miglioramenti alla propria salute, riduzione dello stress, migliori relazioni con la famiglia e i colleghi, e ritiene di aver trovato un significato più profondo nella sua vita.

Nel 1992, Li Hongzhi ha iniziato a insegnare in pubblico il Falun Gong – un’antica pratica che fino ad allora veniva tramandata solo direttamente da maestro a discepolo – che ha iniziato immediatamente a diffondersi in tutta la Cina tramite il passaparola: nel 1999 i media occidentali riportavano come 100 milioni di persone in Cina avessero intrapreso questa pratica.

Purtroppo, l’allora leader cinese Jiang Zemin, era diffidente nei confronti del gran numero di persone che avevano iniziato a fare qualcosa che stava al di fuori del controllo del Partito Comunista Cinese (Pcc), e temeva che il popolo cinese potesse trovare gli insegnamenti morali tradizionali del Falun Gong più attraenti dell’ideologia comunista, basata sul materialismo, sull’ateismo e sulla lotta di classe.
Così, nel luglio del 1999, Jiang ha riversato tutte le risorse del Partito di Stato contro il Falun Gong, facendo oltretutto finire Yu in un letto di ospedale nel 2008.

Una fuga perfetta non riuscita

Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi di Pechino, Yu dal suo letto d’ospedale vedeva aumentare il flusso delle persone che arrivavano al campo di lavoro di Masanjia, dopo che erano state condannate per ‘aver pianificato di commettere una rapina’ o per ‘prepararsi a rubare’.

In quel periodo inoltre, ha riportato in passato Epoch Times, oltre tre milioni di persone sono state cacciate dalla capitale, oltre 60 mila case sono state demolite e oltre un milione di persone sono state deportate nei campi di lavoro al fine di garantire la ‘sicurezza’ di Pechino prima delle Olimpiadi del 2008. Nel frattempo dentro al campo, torture e terrore si sono intensificati al fine di ‘trasformare’ i praticanti del Falun Gong, costringendoli a rinunciare alla loro fede, a identificare gli altri che praticavano il Falun Gong e a professare lealtà nei confronti del Partito Comunista.

Yu non sopportava più di vedere altre persone innocenti torturate così terribilmente. Inoltre, credeva che il mondo esterno dovesse sapere cosa stava succedendo in Cina. Inoltre, a Pechino era stato concesso il diritto di ospitare le Olimpiadi, ma il regime comunista invece di migliorare i diritti umani, come previsto dalla comunità internazionale, perseguitava e addirittura uccideva le persone per prepararsi all’evento.
Così Yu ha deciso che doveva esporre la questione, però non aveva idea come fare. Finché non gli è balzata in mente un’idea.

Il piano era di far scappare due praticanti del Falun Gong dal campo, i quali avrebbero poi cercato di mettersi in contatto con giornalisti stranieri, che allora si trovavano a Pechino per coprire le Olimpiadi. Yu sperava così di poter attirare l’attenzione sulla situazione nel campo.

Un disegno che mostra il tipo di gabbia in cui Yu Ming è stato imprigionato per tre mesi. (minghui.org)

A causa della scarsa sorveglianza in ospedale, Yu era riuscito in qualche modo a impossessarsi di cellulari, un po’ di contanti e, soprattutto, della lama di una sega. Poi, attraverso precise comunicazioni e complicati calcoli, dato che molti detenuti del campo di lavoro spesso venivano inviati all’ospedale e poi riportati al campo, è stato in grado di coordinare la fuga.

Così ha cercato e trovato delle persone all’esterno che accorressero in aiuto dei due fuggitivi, una volta che questi erano scappati dal campo. Inoltre, ha trovato un’altra persona disposta ad affittar loro un posto come nascondiglio, mentre la polizia li avrebbe cercati freneticamente.

Un’altra cosa da tenere in considerazione però, era che, dopo la fuga dei due praticanti, sarebbero stati implicati e severamente puniti sia i loro 22 compagni di cella sia i poliziotti che montavano di guardia al momento dell’evasione.
Ma, seguendo gli insegnamenti di verità, compassione e tolleranza, Yu non voleva che questo accadesse; voleva trattare queste vittime innocenti con compassione.

Così, ha trovato un modo per racimolare dei sonniferi: diceva al dottore che non riusciva dormire; poi, in realtà, nascondeva le pillole nell’altra mano, mentre fingeva di ingoiarle di fronte all’infermiera.
Con questo metodo, ha messo da parte, un po’ alla volta, le pillole per addormentare tutte le guardie e i detenuti nella propria cella il giorno dell’evasione. Infatti, se fossero stati addormentati mentre era in atto la fuga, sarebbero stati assolti da ogni responsabilità per non averla impedita.

Il piano è stato attuato l’11 agosto 2018. Le sbarre di ferro di una finestra della cella sono state segate, e due praticanti sono sgattaiolati fuori dal terzo piano utilizzando una fune fatta con una coperta.

Inizialmente, tutto sembrava filare liscio. I fuggitivi erano stati prelevati al momento giusto, nel posto giusto e dalle persone giuste, fin quando… la persona che doveva fornire loro il nascondiglio non si è presentata. Nessuno sapeva cosa fosse andato storto. Quindi, Yu ha dovuto fare in modo che sua moglie, Ma Li, prelevasse i due praticanti e, ben consapevole dei rischi che correva, li nascondesse a casa sua.

Tre giorni dopo, centinaia di poliziotti, alcuni armati di fucili, hanno circondato l’area intorno alla casa di Yu, e hanno portato via i due fuggitivi, e con loro anche Ma.

Il tentativo di fuga durante le Olimpiadi di Pechino dal campo di lavoro ‘modello’ ha fatto infuriare i più alti dirigenti del regime comunista. L’evasione è stata classificata come ‘grave incidente’; almeno sette agenti di polizia sono stati licenziati e due vicedirettori del campo sono stati puniti. Mentre, Yu e i due fuggitivi sono stati torturati ferocemente.

 

Un disegno che mostra la tortura a cui Yu Ming è stato sottoposto dopo la tentata fuga dal campo di lavoro di Masanjia. È stato lasciato appeso in questo modo per un mese. (Minghui.org)

Yu era stato appeso a una porta, con le braccia tese e i piedi che toccavano a malapena il pavimento. È rimasto appeso in quella posizione per oltre un mese, giorno e notte. A volte, quando aveva bisogno di cercare sollievo, poteva essere rilasciato; ma capitava anche che la polizia non lo allentasse. Così assumeva il meno possibile il cibo o l’acqua che gli veniva messa in bocca.

In quel momento Yu aveva visto la morte vicina; ma ricorda che gli altri due praticanti erano stati torturati in modo ancora più brutale. Infatti, dopo il tentativo di evasione, al campo di lavoro era stato concessa la licenza di torturare a morte due detenuti.

Così, oltre a essere stati torturati quasi alla morte, ciascuna delle tre persone coinvolte è stata condannata a un altro anno al campo.

Se Yu non avesse pianificato la fuga, avrebbe potuto essere stato rilasciato dopo solo venti giorni; ma a chi gli ha chiesto se il tentativo fosse stato comunque utile, considerato il suo fallimento, Yu ha risposto senza esitazione: «Sì, lo è stato. Dovevamo farlo. Più di 10 praticanti del Falun Gong intorno a me erano già stati torturati a morte durante la persecuzione».
«Come può essere calcolato il valore di una vita? Non rimpiango mai di aver rischiato la mia vita per evitare che venissero uccise altre persone».

Libri pirata di ‘Harry Potter’

Esistono campi di lavoro in Cina dove i prigionieri di coscienza vengono costretti ad abiurare la propria fede; però sono anche imprese che fanno soldi a palate sfruttando la propria fonte interna di manodopera interna a costo zero.
Infatti, Yu ricorda come ad esempio lui e molti altri, nel campo di lavoro, fossero stati costretti a stampare copie pirata dei libri di ‘Harry Potter’.

«È stato verso la fine del 2001, poco dopo che la Cina si è unita all’Organizzazione mondiale del commercio. Ero prigioniero nel campo di lavoro forzato di Tuanhe a Pechino – raccontaYu – Siamo stati costretti a tagliare, piegare, ordinare e legare le pagine di ‘Harry Potter’ e altri libri, sia in inglese che in cinese, così come in molte altre lingue. I libri sono stati stampati da qualche altra parte. Dopo che abbiamo finito di rilegarli, sono stati portati via».

Yu e gli altri detenuti nella sesta brigata hanno lavorato per più di tre mesi sui libri. L’imprenditore ricorda ancora delle pile di fogli stampati alte un metro sparse ovunque sui pavimenti delle stanze e dei corridoi della sesta brigata; ma anche la terza e la quinta brigata hanno prodotto libri allo stesso modo.
«L’intera impresa aveva un aspetto triste. La gente consegnava i fogli stampati al campo di lavoro forzato e i veicoli usati per trasportare le lenzuola sembravano piuttosto consumati. La qualità delle stampe era estremamente scarsa: la carta sembrava giallastra e aveva impronte e segni ovunque».

Al fine di avere più libri pronti prima del Capodanno cinese da vendere agli studenti durante le vacanze invernali, la polizia ha costretto i detenuti a lavorare per molte ore, a volte tutta la notte, gratuitamente.
Yu ha immaginato che, in quei pochi mesi, fossero stati in grado produrre centinaia di migliaia di quelle copie pirata.

L’imprenditore ha anche dichiarato che in realtà aveva già scritto una serie di articoli su questo argomento nel 2004, sperando che J.K. Rowling, l’autrice della serie ‘Harry Potter’, o gli editori autorizzati dei libri potessero essere allertati e che potesse essere stata avviata un’indagine per proteggere sia i diritti sia gli interessi dell’autore, degli editori e anche quelli dei detenuti.

 

Giornalisti stranieri intervistano l’avvocato per i diritti cinesi Jiang Tianyong a Pechino il 2 maggio 2012. (Mark Ralston/AFP/Getty Images)

Yu liberato, gli avvocati imprigionati

Nel 2009, dopo essere stato rilasciato per la terza volta, Yu ha iniziato a lavorare con degli avvocati che in seguito hanno acquisito notorietà come figure di spicco tra gli attivisti per i diritti della Cina, per cercare di difendere i praticanti del Falun Gong incarcerati: tra gli altri anche Wang Quanzhang, Wang Yu, Dong Qianyong e Jiang Tianyong.

Il 29 agosto 2013, mentre partecipava al matrimonio di suo nipote, Yu è stato arrestato per la quarta volta, insieme a oltre una decina di altri praticanti del Falun Gong nella città di Shenyang.

Siccome il leader del Pcc, Xi Jinping, avrebbe dovuto visitare la città il giorno seguente, Yu e gli altri praticanti sono stati arrestati per ‘precauzione’ al fine di impedire qualsiasi protesta o appello durante la visita del presidente. Poi è stato condannato a quattro anni, nonostante gli sforzi di diversi avvocati che lavoravano con lui e che poi hanno preso in carico il suo caso.

Purtroppo, i suoi avvocati, Wang Quanzhang, Wang Yu e Dong Qianyong, sono stati arrestati nel famigerato giro di vite del 9 luglio 2015, durante il quale sono stati arrestati oltre 200 avvocati e attivisti per i diritti umani.
Yu è stato rilasciato nel 2017, e alla fine del 2018 è riuscito a fuggire in Thailandia; lì è riuscito a ottenere un visto per gli Usa, mentre sua moglie aveva già ottenuto lo status di rifugiato dal governo degli Stati Uniti.

A San Francisco il 27 gennaio 2019, dopo quasi 12 anni passati tra campi di lavoro e prigioni, Yu si è finalmente riunito alla moglie, alla figlia e al figlio.

Tuttavia, lo stesso giorno in cui Yu ha ottenuto la propria libertà, il suo avvocato, Wang Quanzhang, che era detenuto segretamente da più di tre anni, è stato condannato a quattro anni e mezzo di prigione. Yu Wensheng, un avvocato che ha difeso Wang Quanzhang, è attualmente detenuto nel centro di detenzione di Xuzhou.

 

Yu Ming ammanettato mentre entra in tribunale nella città di Shenyang, il 20 novembre 2014. (Minghui.org)

Stravolgere i fatti

Yu ha riferito che è impossibile per il pubblico sapere cosa sia successo effettivamente in questo quarto processo, svoltosi il 22 aprile 2015, perché la China Central TV (Cctv) ha modificato e manipolato il video, e ha anche diffamato il suo avvocato, Wang Yu.

Allora, insieme a Yu, era stata processata anche una praticante del Falun Gong di nome Li Dongxu, che quando ha cercato di esporre il suo caso è stata gettata a terra e schiacciata sulla sedia dalle guardie. La madre di Li, non potendo sopportare di vedere sua figlia trattata in quel modo, si è alzata in piedi per protestare.
Così l’avvocato di Yu, Wang Yu, nel tentativo di intercedere quando sembrava ormai che i poliziotti stessero per usare la forza contro la donna 84enne, ha condannato con rabbia la polizia per le sue azioni; a quel punto è stato trascinato fuori dall’aula.

Tuttavia, le trasmissioni di Cctv hanno raccontato una storia diversa. Dopo un’attenta rielaborazione e manipolazione del video del processo, la Cctv è stata in grado di produrre diversi pezzi di ‘notizie’ che mostravano come Wang avesse lasciato ripetutamente il suo posto per creare ‘guai’ e fare una scenata in tribunale.

«Le persone non riescono a immaginare quanto sia cattiva la Cctv», afferma Yu. «Ciò che mi rattrista è che, anche se sono rimasto in Thailandia e negli Stati Uniti solo per un periodo di tempo molto breve, ho visto i programmi trasmessi dalla Cctv un certo numero di volte in luoghi diversi. Tuttavia, non ho mai visto programmi televisivi statunitensi o thailandesi in Cina».

«Penso che il presidente Trump abbia molta ragione a insistere sulla “reciprocità” nei negoziati commerciali. Spero che lo stesso principio possa essere applicato anche al settore dei media».

 

L’imprenditore Yu Ming a Washington il 19 febbraio 2019. È arrivato negli Stati Uniti per unirsi a sua moglie, sua figlia e suo figlio nel gennaio 2019 con l’aiuto del governo degli Stati Uniti, dopo essere stato imprigionato per 12 anni e torturato quasi alla morte nei campi di lavoro in Cina per la sua fede nel Falun Gong. (Samira Bouaou/The Epoch Times)

Fonte: Epoch Times,03/04/2019

Articolo in inglese: Chinese Entrepreneur Risks Life to Expose Persecution in China

 

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