CINA-Il Partito sfrutta l’economia e il nazionalismo per salvare se stesso. Il popolo, “carne da cannone”

Il secondo Seminario internazionale della Overseas Chinese Democracy Coalition analizza il crollo dell’economia cinese e la rinascita del nazionalismo “in stile nazista”: sono metodi che il nuovo Mao, l’attuale presidente Xi Jinping, usa per spremere i risparmiatori e deviare la rabbia sociale del popolo. Senza democrazia e diritti umani il Paese rischia di tornare ai disastri della Guerra in Vietnam e della Rivoluzione Culturale.

Il 16 e 17 agosto 2015, la Overseas Chinese Democracy Coalition – coalizione di dissidenti cinesi di altissimo livello costretti a vivere all’estero e guidata da Wei Jingsheng –  ha tenuto il suo secondo Seminario internazionale. Da vari Paesi del mondo, in particolare da Europa e America, le persone che sono preoccupate per la democrazia e la situazione del movimento per i diritti umani in Cina si sono riunite a l’Aja, dove in modo ampio si sono scambiate informazioni ed opinioni sulla Cina storica e quella attuale. Tra i molti argomenti trattati, hanno raggiunto un accordo di base su due grandi temi.

1. Il Crollo della Borsa è stato il risultato inevitabile della catastrofe della democrazia e dei diritti umani in Cina

Da quando Xi Jinping è salito al potere, sta portando avanti un nuovo tentativo di alzare la bandiera insanguinata di Mao Zedong che ha provocato la morte di decine di milioni di cinesi (1960-1962), e la sofferenza di più di un centinaio di milioni di persone a causa della persecuzione politica (Campagna contro la destra, Rivoluzione Culturale). Xi Jinping ha aumentato la persecuzione politica contro coloro che difendono i diritti umani e contro i dissidenti politici. Ha rilanciato il centralismo economico, usando l’economia come fondamento di una tirannia politica autocratica.

La politica economica del nuovo governo di Xi è basata sul combattere e saccheggiare le imprese private, e sostenere e ampliare le cosiddette “imprese di proprietà statale” – in realtà un gruppo di imprese private appartenenti ai gruppi di interesse legati a coloro che detengono il potere. In queste imprese, chi detiene il potere controlla tutta la dirigenza e l’amministrazione dei diritti, in particolare i diritti del personale; quindi chi detiene il potere permette ai membri di questi gruppi di interesse e ai loro parenti di rovinare i profitti aziendali e mangiare la ricchezza delle persone in vari modi.

Queste “imprese di proprietà statale” sotto il controllo di gruppi di interesse sfruttano i propri lavoratori, ma allo stesso tempo ricevono sussidi dallo Stato, mentre le persone al potere godono dei profitti. Così vediamo il fenomeno delle imprese statali “con caratteristiche cinesi”: i proprietari di queste imprese statali e i loro parenti diventano milionari e miliardari, ma le imprese subiscono ogni anno perdite consistenti.

Come si sostiene questo tipo di imprese? Il sangue e il sudore dei lavoratori vengono drenati, mentre il Paese non ha tutti quei soldi necessari a riempire in maniera illimitata i buchi neri finanziari da loro creati. Pertanto, le autorità si sono dedicate a nuove tattiche: prendono i soldi dai piccoli azionisti, come alternativa alla trasfusione nelle imprese stesse.

Negli ultimi anni, l’economia cinese ha iniziato un declino. In circostanze normali, il mercato azionario dovrebbe essere debole. Tuttavia, a causa della manipolazione del governo cinese, tutti i media ufficiali hanno gonfiato il mercato per attirare gli investitori con l’inganno, e questo ha creato un mercato azionario cinese che agisce come una mucca pazza continuamente impegnata a crescere nella deformità. Infine, nel luglio di quest’anno [2015 ndt], il mercato azionario è crollato in una valanga che ha fatto perdere più di 30 punti percentuali.

Nel mese di agosto, ha perso di nuovo oltre il 23 per cento. Poi il governo cinese è giunto al “salvataggio”, gettando nel mucchio un sacco di fondi statali per cercare il rimbalzo del mercato azionario. In realtà ha acquistato i titoli quando il mercato era basso e si è sbarazzato di loro quando il mercato è cresciuto. Proprio questa onda è costata tantissimo a molti azionisti, che hanno perso tutto e sono andati in bancarotta mentre il governo cinese ha spazzato via diverse migliaia di miliardi di fondi degli investitori.

Dato che il governo cinese aveva speso una tale enorme quantità di denaro, arrivando a utilizzare persino i fondi di assicurazione sociale, era evidente che la valuta cinese si sarebbe svalutata a causa di questo crollo del mercato azionario. E la prima reazione è stata l’aumento dei prezzi, ovvero un trapianto delle perdite economiche su tutto il popolo cinese.

In questo Paese senza democrazia e diritti umani, non c’è trasparenza nelle azioni di governo. Dopo il crollo del mercato azionario, il governo cinese ha ordinato ai mezzi di informazione di non associare l’incidente al governo nel corso delle discussioni sul mercato azionario. Questo disastro del mercato azionario è stato del tutto provocato dal governo, manipolato dal governo, con lo scopo di aumentare il profitto del governo; eppure è stato vietato agli azionisti di chiedere: “Che tipo di ruolo ha giocato il governo cinese?” oppure “Come si fa a salvaguardare i diritti legali degli azionisti?”.

Senza democrazia e diritti umani, la gente comune sarà “schiava e bancomat” dei gruppi di interesse che questo governo rappresenta. Senza democrazia, non c’è modo di poter sradicare questi gruppi di interesse che diventano super-ricchi mentre schiavizzano il popolo. Senza diritti umani, i diritti legali di tutti i cinesi non possono essere salvaguardati.

I partecipanti del seminario internazionale, alla luce di tutto questo, convengono che promuovere la democrazia e i diritti umani in Cina è la necessità fondamentale per ottenere la salvaguardia degli interessi di tutto il popolo cinese, tra cui tutti gli azionisti, e per consentire uno sviluppo stabile e sano per l’economia cinese.

2. Le controversie territoriali e la nazionalità sono spade a doppio taglio che il governo usa per re-indirizzare i conflitti interni in Cina

La cricca autoritaria cinese sta portando l’economia cinese fuori strada con disastri di vario tipo: economico, finanziario, ambientale etc. Di conseguenza il popolo cinese vuole un cambiamento, e la rabbia dell’opinione pubblica è sempre più forte e sempre più a livello nazionale. La violenza e la furia di chi presenta petizioni a Pechino si sono intensificate a tal punto che i conflitti sociali hanno raggiunto un livello senza precedenti nella storia cinese. Il governo cinese deve spendere sempre più per “mantenere la stabilità” che per la difesa nazionale, perché ha capito che 1,3 miliardi di cinesi sono più pericolosi delle nazioni ostili.

Per mantenere il suo potere il governo cinese usa ogni mezzo per incitare il sentimento nazionalista, cercando di deviare la rabbia del popolo cinese contro altre nazionalità e alimentando così le cosiddette questioni delle “minoranze” all’interno della Cina, oltre che le dispute territoriali e marittime con altri Paesi al di fuori della Cina.

Se la Cina fosse un Paese governato dalla democrazia e dai diritti umani, allora tutte le aree all’interno della Cina – vale a dire tutte le regioni Han, quella tibetana, uighura, dei gruppi etnici mongoli e altri ancora – avrebbero elezioni dirette per a ogni livello di rappresentanza in regioni, province, città, distretti e così via, in un modello di autogoverno del popolo stesso. Vale a dire che in una Cina democratica, tutte le regioni dovrebbero essere autonome; non solo le cinque “regioni autonome” definite tali dal governo comunista.

In un simile ambiente di totale autonomia ogni regione è uguale all’altra, con scambi economici di pari livello. Non ci sarebbero conflitti enormi di interessi tra le diverse etnie, proprio come avviene oggi nell’Unione Europea. Tuttavia, in un Cina autoritaria, ciascun livello di governo è autoritario come la vetta. Le persone non sono del tutto in grado di governarsi. Tutti gli abitanti della Cina soffrono per la repressione politica e lo sfruttamento economico del regime di Pechino. Questa situazione diventa un focolaio in grado di generare conflitti etnici.

Il governo cinese produce e utilizza tali conflitti etnici per incitare negli han [l’etnia maggioritaria ndt] un sentimento nazionalista, e guida gli han nel trasferire verso le altre etnie la rabbia che gli han covano contro il governo cinese. In questo modo, il governo ha approfondito le divisioni tra le diverse nazionalità. Mentre il governo cinese produce separatismi etnici, accusa le élite etniche che cercano democrazia e diritti umani di “lavorare per il separatismo etnico”. Sotto questo regime, tali conflitti etnici saranno sempre più profondi, impossibili da sanare per generazioni.

Per quanto riguarda il territorio d’oltremare, dovremmo trattare il conflitto in modo razionale. Sotto una premessa generale di uguaglianza, mutuo vantaggio, equità e democrazia, negoziare le questioni relative agli insediamenti garantirà la pace sui confini. E questo perché solo in un ambiente tranquillo l’economia cinese e i suoi scambi economici con l’estero possono avere uno sviluppo sicuro. Ma il governo cinese usa lo stesso tipo di tattiche per ingannare il popolo, creando dei nemici nella mente del popolo cinese e quindi guidando la loro rabbia verso l’estero.

Senza la democrazia e i diritti umani in Cina e nei Paesi limitrofi, è impossibile pensare di risolvere in maniera pacifica le controversie di confine tra le nazioni: si può anche arrivare alla guerra. I cittadini cinesi ordinari diverranno carne da cannone nelle mani della cricca dirigente cinese e moriranno innocenti. Facciamo un esempio. Dal 1950 al 1970 la Cina ha fornito grande aiuto al Vietnam, arrivando a inviare soldati cinesi [in Vietnam ndt] per diventare carne da cannone alla mercé della cricca comunista e autoritaria di quel Paese.

All’improvviso, e nonostante tutto questo, nel 1979 il governo cinese ha provocato una guerra sino-vietnamita e costretto i soldati cinesi a diventare carne da macello al confine tra Cina e Vietnam. Subito dopo, il governo cinese e il governi comunista vietnamita si sono messi a brindare l’uno alla salute dell’altro per festeggiare l’amicizia tra i due Partiti comunisti, come se nulla fosse accaduto.

I partecipanti del seminario internazionale, alla luce di tutto questo, convengono sulla piena comprensione dei sentimenti patriottici del popolo cinese. Ma siamo assolutamente contro il governo cinese che sta cercando di portare i cinesi lungo la stretta strada del nazionalismo di stampo nazista, in modo da deviare i conflitti sociali interni alla Cina. Lo scopo del governo comunista è quello di mantenere il suo regime e salvaguardare gli interessi illegali dei suoi gruppi di interesse.

Solo attraverso la promozione della democrazia e dei diritti umani in Cina, ci sarà la possibilità di mitigare e risolvere i conflitti etnici e le dispute territoriali con i Paesi vicini, al fine di evitare la guerra e lo spargimento di sangue; solo con la democrazia e i diritti umani si potrà raggiungere la convivenza pacifica tra i gruppi etnici all’interno della Cina, così come con i Paesi vicini. Solo con la democrazia e i diritti umani si potrà promuovere la pace e lo sviluppo economico stabile in Cina e in Asia.

Asia News,31/08/2015

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