Cina, il nuovo “Asso piglia tutto” globale

In aprile, la marina militare cinese minacciosamente schierò una flotta di ben 10 navi da guerra proprio di fronte alla costa giapponese. Nel cielo ronzavano inoltre i suoi nuovi, potenti ed ipertecnologici elicotteri. Nel paese del Sol levante immediatamente scattò la massima allerta. A Tokio qualcuno già temeva un nuovo possibile conflitto con gli storici rivali del continente asiatico. Nel mese di luglio ancora, il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi  ha affermato con rabbia che il suo paese considera sue alcune isolette della regione (oggi sotto amministrazione giapponese) ed il clima tra i due paesi è tornato ad essere incandescente. Oltre ai due contendenti, anche gli USA (storico alleato dal 1945 del Giappone) ed oggi fondamentale partner economico dei cinesi, hanno temuto che la situazione potesse, in qualche modo, precipitare.

LA CINA VISTA DI PROFILO – Nel frattempo ci sono stati altri incidenti, come lo scontro tra un peschereccio cinese e l’arresto del suo equipaggio da parte di due navi della Guardia costiera nipponica con tanto di successiva furiosa reazione di Pechino.  Al di là del fatto contingente, l’atteggiamento cinese sembra essere mutato. Anche su altre vicende, del resto. Si è passati dal basso profilo tenuto nell’ultimo decennio persino in sede ONU, teso soprattutto a non surriscaldare troppo il clima con gli “amici-nemici” americani, ad una sempre più accesa campagna smaccatamente sciovinista. E nel mirino, questa volta, sembra proprio esserci finita l’Amministrazione americana.

IN CINESE BUSINESS SI DICE BUSINESS – Il low-profile cinese, tuttavia, in questi anni, ha dato i suoi frutti facendo raccogliere a Pechino un’enorme influenza geopolitica per il globo. Si pensi, per esempio, all’Afghanistan, dove le truppe americane hanno combattuto per quasi un decennio, in cui sono stati spesi e sprecati miliardi di dollari di aiuti americani, per poi vedere una società cinese aggiudicarsi i diritti per sfruttare una dei più grandi depositi di rame del mondo. Anche se le truppe americane non proteggono direttamente i minatori, lo fanno le truppe afghane, addestrate ed armate dagli americani. Oggi, per le strade di Kabul non dirado si vedono ingegneri ed uomini d’affari cinesi che offrono posti di lavoro. Da parte loro, i cinesi hanno pagato un prezzo molto alto per l’estrazione del rame ed accaparrarsi i diritti. Il rischio agli stessi americani deve essere parso molto alto. Ma se il gioco varrà la candela, un giorno la guerra di “civiltà” contro i talebani voluta da George W. Bush e proseguita da Barack Obama, potrebbe essere ricordata come la guerra che ha spianato la strada per la dominazione cinese dell’Afghanistan. E gli affari cinesi – spesso a discapito di quelli americani – oggi sono un po’ ovunque. Persino nell’Iraq del post Saddam Hussein. Abbattuto il sanguinario dittatore dagli americani, mentre un giorno sì e l’altro pure per le strade di Bagdad esplode un’autobomba piazzata da qualche fanatico islamico, le compagnie petrolifere cinesi hanno acquisito una fetta importante del patrimonio petrolifero iracheno soffiando da sotto al naso molti affari ai loro omologhi americani. In Pakistan, dove non si contano i miliardi di dollari americani spesi in aiuti militari al governo di Islamabad nel tentativo – più che vano, almeno finora – di tenere a bada i talebani, la Cina ha istituito una zona di libero scambio e sta investendo pesantemente nel settore dell’energia e delle infrastrutture.

FIUTO PER GLI AFFARI E FURBIZIA – Fossimo a Napoli, ci varrebbe da citare il celebre “Ca’ nisciuno è fesso”. La Cina finora ha trovato assai redditizio stare fuori da altri tipi di conflitti. Mentre gli europei e gli americani stanno riversando enormi quantità di denaro pubblico e privato su progetti basati sulle energie rinnovabili, in particolare l’energia solare ed eolica, sperando di ridurre – almeno in parte – così la loro dipendenza energetica e l’immensa quota di inquinamento da combustibile fossile, magari per prevenire il cambiamento climatico che in molti, peraltro, già reputano in atto, la Cina, al contrario, sta costruendo nuovi e potentissimi impianti a carbone: in media, uno ogni 10 giorni o giù di lì.   Cina, il nuovo Asso piglia tutto globale. Allo stesso tempo, però, La Cina sta sfruttando le sovvenzioni pagate dagli stessi governi occidentali che mirano a voler far ridurre al gigante asiatico il suo smodato impiego di energie tradizionali da combustibile fossile. Proprio questi finanziamenti a fine ecologico stanno facendo in modo che già oggi ben tre società cinesi si collocano tra i primi 10 produttori di turbine eoliche del mondo. Turbine per lo più vendute proprio in occidente. Quando si dice oltre al danno pure la beffa! E non finisce qui. Quasi di nascosto e senza dare troppo nell’occhio, i cinesi hanno anche conquistato il mercato dei “metalli delle terre rare”, minerali inusuali dai nomi misconosciuti come il promezio o l’itterbio. Si tratta di metalli fondamentali, largamente usati per la produzione di telefoni cellulari, laser e computer – per non parlare di auto ibride, pannelli solari e delle turbine eoliche, appunto. Sebbene la Cina non controlla riserve mondiali di questi elementi, alcuni dei quali non sono poi così rare, l’estrazione mineraria, grazie all’alta intensità di lavoro e la produzione a basso costo con bassi standard salariali, in poco tempo ha relegato nelle mani del paese asiatico il controllo del 99% della fornitura mondiale di alcuni di questi elementi. E proprio questo monopolio comincia a far preoccupare più di un governo. In un certo senso torniamo al punto di partenza di questo articolo. La scorsa settimana, è stato riferito che la Cina aveva smesso di spedizione sue forniture di metalli rari in Giappone come rappresaglia per l’arresto di quel pescatore cinese. Le forniture dopo qualche giorno, sono riprese ma la preoccupazione per lo strapotere cinese, per di più in settori tanto delicati, sta spaventando in molti e non solo tra i governati del mondo.

Fonte: Giornalettismo.com, 4 ottobre 2010

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