Cina, il governo vieta le cure mediche all’avvocato dissidente Gao Zhisheng.

L’uomo, che ha passato già diversi anni in carcere, ha perso i denti per le torture subite in carcere. Nonostante sia stato rilasciato nel 2014, vive ancora ai domiciliari. I poliziotti che lo hanno fermato “non sapevano neanche perché fossero in casa mia per impedirmi di viaggiare”.

Pechino – Il governo cinese ha impedito all’avvocato dissidente Gao Zhisheng di farsi curare i denti, perduti per le torture subite in carcere. Nonostante sia stato rilasciato nel 2014 dopo anni di galera, Gao vive oggi in uno stato di detenzione domiciliare di fatto. “La parte più assurda di questa storia – scrive lo stesso avvocato in una lettera inviata al sito ChinaAid – è che gli agenti che mi hanno impedito di partire non sapevano neanche perché fossero in casa mia”.

Lo scorso 10 novembre, tre uomini della sicurezza statale hanno bloccato Gao in casa. Il dissidente aveva progettato un viaggio verso Xian, capitale della provincia dello Shaanxi, per visitare un dentista. Gli agenti hanno dichiarato di essere lì per “motivi di sicurezza nazionale” e hanno minacciato l’uomo di ritorsioni se si fosse messo in viaggio. Gao, che ha perso i denti nel 2009 per le violenze ricevute in carcere, ha scelto di rimanere in casa.

Gao Zhisheng è uno degli avvocati per i diritti umani più stimati in Cina, e per un lungo periodo – prima della sua conversione al cristianesimo – è stato fra i “Dieci avvocati migliori del Paese” scelti dal Partito comunista. Dopo questa prima fase di successo della sua vita, nel 2005 si impegna per raccogliere un lungo dossier sulla persecuzione dei cristiani non ufficiali e dei membri del Falun Gong. Commosso da queste testimonianze, Gao abbraccia la fede cristiana. Da allora inizia a perorare in maniera gratuita i fedeli perseguitati, le congregazioni e le chiese cui vengono rubati terreni e proprietà, e per questo finisce nel mirino delle autorità.

Per alcuni anni è vittima di boicottaggi e minacce fisiche. Nel dicembre 2006 viene condannato a 3 anni di reclusione, con sospensione dall’esercizio della professione per cinque anni, con l’accusa di “incitamento alla sovversione”. In un primo momento gli viene concesso di ritornare a casa, ma è di fatto agli arresti domiciliari illegali insieme alla moglie e ai figli. Nel 2009 la sua famiglia riesce a fuggire dalla Cina a causa delle continue vessazioni da parte delle autorità

Il 4 febbraio 2009 la polizia prende Gao Zhisheng dalla sua abitazione. Per oltre un anno non si hanno sue notizie fino a quando, alla fine del marzo 2010, rilascia un’intervista in cui descrive la sua odissea, comprese le torture subite. Denuncia di essere stato picchiato così violentemente che una volta “per quarantotto ore la mia vita è rimasta appesa a un filo”. Pochi giorni dopo l’intervista, scompare di nuovo. Nel dicembre 2011, a distanza di venti mesi, gli organi di stampa statali annunciano che è stato incarcerato per aver violato le condizioni previste dalla sospensione della sua condanna. Gao Zhisheng è stato rilasciato nell’agosto del 2014 dopo tre anni di prigionia, ma da allora vive ai domiciliari.

AsiaNews,14/11/2014

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