Cina, il cadmio avvelena e uccide nell’Hunan

A Liuyang, nella provincia cinese dell’Hunan, 509 abitanti si sono ammalati a causa di un inquinamento da cadmio causato dall’impianto chimico Changsha Xianghe che aveva già ricevuto l’ordine di chiudere lo scorso aprile. La fabbrica, che sorge a pochi passi da una scuola elementare, dall’università e dai licei di  Liuyang, una città famosa per la produzione di fuochi d’artificio, è entrata in funzione solo dal 2003 e produce soprattutto solfato di zinco.

A maggio ed a giugno, dopo la morte di due persone, nell’area intorno alla fabbrica si è scatenato un vero e proprio panico quando le autorità sanitarie locali hanno finalmente spiegato che i decessi e le malattie erano dovuti alla presenza di cadmio nell’ambiente. Il cadmio è cancerogeno, danneggia fegato, polmoni, reni, cervello, ossa, sistema nervoso e immunologico.

I contadini e i residenti della zona protestano dal 2007 chiedendo un’inchiesta municipale sull’inquinamento provocato dall’impianto e sono scesi più volte in piazza per reclamare la chiusura della fabbrica. All’ultima protesta del 30 luglio hanno partecipato più di mille persone e dopo la manifestazione due funzionari municipali addetti all’ambiente sono stati sospesi dalle loro funzioni ed è stato arrestato il proprietario dell’impianto, Luo Xiangping.

Secondo l’agenzia missionaria Asia News le cose sarebbero molto più gravi, riferendo le proteste della gente  sottolinea che «Almeno 5 persone sono morte per avvelenamento da metalli e centinaia sono malate; che questo avvelenamento è incurabile; che sono contaminati e inadatti all’agricoltura tutti i campi della zona, unica loro fonte di sostentamento. I 4mila abitanti di Shuangqiao dicono che le loro terre saranno avvelenate per almeno 60 anni e chiedono fatti concreti e immediati: cure mediche e nuova terra da coltivare». E’ evidente che, come spesso accade in Cina dove il partito comunista tutto controlla, se una fabbrica “chiusa” continua a spandere veleni qualcuno ha unto (e molto) le ruote giuste.

Su Xinhua  Zhou Mengde, il responsabile dell’inchiesta avviata, ha detto che «Il governo ha offerto esami sanitari gratuiti all’insieme delle 2.888 persone abitanti entro un raggio di 1.200 metri dall’impianto. Le analisi delle urine hanno mostrato un tasso eccessivo di cadmio in  509 di loro. 33 malati hanno dovuto essere ospedalizzati. La municipalità prenderà in carico le loro spese mediche. Dal 3 luglio il governo sovviene ai bisogni quotidiani degli abitanti dei villaggi, ma le misure specifiche di compensazione saranno rese pubbliche più tardi».

Secondo Asia News «Il governo locale dice che ha pagato a circa 12mila persone della zona un sussidio quotidiano tra gli 8 e i 12 yuan (tra 80 centesimi e 1,2 euro circa), ma che il sussidio termina oggi» e molti assicurano di non aver visto nemmeno uno degli yuan promessi..

Insomma, a quanto traspare dalle parole del funzionario cinese, gli ammalati e le famiglie dei morti da inquinamento dovrebbero essere grate per le cure mediche e le analisi gratuite ad una municipalità corrotta che ha venduto la loro salute e al governo centrale per gli aiuti a gente che probabilmente non potrà per molto tempo cibarsi di quel che produce la loro terra. Quali saranno (e se ci saranno) i risarcimenti da parte degli imprenditori criminali, che prima hanno sparso veleno in giro per 6 anni e poi sono riusciti a tenere aperta una fabbrica che aveva avuto l’ordine di chiudere da uno dei governi più autoritari del pianeta, invece, non è dato saperlo…

Fonte: GreenReport, 4 agosto 2009

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