Cina, il business dei single vale centinaia di milioni

Nel Paese del Dragone vivono 200 milioni di single e di questi oltre 60 milioni hanno meno di 30 anni. Sono il risultato della “politica del figlio unico” e oggi animano un settore commerciale ricchissimo: dai social alle agenzie, passando per le “donne ologramma” e i “villaggi degli scapoli”.

Un business particolare sta fiorendo in Cina: quello dei single. Nel Paese del Dragone, gran parte degli affari legati ai cuori solitari gira intorno a un sito di nome Baihe. A noi non dice nulla, ma entro i confini del fu Celeste Impero (dove, ricordiamo, Facebook non esiste) è noto a tutti. Si tratta infatti della più grande piattaforma online riservata a chi cerca qualcuno da sposare, una realtà che oggi conta 300 milioni di iscritti e circa 3mila dipendenti con il delicato compito di proporre gli accoppiamenti.

Nel complesso, il fatturato di questo settore è a otto zeri: centinaia di milioni di dollari. Ma com’è possibile che in Cina, per antonomasia il Paese più popoloso al mondo, le persone abbiano tante difficoltà a trovare un partner? Sembra solo un fenomeno di costume, ma non lo è. Il boom dei single è allo stesso tempo conseguenza e causa di quello economico, ma la sua vera origine è in un lunghissimo esperimento sociale portato avanti dal regime di Pechino.

LA POLITICA DEL FIGLIO UNICO

I circa 200 milioni di single che oggi popolano la Cina – di cui 66 milioni sotto i 30 anni – sono in buona parte frutto della “politica del figlio unico”, inaugurata nel 1979 dal Partito Comunista e durata ben 35 anni. Potendo avere un solo figlio, molte famiglie hanno scelto di tenere i maschi e di abortire o lasciar morire le femmine, producendo così uno squilibrio fra i sessi che adesso crea non pochi problemi. Ogni 114 uomini, in Cina ci sono 100 donne. In tutto, i maschi sono 30 milioni più delle femmine. Non solo: questo sbilanciamento si innesta su un contesto sociale in cui l’aumento del benessere economico avvenuto negli ultimi decenni ha reso le persone mediamente più selettive e meno inclini ai compromessi richiesti dalla vita di coppia. Premesse difficili per un Paese in cui invecchiare senza essere sposati comporta spesso l’emarginazione sociale.

LE SPESE PAZZE DEI RICCHI PER LA “SPOSA PERFETTA”

Così, negli anni, i servizi pensati per facilitare la ricerca del partner hanno fatto fortuna. Oltre a Baihe, una delle aziende più importanti in questo settore è Diamond Love, un’agenzia con 5 milioni di iscritti che promette ai clienti più facoltosi di trovare loro la sposa perfetta: è sufficiente sborsare 15mila dollari al mese.

Sembra una cifra astronomica per chi è abituato a realtà occidentali come Tinder o Meetic, ma fra i ricchi cinesi c’è chi è in grado di spendere centinaia di migliaia di dollari nella ricerca della moglie. In questi casi, il più delle volte l’attenzione non si concentra sulla compatibilità personale, quanto sul valore simbolico (e materiale) attributo alla donna, che diventa status symbol, specchio della ricchezza del marito.

I “VILLAGGI DEGLI SCAPOLI”

Chi invece non dispone di mezzi economici così ingenti può recarsi in uno dei cosiddetti “villaggi degli scapoli”, dove confluiscono donne-spose dalla Cambogia e dalla Corea del Nord. Non a caso, secondo le Nazioni Unite negli ultimi anni si è registrato in incremento del traffico di esseri umani nelle zone rurali della Cina.

LE MOGLI-OLOGRAMMA

A offrire altre soluzioni – stavolta, per fortuna, rispettose dei diritti umani – ci pensa la tecnologia. La startup giapponese Couger ha prodotto una vera e propria ragazza virtuale. Si chiama Rachel ed è un ologramma basato sull’intelligenza artificiale. Non servono cuffie né cavetti: Rachel compare in realtà aumentata sullo schermo del computer o su quello dello smartphone.

Anche Azumi Hikari è un ologramma, ma la sua immagine viene proiettata in un tubo trasparente alto qualche decina di centimetri. Oltre a svolgere le mansioni di un assistente virtuale domestico – ad esempio, sa accendere e spegnere le luci di casa – tiene compagnia agli utenti mandando loro una serie di messaggi durante la giornata. Costa più di 2.700 dollari.

LE “DONNE AVANZATE”

Dall’altra parte della barricata ci sono le cosiddette “donne avanzate”, ossia le cinesi in carne e ossa rimaste senza marito oltre i 27 anni di età. Non importa che abbiano un appartamento di lusso o un’automobile potente: se non hanno un marito, sono pubblicamente riconosciute come “avanzi”. Un vero e proprio insulto incoraggiato dal governo stesso per spingere le donne a riprodursi. Il motivo? Dopo tre decenni e mezzo di figli unici, il Paese più popoloso del mondo ha bisogno di bambini per garantire il futuro della propria economia.

First online,16/08/2018

 

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