CINA. Hong Kong, librai scomparsi: gli Usa chiedono chiarimenti

Gli Stati Uniti hanno chiesto spiegazioni alla Cina in merito alla situazione dei cinque librai di Hong Kong scomparsi lo scorso ottobre.

John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato USA, ha espresso la preoccupazione di Washington in un comunicato da cui trapelano seri interrogativi in merito all’impegno di Pechino al rispetto dell’autonomia di Hong Kong, nonché dei diritti e delle libertà fondamentali dei suoi abitanti. “Invitiamo la Cina a chiarire lo stato attuale di tutti e cinque gli individui e le circostanze della loro scomparsa”, ha dichiarato lo stesso John Kirby alla stampa.

La risposta del Partito Comunista è arrivata puntuale per il tramite del Ministro degli Esteri Lu Kang, che ha definito “inappropriato” il commento di Washington sugli affari interni della Cina. “Gli abitanti di Hong Kong hanno pieni diritti e libertà nel rispetto della legge”.

Oggi si aggiunge un nuovo capitolo al (sospetto) caso dei cinque librai di Hong Kong scomparsi in circostanze misteriose nell’ottobre 2015. Secondo i più, i librai sarebbero stati condotti con la forza in territorio cinese dagli agenti del Governo, dove sarebbero tutt’ora trattenuti.

Il motivo: i cinque uomini sono legati alla casa editrice Mighty Current, nota ad Hong Kong per essere specializzata in pubblicazioni di critica al Partito Comunista Cinese. Due di loro, Gui Minhai e Lee Bo, erano in procinto di pubblicare un libro sulla vita privata di Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Al momento sono poche le notizie trapelate in merito alla condizione dei cinque. La moglie di Lee Bo, uno dei tre azionisti della Mighty Current, ha dichiarato di aver fatto visita al marito lo scorso 23 gennaio, assicurando il suo buono stato di salute e chiarendo la sua presenza in Cina a causa della partecipazione in un’investigazione in cui recita il ruolo di testimone.

Gui Minhai, maggiore azionista della casa editrice, apparve il 17 gennaio sull’emittente televisiva controllata dal Governo CCTV in un’intervista in cui dichiarava di essersi volontariamente consegnato alle autorità per un caso di guida in stato di ubriachezza risalente a più di dieci anni fa.

Non ci sono notizie sulla condizione degli altri quattro collaboratori, ma si ritiene che siano tutt’ora trattenuti in territorio cinese.

Le sparizioni hanno alimentato i timori della comunità internazionale in merito ai rapporti tra Cina e Hong Kong, paventando la possibilità che Pechino stia manovrando con l’obiettivo di erodere il sistema “un paese, due sistemi” che unisce Hong Kong alla Repubblica Popolare a partire dal 1997, anno in cui si concluse il dominio britannico. Per il momento le autorità cinesi non si sono sbilanciate in commenti sull’accaduto, né hanno rilasciato dichiarazioni sulle responsabilità di Pechino.

Notizie Geopolitiche,02/02/2016

English article,The Guardian:

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