CINA-Heilongjiang: donna di Mudanjiang costretta a letto dopo tredici anni di reclusione e torture

Dopo aver trascorso tredici anni in prigione ed essere stata sottoposta a tortura incessante, Chen Jinfeng, residente nella città di Mudanjiang in provincia dell’Heilongjiang, ha accusato un rapido declino della salute ed è adesso costretta a letto.

Da quando nel 1999 il regime comunista ha lanciato la spietata persecuzione contro la pratica del Falun Gong, la donna, di sessantotto anni, è stata condannata al carcere tre volte per la sua fede.

Dopo essere stata rilasciata nell’aprile 2015 dalla sua ultima condanna a sei anni di reclusione, le sue condizioni sono presto deteriorate, e poiché ha perso forza nella schiena e nelle gambe, non è più riuscita a stare in piedi e camminare. Inoltre vomita ogni volta che mangia, le sono caduti diversi denti e la sua memoria sta svanendo.

La persecuzione e le torture subite hanno gravato pesantemente sulla sua salute.

Tortura implacabile

Chen ha raccontato al corrispondente Minghui che poiché durante il suo ultimo arresto nel 2009 ha rifiutato di indossare l’uniforme del centro di detenzione, una guardia l’ha presa a calci in testa finché non ha perso conoscenza, e in un’altra circostanza un secondino l’ha colpita al cuore con il gomito, provocandole un intenso dolore al petto e difficoltà di respirazione.

Nel 2009, dopo quattro mesi di reclusione, è stata segretamente condannata a sei anni di carcere dal tribunale distrettuale di Aimin, al termine di un’udienza che si è tenuta in un’aula improvvisata all’interno del centro di detenzione. Il 29 aprile 2015 dopo aver scontato la sua condanna nella prigione femminile di Harbin, è stata infine rilasciata.

Durante l’interrogatorio a seguito di un precedente arresto nel 2003, avvenuto perché aveva affisso dei manifesti riportanti informazioni sulla persecuzione, la polizia l’ha alimentata con l’olio di senape, le ha avvolto la testa in un sacchetto di plastica e l’ha quasi soffocata. Gli agenti hanno ripetuto questa tortura diverse volte e di conseguenza la donna ha poi accusato un intenso dolore interno.

Ricostruzione della tortura: Avvolgere un sacchetto di plastica intorno alla testa

I poliziotti hanno poi tentato di costringerla a fornirgli informazioni su altri praticanti del Falun Gong, ma dopo il suo rifiuto le torture sono aumentate. Mentre alcuni poliziotti l’hanno legata a una sedia e poi le hanno tirato le braccia in direzioni diverse, un altro agente le ha ustionato le mani con un bastone elettrico, facendole perdere conoscenza.

Quando si è ripresa, la polizia ha continuato a torturarla: un ufficiale le ha riempito le braccia di ematomi, colpendole con il taglio della mano, fino al punto che la donna non riusciva più a sollevarle.

Dopo essere stata portata nel centro di detenzione, ha avuto difficoltà a mangiare e a sdraiarsi, e infine ha contratto la scabbia. Nondimeno, invece di essere portarla in ospedale per le cure, è stata legata per giorni su un letto con braccia e gambe divaricate, e perciò le sue condizioni sono rapidamente peggiorate.

Il 4 settembre 2004, dopo diciotto mesi di detenzione, è stata condannata a cinque anni di carcere, e dopo il trasferimento ha continuato a essere torturata.

Quando nel 2008 è stata rilasciata, era sull’orlo della morte.

Ripetuti arresti e due anni di lavori forzati

Le torture nei confronti di Chen sono iniziate subito dopo l’inizio della persecuzione nel 1999. Tra il 2000 e il 2001 è stata più volte arrestata e ha subito il saccheggio della sua casa, per aver parlato alla gente del Falun Gong.

Dopo essere stata arrestata nell’ottobre del 2000 per essere andata a Pechino ad appellarsi in favore del Falun Gong, la polizia l’ha costretta a rimanere piegata per sei ore e nel frattempo le calpestava le mani. Gli agenti le hanno anche estorto migliaia di yuan, che hanno poi speso per le loro vacanze personali.

Durante il Capodanno cinese del 2001 la donna è stata arrestata di nuovo e inviata in un campo di lavoro forzato per due anni. Dopo essere tornata a casa, nell’ottobre del 2002, la polizia ha tentato di mandarla in un centro per il lavaggio del cervello, ma poiché ha protestato, alla fine l’hanno lasciata andare.

Oltre alla detenzione e alle torture subite negli anni, il suo datore di lavoro, la Forestry Radio and Television University di Mudanjiang, l’ha licenziata e ha trattenuto la sua liquidazione – azione in linea con la politica persecutoria ordinata dall’ex capo del Partito Comunista Jiang Zemin, che prevede di distruggere economicamente i praticanti.

Mentre era in carcere suo figlio ha lottato per vivere da solo ed era malnutrito. Sebbene l’università gli avesse suggerito di prendere un congedo per malattia, ha continuato a frequentare le lezioni e ha svolto lavori occasionali per mantenersi. Tuttavia, a causa della mancanza di sostegno finanziario, alla fine si è ritirato e non ha più terminato gli studi.

Minghui.org,22/07/2018

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