Cina, G per Vendetta

di Mauro Vecchio

Il sito del quotidiano di stato accusa Google di aver usato la scusa del malware per bloccare l’indicizzazione. Il vero scopo di BigG era distogliere gli utenti dalle critiche mosse verso Book Search.

Roma – Che il governo cinese non nutra una troppo profonda stima nei confronti di Google è cosa nota, risaputa. C’è tuttavia un aggiornamento piuttosto sorprendente all’interno dei burrascosi rapporti tra Pechino e Mountain View: People‘s Daily, il principale quotidiano gestito dal Partito Comunista Cinese, ha annunciato che BigG ha ottenuto una vendetta, una vendetta ingiusta e maligna.

Il sito web di People‘s Daily presenta una sezione dedicata ai libri che ha recentemente dato ampio spazio al controverso progetto di Google Book Search, accusato sostanzialmente di aver digitalizzato quasi 20mila testi cinesi senza autorizzazione. “Biblioteca di Google, angelo o diavolo?”, ha intitolato uno dei pezzi pubblicati in alto nella sezione. Ebbene, secondo il sito del quotidiano di stato, BigG avrebbe cercato in maniera scorretta di distogliere gli occhi degli utenti dalle critiche mosse dal quotidiano. Una vendetta consumatasi in un modo particolare.

“I risultati di ricerca di Google relativi al nostro sito hanno avvisato gli utenti che questo avrebbe potuto contenere del software dannoso per il computer – ha spiegato Pan Jian, responsabile della sezione libri di People‘s Daily – Abbiamo ricevuto parecchie lamentele da parte di utenti impossibilitati ad accedere al sito via Google”. E cosa hanno subito pensato i cinesi? Che BigG avrebbe volontariamente bloccato l’indicizzazione del sito con la banale scusa di un malware, mascherando invece la reale intenzione di censurare i contenuti provocatori della sezione.

“Questa cosa è assolutamente priva di fondamento – ha risposto Cui Jin, portavoce di Google – basta pensare al fatto che gli avvisi relativi ai malware sono generati da software che funzionano in automatico, senza alcuna interferenza da parte degli umani”. Pronto a controbattere, Pan Jian ha dichiarato che i tecnici cinesi non avrebbero trovato nulla di strano nel sito e che il motore di ricerca Baidu non avrebbe restituito un avviso del genere. Ancora Cui Jin: forse Baidu viene monitorato da un altro software di screening.

Sembra ora che l’accesso al sito di People‘s Daily sia tornato a disposizione di tutti, lasciando dietro di sé la solita coda di polemiche. Pechino aveva già bacchettato BigG accusandola di spacciare pornografia attraverso il suo motore di ricerca. Più recentemente, un’associazione di editori locali ha puntato il dito contro Google Books che non avrebbe interpellato anche soltanto uno degli autori cinesi per ottenere un’autorizzazione a procedere con la digitalizzazione delle opere. Da qui, la vendetta maligna, attraverso la censura.

Fonte: Punto Informatico, 30 ottobre 2009

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