Cina, frode fiscale per il maggior istituto di credito controllato dallo Stato

Societa’ domiciliate in paradisi fiscali, doppie identita’, fughe precipitose all’estero e soprattutto denaro, un fiume di denaro: c’e’ di tutto nel processo che si sta celebrando in questi giorni nel Guangdong, la ricca provincia del sud della Cina, per quella che appare come la piu’ imponente frode bancaria mai scoperta nel paese.
Al centro del caso c’e’ la Bank of Communications -uno dei principali istituti di credito cinesi, controllata dallo stato e dalla HSBC- le cui filiali locali avrebbero prestato illegalmente 4,8 miliardi di yuan (circa 700 milioni di dollari, o 488 milioni di euro) a Wang Sheng, ex presidente della Canton Property Investment Ltd. Secondo gli inquirenti, a fornire i prestiti attraverso sussidiarie della Canton Property sarebbe stato Liu Changming, 44 anni, allora presidente della Bank of Communications di Canton, fuggito dalla Cina nel 2007 e attualmente ricercato in tutto il mondo dall’Interpol su segnalazione della polizia cinese. Non e’ andata cosi’ bene al suo compare, Wang: secondo il settimanale economico Caijing il 44enne non e’ solo il presidente della Canton Property, ma sarebbe anche la stessa persona che, sotto il falso nome di Keng Wong, ha domiciliato la societa’ presso le British Virgin Islands, riuscendo poi a quotarla al London Alternative Investment Market. Il titolo e’ stato sospeso nel novembre 2008 dopo che Wang Sheng e il suo alter ego Keng Wong risultavano spariti da due mesi. Stesso uomo d’affari, due nomi diversi, erano stati entrambi arrestati nell’agosto dello stesso anno, anche se le notizie in merito al processo sono filtrate solo la scorsa settimana. Adesso Wang Sheng/Keng Wong, l’uccel di bosco Liu Changming e altri due funzionari della Bank of Communications rischiano la pena di morte, mentre la maggior parte dei prestiti illeciti sembra sparita e il caso potrebbe allargarsi ad altre societa’, per un buco di circa 9 miliardi di yuan. Il caso sembra emblematico dei rischi relativi al credito facile, sul quale molti funzionari cinesi hanno espresso le loro preoccupazioni negli ultimi mesi.

Fonte: Agi, 6 agosto 2009

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