Cina, firmano tutti per liberare il Nobel per la Pace

Si moltiplicano le pressioni internazionali sulla Cina affinché liberi il dissidente cinese Liu Xiaobo e permetta a lui, attualmente rinchiuso in carcere e condannato a 11 anni di prigione per reati politici, di partecipare almeno alla consegna ufficiale del Premio Nobel per la Pace 2010. La cerimonia è prevista a Oslo il prossimo 13 dicembre e al momento le autorità di Pechino non hanno chiarito se neppure la moglie Liu Xia potrà parteciparvi e ritirare il premio. In Italia è stata presentata alla Camera una mozione bipartisan (l’unico gruppo che ha rifiutato di firmarla è la Lega Nord) che chiede al governo italiano di far pressione in tandem con gli altri Paesi dell’Unione Europea su Pechino perchè renda la libertà ai coniugi Liu. Primi firmatari della mozione, che dovrà essere discussa e votata entro il mese di novembre, sono Rosa Vilecco Calipari e Beppe Giulietti del Pd. Il documento è stato sottoscritto, tra gli altri da Margherita Boniver e Antonio Martino del Pdl.Alessandro Ruben, Fabio Granata e Angela Napoli di FuturoeLibertà, Antonio Di Pietro, Massimo Donadi e Fabio Evangelisti dell’Italia dei Valori, Rocco Buttiglione, Roberto Rao, Savino Pezzotta e Bruno Tabacci, Linda Lanzillotta, Roberto Nicco e Daniela Melchiorre. Nella mozione si ricorda che Liu Xiaobo, in carcere dal giugno 2009, è stato per oltre due decenni un grande difensore dell’applicazione  dei diritti umani, ha preso parte alla protesta di Tienanmen nell’89 ed è stato tra i firmatari e i creatori di Charta 08, manifesto per la democrazia in Cina. Come si legge nelle motivazioni del Comitato per il Nobel: “Durante gli ultimi decenni la Cina ha fatto enormi progressi economici, forse unici al mondo, e molte persone sono state sollevate dalla povertà. Il Paese ha raggiunto un nuovo status che implica maggiore responsabilità nella scena internazionale, che riguarda anche i diritti politici. Anche l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu e l’ex presidente della Repubblica Ceca Vaclav Havel, hanno lanciato un appello alle autorità cinesi a liberare il dissidente Liu Xiaobo definendo l’assegnazione a lui del Nobel per la Pace «una opportunità per il governo cinese per aprire una nuova pagina». L’assegnazione del Nobel a Liu Xiaobo «non dovrebbe essere un momento di vergogna o di insulto per la Cina – afferma l’articolo – dovrebbe essere un momento di orgoglio per celebrare il fatto che un cittadino cinese è stato riconosciuto come il più importante contributore a ciò che tutte le nazioni cercano: la pace». Tutu e Havel osservano che il governo cinese «può continuare a combattere una battaglia perduta, contro le forze della democrazia e della libertà o può collocarsi dalla parte della giustizia liberando Liu Xiaobo e mettendo fine agli arresti domiciliari imposti a sua moglie».

Fonte: L’Unità, 24 ottobre 2010

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