Cina: feti utilizzati per interessi immorali e inumani

Con la terribile abbondanza di aborti in Cina, alcuni imprenditori stanno usando i feti per i loro interessi immorali e inumani.

Nell’Ottobre 2001, la rivista NEXT di Hong Kong ha pubblicato un servizio che denunciava il fatto, intitolato “Un’accusa: è finita l’umanità: in Cina mangiano bambini”.

Questo è una parte dell’articolo:

Le levatrici dicono che i bambini vengono adottati da persone di buon cuore, così evitano di creare grossi traumi psicologici a quei genitori che ricorrono al “travaglio indotto” al nono mese. Le levatrici, invece, vendono i bambini a cuochi di loro conoscenza. Questi per 3.000 – 3500 RMB preparano “ brodo di bambino” per i loro clienti (…)ma la pratica è più o meno nascosta al pubblico.

Nel Gennaio 2003 la BBC-4 ha mandato in onda un film documentario intitolato “ Arte d’avanguardia in Cina”. In primo piano l’artista Zhu Yu ha mostrato alcune sue fotografie di “arte comportamentale”, intitolate “ Cannibalismo”… in una di queste foto si vedeva mentre si metteva in bocca un arto della povera creatura (…).

I giornalisti Shen Ming Feng i Li Hsih hanno indagato su un’usanza in voga nei villaggi del Guangdong. Hanno descritto dettagliatamente come una bambina abortita a sei mesi di gestazione venga lavata e cucinata con erbe aromatiche.

Il Corriere della Sera.it, il 09 Maggio 2012, ha pubblicato un articolo Orrore in Corea del Sud, sequestrate pillole contro l’impotenza a base di resti umani realizzate in Cina riguardante il fatto che in Corea del Sud è stato sequestrato un grosso quantitativo di pillole contro l’impotenza a base di feti abortiti. Epoch Times il 18/10/2013 pubblica un reportage “Cina, feti plastinati disponibili online” che tratta di feti plastinati ovvero bambini morti imbottiti di plastica in modo da poter essere conservati per la ricerca medica.

I lavoratori negli ospedali cinesi che hanno accesso alle placente spesso le mangiano come “cibo salutare energetico”. Nella foto c’è riportato un “buono placenta” su cui è scritto “il presente buono non è in vendita. Vale una placenta. Scade il 13/12/1997″. Il timbro reca l’intestazione “Ospedale ostetrico e ginecologico di Nanjing, Ufficio (…)”. Questa è la prova evidente che l’abitudine di mangiare le placente è permessa , se non legalizzata, dalle autorità.

Purtroppo questi comportamenti diabolici, inumani, sono una dimostrazione di come la bestialità umana non conosca limiti quando prende possesso e si impadronisce della mente umana e sono strettamente collegati e interagiscono con la pianificazione familiare che costringe ad aborti senza numero e all’abbandono di decine di migliaia di neonati e bambini in tutta la Cina.

Mangiare la placenta è anche una pratica che va di moda in paesi democratici. Lanciata e promossa da celebrità come Nicole Kidman, Kourtney Kardashian o la showgirl Claudia Galanti. Una scelta che però, sostengono gli scienziati della Northwestern Medicine in un nuovo studio, non ha benefici dimostrati. L’analisi di dieci ricerche pregresse sull’argomento boccia la pratica ‘rivendicata’ da personaggi popolari dello spettacolo. Secondo gli scienziati, non solo sono indimostrati gli effetti positivi, ma è anche possibile che vi siano dei rischi di contaminazione batterica per la mamma e soprattutto per il neonato. Frullati e pillole alla placenta anch’essi mettono a rischio la salute. Nel 2014 il Dacorum Borough Council ha intimato all’azienda Independent Placenta Encapsulation Network in Inghilterra di non commercializzare più i prodotti per il rischio di contaminazioni batteriche.

Quello che manca oggi è l’utilizzo, in ogni nostra scelta, di quel meraviglioso strumento che si chiama etica se lo inseriamo nei sani principi di vita e i veri valori umani  crea un equilibrio interiore che ci fa agire in maniera retta e ci permette di fare le coste giuste. Non confondiamo opinioni personali con l’etica. Albert Camus,scrittore,filosofo,saggista, affermò: “Un uomo senza etica è una bestia selvaggia che vaga libera in questo mondo.”

Gianni Taeshin Da Valle, Laogai Research Foundation Italia ONLUS, 06/03/2016

 

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