CINA-EU: Xi Jinping torna dall’Europa sazio di contratti e di silenzi

Il presidente cinese ha firmato accordi per decine di miliardi di euro con Francia, Germania, Olanda, Belgio. Ma non ha mai voluto incontrare i giornalisti per una conferenza stampa. Al Collegio dell’Europa a Bruges, egli sogna una Via della Seta per un volume di commercio pari a 1000 miliardi.

Ma mette in chiaro che in Cina il monopolio del potere rimane al Partito. Fine del sogno delle riforme politiche per la Cina. Ma gli internauti non sono d’accordo con lui.

Roma (AsiaNews) – La valigia del presidente cinese Xi Jinping, giunto stamane a Pechino di ritorno da un viaggio in Europa, è piena di contratti economici e di silenzi. Dal 22 marzo al primo aprile, dopo aver partecipato al Summit sulla sicurezza nucleare all’Aia, egli ha visitato quattro Paesi: l’Olanda, la Francia, la Germania e il Belgio. Nel suo viaggio ha potuto incontrare anche i capi dell’Unesco a Parigi e la leadership dell’Unione europea a Bruxelles.

In ognuno dei Paesi visitati ha sottoscritto accordi economici e promesso aperture di mercato. In Olanda, ha varato contratti di collaborazione sulla sicurezza alimentare per oltre un milione di euro; in Francia Xi ha firmato contratti per 18 miliardi di euro (aerei, auto, energia nucleare, ecc…); in Germania ha favorito la piazza di Francoforte come uno dei maggiori “hub” per le transazioni finanziarie in yuan, fino a 350 miliardi di yuan (per tutta l’Europa); in Belgio – oltre ai due panda donati a uno zoo – egli ha presieduto ad accordi per potenziare il commercio di diamanti fra Anversa e Shanghai.

Il fatto increscioso è che egli non ha incontrato alcun giornalista. Perfino a Bruxelles, alla sede della Ue, dove Xi è andato per alleggerire le tensioni commerciali fra Cina ed Europa, sebbene i capi della Ue lo avessero invitato a dare una conferenza stampa, Xi Jinping ha declinato l’offerta.

La sicurezza attuata lungo i percorsi delle sue visite – per evitare con sapienza i luoghi dove avvenivano manifestazioni a favore di uiguri, tibetani, attivisti – ha fatto il resto. Una delle poche manifestazioni che sono riuscite ad entrare nella cronaca è quella di Reporters sans frontières, con dei camion che hanno percorso Parigi all’alba, prima della chiusura delle strade, in cui si criticava Xi per la durezza della Cina contro i giornalisti e la libertà di espressione.

In tal modo, al di là di qualche battuta sui panda, sulla cucina francese, sugli abiti della first lady, la signora Peng Liyuan, tutto si è risolto in questioni legate a mercato e compravendite.

L’unico luogo in cui è risuonata la parola di Xi Jinping, e non solo una parola economica, è stato il Collegio d’Europa, un istituto post-universitario a Bruges, dove egli ha anche inaugurato una biblioteca per i rapporti fra Europa e Cina.

Prendendo spunto dal significato di Bruges (che in antico fiammingo significa “ponti”, un elemento familiare nella “Venezia del Nord”), egli ha detto di voler costruire “quattro ponti fra l’Europa e la Cina” che comprendano “pace, crescita, riforme e civiltà”. L’ambizione di Xi è di ricostruire una specie di nuova Via della Seta per integrare i mercati dell’Asia e dell’Europa, con la Ue e Pechino a fare da “motori”. Secondo il presidente cinese, entro il 2020, questa Via potrebbe giungere a scambi reciproci fino a 1000 miliardi di dollari.

Dopo aver accennato all’unità di intenti sul mercato, egli si è dilungato sul “caso speciale” della Cina. E ha fatto l’esempio dell’albero di arance che se dal sud si trapianta al nord, produce frutti che da dolci diventano “amari”. In tale modo ha sottolineato che il suo Paese “non può copiare il sistema politico o il modello di sviluppo di altre nazioni”.

Xi ha assicurato che in Cina “le riforme e le aperture” continueranno senza fermarsi, e anche se vi sono “problemi difficili” da risolvere, la pista è piena di “nuove opportunità per il mondo”. Ma ha ancora voluto specificare che il suo Paese seguirà la pista di un modello di sviluppo che calza con la sua realtà. Il sentiero che ha portato la Cina “al successo” è quello del “socialismo con caratteristiche cinesi”. Prima di questo i cinesi hanno sperimentato “la monarchia costituzionale, il restauro imperiale, il parlamentarismo, il sistema multipartito… ma nulla ha funzionato”.

Questo discorso in stile umile, dimesso, ma insieme orgogliosamente “con caratteristiche cinesi” serve da una parte ad abbagliare i Paesi europei col miraggio di enormi guadagni, perché continuino ad investire in Cina, lasciando che le merci cinesi giungano libere, senza troppi dazi, sulle piazze europee.

Anche l’Europa chiede che le sue merci giungano in Cina senza troppa, frenante burocrazia protezionista da parte di Pechino, ma anche qui vi è stato silenzio. Da tempo si studia un accordo a questo livello, ma per ora non si riesce a vedere alcuna conclusione.

Il discorso di Xi serve anche al pubblico cinese. Fin dalla sua presa di potere come segretario generale del Partito e poi come presidente, fra i suoi quadri vi è attesa per maggiori riforme politiche che frenino la corruzione dilagante, l’oppressione della popolazione e dei media, correggano l’inquinamento e lo sviluppo selvaggio. Ma all’interno del Partito vi è pure la corrente che non vuole alcuna riforma perché teme di “finire come l’Urss”, con un collasso non solo politico, ma anche economico della nazione.

Con quanto detto a Bruges diventa chiaro che le riforme tanto sbandierate di Xi saranno solo riforme economiche o tali da non mettere mai in crisi il potere unico del Partito, visto che la Cina – secondo lui – ha già “sperimentato il multipartitismo”.

Su Zhihong, un consigliere di Xi Jinping, già vice-direttore dell’Ufficio centrale di ricerca politica, ha spiegato che il presidente Xi Jinping continuerà il suo impegno “nell’aprire il mercato”, ma non lederà al monopolio del potere del Partito per timore di creare instabilità e disordine.

La realtà sembra dire proprio il contrario: è l’oppressione e la violenza del Partito unico, il suo potere politico ed economico senza freni, che fa crescere l’instabilità e le tensioni. Un solo dato (ufficiale): dal 2006 al 2010 le rivolte popolari – il Partito le chiama “incidenti di massa” – sono raddoppiate arrivando a oltre 180mila in un anno.

La realtà dice anche un’altra cosa: il socialismo con caratteristiche cinesi è stato imposto a centinaia di milioni di persone e mai scelto. Commentando le parole di Xi al Collegio dell’Europa, alcuni internauti hanno fatto notare che in Cina non è mai stata data una possibilità reale alla democrazia, e che il socialismo non è mai stata una scelta del popolo, ma di solo di un piccolo gruppo di leader che, ottenuto il potere, lo tengono ben stretto, contro tutto e contro tutti.

di Bernardo Cervellera,Asia News,02/04/2014

English version:
Xi Jinping returns home full of deals and silence

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