Cina, è lotta contro l’inquinamento: presto chiuse oltre duemila aziende

Neanche due mesi per chiudere definitivamente oltre 2.000 stabilimenti produttivi obsoleti, altamente contaminanti e non in sicurezza: è l’ultimatum lanciato dal ministero per l’industria e l’informazione cinese (MIIT) per far fronte alla grave «emergenza smog», che sta mettendo in ginocchio l’equilibrio ambientale della superpotenza mondiale. La Banca Mondiale stima che 16 delle 20 città più inquinate del mondo sono in Cina e il vicino sudest asiatico dall’Indonesia alla Malesia, da Singapore alla Thailandia, viene ricorrentemente paralizzato dal flagello distruttivo delle nubi di fumo. Il MIIT ha fissato il termine del 30 settembre prossimo per ottemperare alla decisione, che riguarda una lista di industrie nei settori del cemento, della carta, delle leghe metalliche, delle tinture e della produzione dell’acciaio. Le società che non provvederanno alla chiusura degli impianti fuori legge entro il termine subiranno una serie di sanzioni tra cui il ritiro della licenza, e l’impossibilità di accedere a mutui bancari e ad altri benefit. Secondo quanto fatto sapere dai responsabili, la decisione è stata adottata in quanto impianti obsoleti minano l’efficienza, la competitività e la qualità dell’economia cinese. Le industrie incluse nell’elenco – ha fatto sapere il ministero – sono quelle maggiormente inquinanti, quelle che non rispettano le norme di sicurezza ma soprattutto quelle che comportano uno spreco eccessivo di energia. Una soluzione drastica, quindi, per cercare di arginare il problema prima che la situazione diventi irreversibile, condotta anche alla luce degli ultimi disastri ambientali, dalla marea nera nel Golfo del Messico a quella che ha recentemente infestato il Fiume Giallo. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha dichiarato il mese scorso che la Cina è divenuta il Paese maggiore consumatore di energia al mondo, consumando l’equivalente di 2,25 miliardi di tonnellate di petrolio lo scorso anno. Scarichi industriali e costruzioni sulle coste stanno causando ovunque morte e degrado, con miliardi di tonnellate di rifiuti liquidi e solidi immessi in mare.

Fonte: La Stampa, 10 agosto 2010

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