Cina e India gelano il summit

Settantadue ore per salvare il clima con una soluzione globale. Ma Usa e Cina, a tre giorni dall’ora x, sono sempre più distanti. Mantengono ferme le loro posizioni e lasciano aperte tutte le opzioni fino all’ultimo minuto. Ed è gelo sull’Europa.

L’Ue aumenta il pressing su questi due Paesi dai quali deriva la possibilità concreta di avere un accordo ambizioso sul clima al vertice di Copenaghen. Intanto ai ministri arriva il richiamo della presidente danese della Conferenza Onu, Connie Hedegaard: «O si è pronti anche a compromessi o si fallisce».

I finanziamenti sono il «cuore» dei negoziati. Con un accordo su questo punto la strada è in discesa, ha sottolineato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. E sui fondi, nei documenti usciti dai gruppi di lavoro preparati prima del via ufficiale alla sessione di alto livello, si pensa a un registro o a un meccanismo di monitoraggio delle azioni nazionali di mitigazione dei cambiamenti climatici per ogni paese in via di sviluppo. L’Africa intanto è sempre sul piede di guerra e difende a spada tratta l’unico strumento legale nella lotta ai cambiamenti climatici: «La morte del Protocollo di Kyoto è la morte dell’Africa», dice l’Unione Africana. E con i Paesi poveri si schiera di netto il Pontefice, Benedetto XVI.

Il Papa ha affermato che l’abuso del Pianeta è una minaccia grave quanto il terrorismo e ha richiamato a «una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo» dei paesi ricchi. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha ammesso oggi di essere «un po’ nervosa» sull’esito del summit. «Ci sono due Paesi che rappresentano la metà delle emissioni dei gas nocivi a livello mondiale», ha detto il ministro svedese dell’Ambiente Andreas Carlgren, il cui Paese detiene la presidenza di turno della Ue. «Noi siano sempre in attesa che da parte loro ci sia l’assunzione di un livello di ambizione in termini di riduzione delle emissioni perché senza di questo non saremo in grado di mantenere l’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature entro due gradi», ha aggiunto Carlgren.

La presidenza danese stringe i tempi. Convoca in notturna i ministri selezionati a gruppi geografici. Si vuole un testo. Oltre ai fondi, i target di riduzione per i Paesi aderenti al Protocollo di Kyoto accendono gli animi ma non trovano numeri. Alla Conferenza Onu il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha proposto una summit mondiale delle città. E sale la tensione con l’arrivo dei capi di Stato e i premier, il presidente del Brasile, Ignacio Silva da Lula, il premier britannico Gordon Brown, il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad. La Conferenza, insomma, è sempre più affollata. E dopo la giornata del caos che ha visto 5.000 persone in fila anche fino a otto ore, la situazione è sempre «calda» ai cancelli anche se leggermente più ordinata. Le file sono ora di tre-quattro ore, mentre si alza il livello di attenzione per la sicurezza e all’entrata della sala stampa sono comparsi i metal detector.

Fonte: Il Tempo.it, 16 dicembre 2009

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.