Cina e Germania: la Fed ci lascia con il cerino in mano

La Germania torna ad avere un atteggiamento antagonista sul grande scacchiere della finanza internazionale. I toni ricordano per molti versi quelli di questa primavera, quando il paese per settimane si è rifiutato di aiutare la Grecia. Ieri il ministro delle Finanze tedesco ha criticato, insieme alla Cina, la politica monetaria americana e respinto gli appunti della Banca centrale europea sulla necessità di uno speciale meccanismo per gestire le crisi debitorie nella zona euro.
«Con tutto il rispetto, la strategia americana mi sembra impotente», ha affermato Wolfgang Schäuble durante una conferenza a Berlino, riferendosi alla decisione della Federal Reserve di iniettare altri 600 miliardi di dollari nel tentativo di sostenere l’economia degli Stati Uniti. «Il problema non è una mancanza di liquidità. Non è che gli americani non abbiano pompato abbastanza liquidità nel sistema».
Intervistato dalla Ard, il ministro tedesco ha poi precisato: «Non credo che gli americani risolveranno i loro problemi in questo modo. Anzi temo che provocheranno problemi supplementari al mondo. Ne parleremo durante il G-20 della settimana prossima in Corea del Sud». Alcuni osservatori hanno definito il discorso di Schäuble, insolitamente critico nei confronti di un paese amico, un sermone.
La paura tedesca è doppia. Da un lato l’establishment crede che la strategia americana possa provocare nuove bolle finanziarie o una fiammata di inflazione. Ieri due grandi giornali del paese, la Frankfurter Allgemeine e Handelsblatt pubblicavano commenti preoccupati su questi due pericoli. Nel contempo in Germania è forte il timore che la politica della banca centrale americana possa scatenare una corsa alle svalutazioni monetarie.
L’iniezione di nuova liquidità potrebbe indebolire il dollaro fino a indurre altri paesi a introdurre misure protezionistiche o peggio a indebolire la propria moneta. Per un grande paese esportatore come la Germania lo scenario è tra i peggiori. Non è un caso se ieri a criticare la strategia americana è stata anche la Cina. Il governatore Zhou Xiaochuan ha sostenuto che la politica monetaria rischia di provocare flussi finanziari anomali verso i paesi emergenti.Cina e Germania sono i due paesi più vulnerabili a una corsa protezionistica, tenuto conto della forza del loro export. Sempre ieri intanto, questa volta sul fronte europeo, Schäuble ha discusso anche dell’idea di inserire nel Trattato di Lisbona una clausola che preveda un meccanismo di gestione delle crisi debitorie con la partecipazione delle banche a un eventuale salvataggio di un paese. Il ministro ha ribadito l’utilità di un tale sistema.
La tesi del presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet «è che un meccanismo di gestione di crisi peggiorerà la posizione competitiva dell’Europa agli occhi degli investitori – ha detto il ministro -. Io credo che ormai questo sia già scontato». La Bce è critica della posizione tedesca. È convinta che parlare esplicitamente di partecipazione degli investitori a un salvataggio sovrano creerà tensioni sul mercato europeo del debito.
Da quando la Germania ha preso questa posizione, i rendimenti obbligazionari dei paesi più deboli sono aumentati sensibilmente. Dietro alla scelta di Berlino si nasconde il desiderio di avere un quadro istituzionale per gestire le crisi debitorie, ma anche il tentativo di evitare qualsiasi ricorso alla Corte costituzionale per violazione della clausola di non bailout e di rassicurare i tedeschi che il paese non sarà chiamato a salvare gli anelli deboli della zona euro.

Fonte: Il Sole 24 ore, 6 novembre 2010

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