Cina: dopo il latte alla melamina, arriva il riso al cadmio

La Cina negli ultimi anni ci ha abituati agli scandali alimentari. Il più grave è stato quello del latte alla melamina -che ha fatto ammalare più di 300.000 bambini-, ma è difficile dimenticare anche i problemi causati dall’acqua al cloro o dall’olio cancerogeno. Oggi il terrore del cibo tossico riguarda un altro importantissimo elemento dell’alimentazione cinese: il riso. Un’indagine condotta a tappeto in tutte le province cinesi, infatti, avrebbe rivelato che più del 60% dei campioni analizzati conterrebbe quantità eccessive di cadmio, un metallo capace di creare importanti malformazioni a livello osseo. E la situazione è destinata a peggiorare visto che l’assimilazione del cadmio nel riso dipende dalla contaminazione dei terreni con metalli pesanti, che cresce di pari passo con il tasso di industrializzazione nazionale. E si sa che, una volta contaminato, il suolo ha bisogno di moltissimi anni per poter ricominciare a produrre alimenti “sicuri”. Del resto, solo nel 2007 la presenza di riso al cadmio caratterizzava meno del 10% dei campioni analizzati in alcune zone del paese, ma raggiungeva già livelli allarmanti nello Jiangxi, nello Hunan e nel Guangdong, le regioni da cui è partito lo sviluppo economico della Repubblica popolare. Un problema grave che potrebbe avere ripercussioni anche nelle città, come Hong Kong, che importano regolarmente riso dal continente (12,8% del consumo nazionale nel 2010), e che potrebbe spingere tutte le nazioni che acquistano riso cinese, come è già successo per il latte, ad ordinare controlli a tappeto per poter ritirare dal mercato le marche più pericolose. Per essere sicuro, secondo il Ministero dell’Agricoltura cinese un chilo di riso non dovrebbe contenere più di 0,2 milligrammi di cadmio, 0,3 di piombo e 0,3 di arsenico. Fino a qualche anno fa, il fatto che la Cina dell’interno fosse poco industrializzata rappresentava una garanzia per la distribuzione di tonnellate di riso che rispettassero questi limiti. Oggi, con l’industrializzazione dell’Ovest pensata apposta per portare benessere a regioni più arretrate, la Cina potrebbe ritrovarsi a dover scegliere di rinunciare per sempre ad alcuni settori dell’agricoltura.

Claudia Astarita

Fonte: Panorama.it, 16 febbraio 2011

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