Cina, corruzione tra governanti. Lotta al malgoverno o agli oppositori politici?

Le accuse di corruzione e peculato falcidiano i leader di grandi città e province cinesi, arrestati, sottoposti a indagine disciplinare e rimossi dai loro incarichi di potere. Esperti si chiedono se questo sia esito di una più attenta lotta al malgoverno, oppure un modo per l’attuale leadership di Pechino di rimuovere i funzionari fedeli agli ex governanti per sostituirli con persone di fiducia.

L’ultima accusa ha colpito Liu Guoqiang, vicegovernatore del Liaoning, sottoposto a indagine disciplinare del Partito comunista cinese (Pcc) per avere usato il denaro pubblico per pagarsi una vacanza insieme alla moglie. Liu doveva partecipare a un viaggio d’affari in Brasile, ma con la moglie era andato in vacanza altrove. I loro nomi erano nella lista del volo 477 dell’Air France da Rio de Janeiro a Parigi scomparso nell’Oceano Atlantico il 1° giugno. Volo che per fortuna non hanno preso.

Ora Liu è “scomparso” e sotto indagine disciplinare.

Ha suscitato molto più clamore l’arresto a inizio giugno di Xu Zongheng, sindaco di Shenzhen, per non meglio spiegati “gravi illeciti disciplinari”. Fonti ufficiose parlano di bustarelle per decine di milioni di yuan e di permessi di residenza a Hong Kong rilasciati in modo compiacente a giovani aspiranti attrici in cambio di favori sessuali. Ma pare che sia soprattutto accusato di avere “comprato” la carica di sindaco per 20 milioni di yuan e di avere offerto una somma ancora maggiore per quella di Segretario del Pcc di Shenzhen, carica superiore a quella di sindaco. Il suo arresto ha fatto “tremare” gli ambienti imprenditoriali della città e di Hong Kong, dove Xu era conosciuto.

Dati alla mano, si parla di almeno 100 alti funzionari sotto accusa o detenuti. In Cina c’è sempre stata una diffusa corruzione, per la quale hanno pagato soprattutto funzionari di basso o medio livello. Ma da un po’ di tempo sono colpiti anche funzionari di grado elevato. Esperti hanno commentato che la lotta alla corruzione è anche usata da Pechino per eliminare i leader non graditi.

Ipotesi avvalorata dal vero “repulisti” in atto nel Guangdong, dove, tra gli altri, sono stati rimossi e arrestati Chen Shaoji, capo della polizia da 13 anni, il viceministro per la Pubblica Sicurezza Zheng Shaodong e il suo assistente Xiang Huaizhu, nonché Wang Huayuan, ex capo degli ispettori anticorruzione poi andato nel Zhejiang, insieme a uomini d’affari e commercianti. Analisti parlano di una manovra di Wang Yang, capo del Pcc del Guangdong dal dicembre 2007, per consolidare il suo potere scalzando i vecchi leader.

Nei giorni scorsi è stato espulso dal Pcc Pi Qiansheng, potente ex segretario del Partito per la Binhai New Area a Tianjin, per avere intascato elevate tangenti. E’ stato messo sotto accusa nel giugno 2007 e detenuto. Sempre nel giugno 2007 Song Pingshun, altro leader di Tianjin, si è ucciso dopo essere stato messo sotto accusa.

Non va dimenticato che, due anni fa, con l’accusa di essersi appropriato di denaro pubblico fu arrestato, cacciato e poi condannato il capo del Partito di Shanghai, Chen Liangyu (nella foto), all’epoca ritenuto tra le persone più potenti del Pcc. Con lui sono stati cacciati e processati numerosi funzionari e dirigenti di grosse compagnie. Un colpo mortale per la “Cricca di Shanghai”, il gruppo di potere da cui proveniva anche Jang Zemin, presidente della Cina prima di Hu.

Analisti osservano che la diffusa corruzione è conseguenza della stessa mancanza di rispetto per i diritti umani ed economici della popolazione minuta. Essi notano che colpire le alte cariche è utile per un ricambio generazionale, ma non basta a stroncare la corruzione, per la quale occorre piuttosto prevedere migliori controlli sui funzionari anche di basso livello.

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