Cina: continua la stagione delle tempeste di sabbia

L’ultima è stata la peggiore e ha provocato almeno tre vittime, oltre a immani devastazioni. Del resto, una tempesta di sabbia come quella che ha da poco colpito la regione settentrionale del Gansu non si vedeva da quasi vent’anni, anche se negli ultimi tempi simili eventi sono diventati sempre più frequenti. Solamente un mese fa la sabbia del deserto del Gobi aveva invaso Pechino e il fenomeno era stato visibile persino dallo spazio. Non si è trattato di una novità, visto che nel 2006 la capitale della Cina era stata letteralmene ricoperta da trecentomila tonnellate di sabbia.

Sebbene i venti primaverili generati nelle praterie mongole e siberiane da secoli abbiano provocato tempeste di sabbia nell’entroterra cinese, la progressiva espansione del deserto del Gobi ha accentuato notevolmente il fenomeno. L’aumento della temperatura, le coltivazioni intensive dei terreni, l’abbattimento delle foreste e l’inquinamento sono le cause della desertificazione (che interessa più di un quarto della superficie del Paese: 2,6 milioni di chilometri quadrati, nove volte l’Italia): in parole povere, dietro quanto accade c’è la mano dell’uomo.

Le conseguenze sono catastrofiche. La sabbia provoca malattie ed infezioni respiratorie a uomini e animali e danneggia le coltivazioni. Quando c’è una tempesta, l’intero sistema economico rimane paralizzato: gli aerei non possono decollare, la circolazione stradale è bloccata e gli impianti produttivi rimangono chiusi. E il tutto non ha confini: la desertificazione e le tempeste di sabbia sono fra le ragioni della siccità che affligge la Cina meridionale e il Sud Est asiatico e che, avendo prosciugato le acque destinate alle risaie, rischia di affamare milioni e milioni di persone. E potrebbe non essere tutto, visto che polveri provenienti dalla Cina hanno attraversato l’Oceano Pacifico e raggiunto l’America del Nord.

Fonte: Panorama, 27 aprile 2010

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