Cina, confermato ergastolo per studioso uiguro dissidente

Un tribunale cinese oggi ha respinto l’appello del prominente studioso uiguro Ilham Tohti, condannato all’ergastolo per separatismo. Una decisione che viene in un momento in cui c’è una forte offensiva delle autorità contro i dissidenti e la libertà d’espressione. Lo dimostra la concomitante vicenda di Gao Yu, una giornalista di lungo corso che affronta un processo per aver rivelato “segreti di stato”.

I gruppo per i diritti umani hanno lamentato che entrambe le vicende sono una prova del fatto che Pechino vuole zittire le voci critiche nei confronti del Partito comunista cinese.
Tohti, un professore d’economia di 44 anni, è stato fortemente critico delle politiche assimilative della Cina nei confronti della minoranza musulmana uigura del Xinjiang che lo scorso anno è stata colpita da un’ondata di violenze costate qualcosa come 200 vite.

La Cina afferma che le violenze sono da addebitare ai gruppi indipendentisti, mentre le organizzazioni per i diritti umani affermano che all’origine c’è la repressione cinese nei confronti della lingua e della cultura uigura.
Diverso il caso di Gao, 70 anni, che ad aprile è scomparsa e a maggio è stata arrestata col sospetto che abbia “fornito segreti di stato all’esterno della Cina.

La nota giornalista, che è stata nominata nel 2000 dall’International Press Institute tra i 50 “eroi della stampa mondiale”, rischia a sua volta una condanna all’ergastolo in connessione con la diffusione nel 2013 di un documenti interno al Partito comunista in chi si chiedeva una forte repressione del dissenso e si lanciava un allarme contro i “pericoli” connessi al fatto che la democrazia potesse essere considerata un valore universale.

All’esterno della Corte intermedia del popolo n. 3 di Pechino, poliziotti in borghese controllavano le carte d’identità e impedivano ai giornalisti di avvicinarsi all’edificio.
Sophie Richardson, direttrice per la Cina di Human Rights Watch, ha definito il caso di Gao “un assalto frontale alla libertà d’espressione e all’accesso all’informazione”.

Liu Xiaoyuan, l’avvocato di Tohti, ha definito “ingiusta” la sentenza emessa nei confronti del suo assistito. “Lui mantiene la sua posizione di non aver messo in pericolo la sicurezza dello Stato”, ha detto Liu. “Sta – ha continuato – ancora mantenendo il suo punto di vista. Nonviolenza e anti-separatismo sono sempre stati suoi punti fermi”.
Lo studioso, quando il fratello e la sorella hanno potuto visitarlo in un centro di detenzione, indossava catene ai piedi, ha accusato ancora il legale.

Il processo contro Tohti è in parte basato su registrazioni delle sue lezioni universitarie, in cui affermava che il Xinnjiang “prima di tutto apparteneva al gruppo tecnico uiguro” piuttosto che alla maggioranza Han cinese.


Askanews, 21 novembre 2014

English article: Denial of Ilham Tohti’s appeal against separatism charges a travesty of justice

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