- Arcipelago Laogai - https://www.laogai.it -

Cina: con le confessioni forzate il regime cinese dice delle menzogne pubblicamente

Magnus Fiskesjo attualmente insegna antropologia e studi asiatici alla Cornell University. Precedentemente era addetto culturale all’ambasciata svedese a Pechino e direttore del Museo delle antichità dell’Estremo Oriente, a Stoccolma. Hong Kong ha visto le confessioni forzate in Tv.

I manifestanti mettono insieme le foto dei librai scomparsi , uno dei quali è Gui Minhai, durante una protesta nel 2016.  Minhai è stato detenuto in Cina senza processo per oltre 1.400 giorni.

In questi giorni, i canadesi si preoccupano dei loro concittadini detenuti in Cina, senza processo.

Nel frattempo, il popolo di Hong Kong sta protestando contro una nuova legge di estradizione che renderebbe facile segregare qualcuno e inviarlo in Cina per un processo.

Hanno visto le confessioni forzate trasmesse dalla TV di stato cinese, in cui le vittime, prima di qualsiasi processo, confessano vari crimini e poi ringraziano i loro carcerieri per aver dato loro una lezione.

Questo tipo di menzogna pubblica forzata ci indica in realtà la causa principale degli attuali problemi con la Cina: l’incapacità del Partito Comunista di tollerare qualsiasi voce indipendente.

Non possono vivere con una pluralità di opinioni, quindi sono ossessionati dal censurare tutto e dal mettere le parole in bocca alle persone.

Non stanno prendendo di mira solo i loro cittadini, ma anche le persone all’estero, le aziende e persino interi paesi, interrompendo il flusso di scambi e turisti dalla Cina, se non rispettano il regime. Alcuni governi (Norvegia, [1] Danimarca [2], Spagna [3], ecc.) sono stati addirittura costretti ad inchinarsi e a porre un freno a qualsiasi critica nei confronti della Cina.

Tali successi hanno favorito la prepotenza del regime.

Ne sono un esempio le confessioni televisive forzate di Gui Minhai, il mio collega cittadino svedese e un vecchio amico. Un editore con sede a Hong Kong, è stato detenuto in Cina senza processo per oltre 1.400 giorni. Nel 2017, hanno fatto finta di rilasciarlo, uno stratagemma crudele spesso perpetrato contro i dissidenti cinesi , poi lo hanno sequestrato di nuovo con due diplomatici svedesi.

La libreria del signor Gui Causeway Bay è stata presa di mira perché ha pubblicato libri con storie non ufficiali prese da dietro le quinte in Cina. Le autorità cinesi avrebbero potuto intraprendere azioni legali e invece mandarono agenti a sequestrare il signor Gui mentre era in vacanza in Tailandia.

Per mesi non si è avuto più notizie su di lui, poi è apparso alla TV cinese e prima è stato costretto a confessare illeciti del tutto costruiti e inventati ad arte. È stato segregato tre volte, più di ogni altro prigioniero politico, per fornire confessioni forzate sui libri che ha venduto . Ora è in isolamento e siamo profondamente preoccupati per la sua salute. Il governo svedese e l’UE continuano a chiedere la sua libertà.

Allo stesso modo, quattro colleghi del signor Gui sono stati sequestrati e sono apparsi in TV, confessando di aver venduto libri ritenuti “proibiti”. Il loro negozio è stato chiuso ,un cattivo segnale per Hong Kong, dove la libertà di espressione è stata rispettata. Fino ad ora.

Ma non è la fine della storia. Uno dei colleghi del signor Gui, Lam Wing-kee, è riuscito a fuggire ed a sensibilizzare l’opinione pubblica . Il suo resoconto è stato divulgato da molti altri, sia cinesi che stranieri come Peter Humphrey dalla Gran Bretagna e Peter Dahlin dalla Svezia.

I loro resoconti dipingono un quadro dettagliato di come le confessioni sono coreografate, scritte e messe in scena. Ed è in parte a causa di questi rapporti in prima persona che le corti superiori in Svezia, Nuova Zelanda e Repubblica Ceca hanno recentemente respinto la possibilità di estradare chiunque in Cina.

Non ci possono essere processi equi in un paese in cui la tortura è dilagante, i fatti non contano e i capi del Partito Comunista decidono ogni risultato.

Tuttavia, vediamo che il regime è incurante e raddoppia i suoi sforzi. Per esempio, l’ambasciatore cinese in Svezia ha insultato le vittime svedesi, Mr. Gui e Mr. Dahlin, e si è fatto avanti affermando come qualcuno che non avrebbe mai detto il falso neanche sotto tortura ,perché non mente mai. Il suo dire mostra chiaramente come e quanto il regime cinese è mendace, crea un mondo immaginario protetto , qualsiasi sia il prezzo morale.

Ma è peggio nella regione dello Xinjiang, nel nord-ovest. Nel massiccio nuovo sistema di campi di prigionia della Cina, dove oltre un milione di persone sono incarcerate o “ri-educate” appartenenti a minoranze etniche (uiguri, kazaki, ecc.). Nell’ultimo eufemismo cinese, vengono “addestrate”. Dagli osservatori esterni viene identificato come lavaggio del cervello o, più precisamente, terapia di conversione dell’identità.

È la stessa formula usata nelle confessioni forzate.

Rifugiati descrivono come, per tutto il giorno, i detenuti siano costretti a cantare le lodi del Partito Comunista e del leader Xi Jinping e negare la propria identità etnica. Gli viene chiesto di smettere di parlare le loro lingue di origine e confessare di nutrire pensieri malvagi, anche se sono persone incredibilmente innocenti colpevoli solo di essere diverse e di praticare le loro religioni. Non esiste un ricorso legale, solo la parola dei direttori di partito.

L’intera regione dello Xinjiang è stata effettivamente trasformata in una prigione a cielo aperto ad alta tecnologia, dove l’intolleranza fondamentale del Partito Comunista Cinese è resa operativa per distruggere intere culture.

Una generazione di icone culturali è scomparsa e messa a tacere: centinaia di scrittori, artisti e studiosi con una voce propria, un tempo una fiorente comunità ora viene considerata come una “doppia faccia”.

Il regime può tollerare solo un volto: la maschera delle menzogne che tutti noi vogliamo indossare.

Se vogliamo difendere la dignità umana e il pluralismo che amiamo come il cuore pulsante delle nostre democrazie, dobbiamo respingere lo schema di confessioni del Partito Comunista Cinese.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: The Globe and Mail,23/08/2019 [4]

English article, The Globe and Mail:

With forced confessions, the Chinese regime pushes a public lie [4]