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Cina come il Grande Fratello: divieto di fare giochi di parole. Sono “sovversivi”

Nell’opera di Orwell ‘1984’ il governo totalitario decide di limitare l’uso dei doppi sensi. Pechino fa lo stesso, per evitare “caos linguistico e culturale”.

PECHINO. La Cina ha annunciato il divieto di fare giochi di parole e doppi sensi, avvertendo che l’alterazione di idiomi e i bisticci di parole potrebbero provocare un “caos linguistico e culturale”.

Sembra una misura uscita direttamente dalle pagine del capolavoro di George Orwell, ‘1984’.

Nella foto : i lama Alpaca sono diventati un simbolo dei giochi di parole sovversivi, che saranno vietati nella lingua cinese

Nel romanzo di fantascienza, il governo dispotico del Grande Fratello – che si ispira ai regimi totalitari nazisti e comunisti – limita l’uso del linguaggio e dei doppi sensi, imponendo un nuovo sistema di comunicazione che diventa poi uno dei provvedimenti chiave del potere per esercitare il controllo statale sulla popolazione.

In ‘1984’ la neolingua fittizia inventata dal governo totalitario (“newspeak” nella versione originale inglese) viene creata e diffusa per far si che il popolo si dimentichi delle vecchie abitudini e cultura, ma sopratutto per rendere impossibile ogni altra forma di pensiero.

Una volta radicata la neolingua nelle menti e nei costumi della popolazione e una volta dimenticata per sempre la vecchia lingua (archelingua), ogni pensiero contrario ai princìpi del partito sarebbe diventato letteralmente impossibile. O per lo meno impossibile da esprimere.

Per giustificare la misura bizzarra, la Cina ha citato una campagna pubblicitaria della provincia di Shanxi, nella parte settentrionale del paese, che parlava di “perfezione” e “Shanxi magnifica”.

Ma tutti sanno benissimo quali sono i veri motivi dietro al divieto. Un gioco di parole che si è diffuso negli ultimi tempi, per esempio, metteva in relazione il presidente Xi Jinping con la marijuana. Anche i lama Alpaca sono diventati uno dei simboli dei giochi di parole “sovversivi”, che d’ora in avanti saranno vietati nella lingua cinese.

Pechino ha messo al bando centinaia di termini, tra cui “35 Maggio”, che è un trucco per evitare di incorrere nella censura immediata per chi pronuncia o si riferisce al “4 giugno”, il giorno delle dimostrazioni di Tienanmen.

L’episodio viene ricordato per il massacro della gente accorsa per manifestare in piazza nel 1989, l’anno in cui sono stati rovesciati i regimi comunisti in Europa. Anche se le proteste non portarono a un cambio di regime, ebbero il merito di fare conoscere al mondo la verità sull’informazione distorta e sul governo “di controllo” cinese.

Intanto, venendo ai nostri giorni, proseguono le proteste civili di massa iniziate da un movimento studentesco a Hong Kong.

Sono proprio le manifestazioni del genere a rappresentare una delle più grandi minacce, più della guerra valutaria o della disputa per le isole contese con il Giappone, per la stabilità della Cina.

Chissà, la censura aggressiva del potere centrale magari riuscirà nell’intento di frenare la “Rivoluzione degli Ombrelli” – avviata da un movimento ‘pro-democratico’ contrario al fatto che sia il governo cinese a nominare i tre candidati alle elezioni dell’isola stato.

Ma potrebbe anche finire per dare il la a una vera e propria rivolta come accaduto 25 anni fa.

Wall Street Italia,02/12/2014

English version, Business Insider,click here: China as the Big Brother: prohibition on making puns. Are “subversive [1]