Cina chiude decine di account con notizie di intrattenimento per l’inasprimento dei controlli sui social media

La potente agenzia per il ciberspazio cinese ha chiuso circa sessanta account su piattaforme social importanti, durante campagna di repressione delle notizie su celebrità e pettegolezzi.


L’agenzia ha detto che quest’azione fa parte di una repressione degli account indipendenti che propongono foto di celebrità e pettegolezzi, dopo l’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza cibernetica, che contiene una clausola che non permette la violazione della privacy.

Le piattaforme Internet Weibo, Tencent, NetEase e Baidu sono state avvertite: devono aumentare la censura su tutti quegli utenti che pubblicano pettegolezzi sulle celebrità, ha dichiarato l’ufficio di Pechino dell’Ente di ciberspazio cinese, attraverso il suo account sui social media.

“I siti web devono… adottare misure efficaci per tenere sotto controllo i problemi derivanti dall’enfasi sugli scandali sessuali delle celebrità, dalla pubblicità delle spese e dei divertimenti ostentati dai vip, e dal compiacimento del cattivo gusto del pubblico”, scrive l’agenzia.

Devono altresì “propagare attivamente i fondamentali valori socialisti e continuare a creare un ambiente più sano per l’opinione pubblica”, prosegue.

Alle aziende è stato richiesto di raccogliere e registrare i dati di qualsiasi sito o account che viola le leggi sulla sicurezza informatica e di segnalarli alle autorità.

Un ex dirigente di una società di social media, che ha chiesto di restare anonimo, ha dichiarato che il Partito Comunista Cinese sotto il presidente Xi Jinping sta controllando in maniera serrata quello che viene detto online, in nome di un rafforzamento della moralità pubblica.

“Questa è solo una di una serie di misure volte a controllare l’opinione pubblica online”, ha detto la fonte. “Il partito spesso paga campagne contro questo o quello, cosicché tutto sia in linea con il punto di vista del governo”.

“Ma è solo questa amministrazione che ha realmente ottenuto il controllo, con misure coercitive. Vogliono unificare il pensiero di tutti; questo è quello che vogliono”, e ha aggiunto che tali campagne sono sempre orchestrate da “più in alto” nel governo, e non è quindi un’iniziativa dei fornitori cinesi di servizi internet.

Ha tracciato un parallelo con le denunce politiche e morali della rivoluzione culturale dell’epoca di Mao (1966-1976).

“Non sono sicuro che la rivoluzione culturale sia mai finita”, ha concluso.

L’autrice Luo Siling, che vive negli Stati Uniti, è d’accordo, queste purghe le fanno venire in mente lo stesso periodo della storia cinese.

“Credo che Xi Jinping stia prendendo Mao Zedong come modello, perché come lui attacca sempre la comunità culturale e artistica, forse perché pensa che non siano cose serie”, prosegue Luo.

“Secondo me l’obiettivo finale è quello di arrivare a una specie di gusto unificato per tutta la popolazione, così tutto ciò che sarà disponibile sarà una selezione limitata delle nuove opere del modello rivoluzionario”.

Ritiene comunque che il governo non riuscirà nel suo intento.

“Non credo sia possibile controllare questo tipo di cose, perché la gente del mondo dello spettacolo se ne infischia della politica”. “Se non permettono nemmeno l’intrattenimento, cosa deve fare la gente?”.

“È abbastanza terrificante immaginare un paese senza una qualche forma di svago”.

Le chiamate all’Ente del ciberspazio non hanno ricevuto risposta mercoledì, mentre un funzionario dell’ufficio di Pechino ha rifiutato di commentare.

La nuova legge draconiana sulla sicurezza della cibernetica, che è entrata in vigore giovedì scorso, mira a “monitorare, difendere e gestire i rischi e le minacce alla sicurezza su Internet, che provengono da fonti interne o esterne al paese”.

Ma mentre i mezzi d’informazione ufficiali hanno posto l’accento sulle disposizioni concernenti i cyber attacchi e le perdite dei dati personali, le regolamentazioni associate mirano a porre fine al ruolo svolto dai social quali fonti di informazioni sugli avvenimenti del paese.

Secondo la nuova legge, i siti web, i forum, i blog e i social media, incluse le applicazioni di messaggistica, devono richiedere una licenza apposta per poter trasmettere o inviare notizie che non siano già state emesse dagli organi di informazione governativi, strettamente controllati.

Stando a questo nuovo divieto, tweet su ultime notizie direttamente dal luogo di un evento rientrano in questa categoria, sicché i provider avrebbero l’obbligo di eliminarle, indipendentemente dal loro contenuto.

Solo le imprese statali sono autorizzate a dare notizie online e promuovere servizi editoriali, ai sensi del regolamenti correlato.

Le nuove norme si applicano a “notizie riguardanti affari pubblici come politica, economia, esercito e diplomazia, commenti e reportage su emergenze, e servizi inclusi pubblicazione, trasmissione e messa in onda di notizie”.

Radio Free Asia,8 giugno 2017

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus

English article,RFA:

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