Cina, “campagna per la sicurezza”: ma l’obiettivo è reprimere il dissenso e le proteste sociali

La Cina introduce maggiori misure di sicurezza e restringe i permessi di ingresso, in vista del 60° anniversario della fondazione dello Stato comunista, che ricorre il 1° ottobre. Ma esperti osservano che il governo appare piuttosto preoccupato di impedire proteste per altre ricorrenze, come i 20 anni del massacro di piazza Tiananmen (1) il prossimo 4 giugno.

Zhang Xinfeng, viceministro per la Pubblica sicurezza, ha spiegato ieri che a maggio partirà una severa “campagna per la sicurezza”, che vuole garantire “un ambiente sociale sicuro e armonioso” per le celebrazioni del 1° ottobre, che prevedono anche una grandiosa parata militare nel centro di Pechino con la presenza di tutte le autorità.

Ci saranno maggiori e più severi controlli della polizia contro ogni tipo di attività criminali e con il dichiarato fine di “mantenere l’ordine pubblico”. Definizione che spesso comprende anche la repressione di qualsiasi forma di dissenso verso le autorità e di protesta pubblica per i diritti umani e civili.

Intanto gli operatori per i viaggi lamentano che già da due settimane sono stati reintrodotti draconiani limiti ai permessi di ingresso per stranieri, simili a quelli adottati prima e durante le Olimpiadi del 2008. Secondo fonti del quotidiano South China Morning Post pare che tutti i nuovi permessi commerciali scadranno entro il 15 settembre, mentre non risultano nuove restrizioni per i visti turistici e per ragioni di studio. Pare che almeno un importante convegno internazionale fissato a maggio a Pechino sia già stato rinviato per difficoltà connesse ai visti d’ingresso.

In questi mesi oltre 3mila capi della polizia locale e 2mila dirigenti comunisti partecipano a Pechino a corsi su come impedire proteste, negoziare con i dimostranti, migliorare l’immagine del Partito e mantenere l’ordine. Il governo dà grande importanza a questi corsi, nei quali tengono lezioni anche leader come Zhou Yongkang, membro del Comitato permanente del Politburo e massima autorità in materia di diritto e ordine pubblico, e Meng Jianzhu, capo nazionale della polizia.

Un documento del Dipartimento pubblicità del Comitato centrale del Partito comunista invita le autorità locali a svolgere attività per “approfondire l’educazione patriottica” della popolazione e “guidare la gente ad amare il Partito” e a riconoscere i grandi progressi fatti in questi 60 anni e “i vantaggi del socialismo cinese”.

Analisti osservano che la campagna di sicurezza comprende anche uno stretto controllo su Tibet e Xinjiang, dove le popolazioni locali contestano la dominazione e le restrizioni imposte da Pechino persino in materia religiosa. Come pure vuole prevenire le crescenti proteste sociali per ragioni economiche, anche conseguenti alla crisi finanziaria e alle frequenti ingiustizie commesse dalle ditte contro gli operai, spesso frodati del salario.

Esperti commentano che simili restrizioni non si adeguano al ruolo della Cina come potenza economica e che un grande Paese non ha bisogno di un controllo capillare sulla gente per rendere la popolazione orgogliosa dello Stato. Osservano che il vero obiettivo appare piuttosto la repressione e il controllo di ogni dissenso e di chi lotta per i diritti, come già è avvenuto per le Olimpiadi di Pechino. Qualcuno dice che questa campagna è in atto da tempo ed è chiamata in codice “Progetto 6521” perché vuole prevenire proteste per i molti anniversari del 2009: 60 anni della fondazione dello Stato, 50 anni della rivolta in Tibet, 20 da Tiananmen e 10 dal bando del movimento Falun Gong.

fonte: AsiaNews, 29 aprile 2009

(1) Per un approfondimento del massacro di Piazza Tiananmen, la Laogai Research Foundation Italia Onlus rende disponibile un opuscolo nel suo catalogo on line.

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