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Cina: calano gli investimenti esteri ma esplode la riserva valutaria

Il governo presenta i dati del 2009, una flessione del 2,6 % rispetto allo scorso anno. Ma l’introito di valuta non si ferma e raggiunge il totale record di 2.399mila miliardi di dollari. Aumenta il rischio di speculazioni.
Per la prima volta dal 2005, sono calati gli investimenti esteri diretti in Cina. Complice la grave crisi finanziaria che ha colpito il mondo intero, la Cina nel 2009 ha raccolto infatti dalle compagnie straniere “soltanto” 90 miliardi di dollari, il 2,6 % in meno rispetto al 2008. Lo ha annunciato oggi il ministero del Commercio di Pechino.
Nel mese di dicembre, tuttavia, la Cina ha ricevuto 12,1 miliardi di dollari: il 103 % in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Va detto però che, per tradizione, il mese di dicembre è sempre (per motivi fiscali) il più redditizio. Per quanto riguarda invece gli investimenti esteri non finanziari, il dicastero ha annunciato di aver raccolto nel 2008 oltre 92 miliardi, un aumento del 23,6 % rispetto al 2007.
Ma il vero dato rivelato dal governo riguarda le riserve valutarie: lo scambio cinese di denaro ha toccato nel 2009 la cifra record di 453 miliardi di dollari. Questo nuovo flusso rappresenta un aumento del 23 % e porta il totale della cassa cinese a 2.399mila miliardi di dollari, la più grande del mondo. Tuttavia, questi dati aumentano i timori di Pechino rispetto a una ri-valutazione della moneta nazionale: se lo yuan venisse apprezzato, infatti, potrebbe fa scoppiare i mercati azionari del Paese.
Per evitare speculazioni valutarie, il governo cinese sta pensando di istituire nuove forme di controllo interno. Per Brian Jackson, stratega della Banca reale canadese di Hong Kong, “siamo davanti a un dilemma: non puoi tenere lo yuan fermo dov’è per sempre, ma se lo lasci libero di muoversi rischi una speculazione. La Banca centrale dovrà controllare molto attentamente”.
Fonte: AsiaNews, 15 gennaio 2010