CINA: arrestato per aver pubblicato un selfie in Piazza Tienanmen il giorno dell’anniversario.

Potrebbe essere uno dei tanti selfie che circolano sul web, ma quest’immagine ha un valore del tutto differente perché scattata a Piazza Tienanmen, il 4 giugno, proprio nel ventiseiesimo anniversario della sanguinosa repressione.


Il gesto di Du Yanlin – un funzionario di 52 anni che ha già collaborato con l’attivista Ai Weiwei – ha fatto il giro del mondo, poiché lo ha portato all’insensata accusa, e relativo arresto da parte delle autorità locali, di “scatenare litigi e fomentare i problemi”.

“Pensava che avrebbe dovuto assolutamente fare qualcosa per il ventiseiesimo anniversario, ma dal punto di vista giuridico non ha commesso nessuna violazione” ha detto Liu Yanjun, fidanzata del prigioniero, ai giornalisti di Radio Free Asia. Tutta la famiglia si stringe intorno all’uomo, così come suo figlio che afferma: “Questo non sarebbe successo in nessuna parte del mondo, con la sola probabile eccezione della Corea del Nord”.

Yanlin, che non gode certamente di ottima salute a seguito di un’operazione chirurgica al cuore, ha già potuto incontrare il suo avvocato, che lo ritiene comunque in discrete condizioni psicofisiche, ma afferma altresì che difficilmente vedremo cadere le accuse che gravano sul suo assistito.

Secondo il legale, infatti, l’intera situazione è priva di senso ed è sintomo di quanto il governo cinese tema il ripetersi di questi coraggiosi atti.

Tale tesi è avallata dal fatto che nell’istantanea (v.foto) compare anche un ombrello nero, molto simile – con la sola eccezione del colore – a quelli usati dall’Umbrella Movement e da Occupay Central, lo scorso anno a Hong Kong per promuovere l’idea di elezioni realmente democratiche nel 2017.

Ma Du Yanlin non è il solo a essere finito dietro le sbarre per aver provato a contrastare lo strapotere del governo cinese, si stima, invero, che vi siano più di 100 attivisti detenuti per aver appoggiato questi movimenti e la stessa sorte è toccata anche a coloro che in settimana hanno commemorato, con interventi sul web, la strage del 1989.

Le informazioni ci pervengono da Zhou Shichen, difensore dei diritti umani che agisce nella regione del Guangxi e apprendiamo che dozzine di dissidenti in tutto il paese sono sotto la continua sorveglianza della polizia e che alcuni di loro sono stati obbligati a concedersi delle “vacanze” dal luogo in cui risiedono fintanto che non sia concluso l’anniversario della lotta studentesca.

Secondo l’organizzazione non governativa Chinese Human Rights Defenders (CHRD,) sarebbero 13 le persone recluse lo scorso anno in questo delicato periodo, tra cui il giornalista politico Gao Yu, detenuto per sette lunghi anni per aver fatto trapelare all’estero segreti di stato e il famosissimo avvocato Pu Zhiqiang, accusato insensatamente di odio razziale e di aver creato problemi di ordine pubblico.

Radio Free Asia,09/06/2015

English article,Radio Free Asia:

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Per noi della LRF è gravissimo e inaccettabile che nella Repubblica Popolare non si possa ancora parlare liberamente di un evento drammatico la cui realtà è ormai sotto gli occhi di tutto il mondo e siamo purtroppo certi che la polizia continuerà con tale condotta, ma che anche che la loro continua pressione è sintomo di continuo cambiamento e volontà da parte del popolo di cambiare le sorti del paese.

M.R. Laogai Research Foundation, 16/06/2015

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