Cina, appello degli accademici “Liberate il premio Nobel Liu Xiaobo”

Oltre cento accademici e attivisti cinesi chiedono la liberazione di Liu Xiaobo e l’apertura del Paese alla democrazia. L’appello arriva via lettera, mentre oggi si riunisce il Comitato centrale del partito comunista. Mercoledì un altro appello, diffuso da ex funzionari del partito, intellettuali e direttori di mezzi di informazione di stato, aveva chiesto aperture democratiche e maggiore libertà di stampa. I cento firmatari ritengono che la scelta di Liu per il Nobel 1 rappresenti “un grande evento nella storia della Cina moderna”. Un evento che “offre la prospettiva di un significativo progresso per la società cinese nella sua pacifica transizione verso la democrazia e un governo costituzionale”. Fra i firmatari spiccano i nomi del filosofo e attivista per la democrazia Xu Youyu e di Zhang Zuhua, che assieme a Liu Xiaobo aveva redatto l’appello di Charta ’08. “Liu Xiaobo è una splendida scelta per il premio Nobel per la pace – si legge – ha fortemente sostenuto la non violenza nella sua attività per la protezione dei diritti umani ed ha affrontato le ingiustizie sociali con gli argomenti della ragione”. Nella missiva si esorta la Cina a “unirsi al corso dell’umanità civilizzata abbracciando i valori universali”. “Chiediamo alle autorità cinesi – prosegue la lettera – di rispettare le loro ripetute promesse di riforma del sistema politico e di lavorare ad una pacifica transizione verso una società che sia di fatto, e non solo di nome, una democrazia e uno stato di diritto”. Liu Xiaobo sta scontando 11 anni di carcere per sovversione 2a causa per la sua adesione a Charta ’08, manifesto che chiedeva una Cina democratica. Dopo la diffusione della notizia del Nobel al dissidente, il giro di vite delle autorità contro gli attivisti è aumentato, mentre si sono moltiplicati gli appelli della comunità internazionale per la liberazione di Liu. La moglie, Liu Xia, è agli arresti domiciliari e riesce a comunicare solo con qualche messaggio via Twitter. Ed è sparita da qualche giorno Ding Zilin, la leader delle “madri di piazza Tianamen”, simbolo femminile delle lotte del 1989. Secondo alcuni testimoni è stata portata via da casa, a Pechino, insieme al marito, da agenti armati.

Fonte: La Repubblica.it, 15 ottobre 2010

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