Anniversario di Tiananmen: arresti, e il dovere della memoria

Un gruppo di attivisti democratici sfida le autorità viaggiando per la Cina per ricordare le vittime del massacro del 4 giugno. Una foto scattata nei pressi della piazza, teatro della strage, fa infuriare la polizia di Pechino.

Piazza Tiananmen il dissidente Qi Zhiyong (al centro) affiancato da Wang Fulei e Jiang Jianjun, indossano le magliette di protesta del 1989.

I grandi dissidenti “invitati per una vacanza” dagli agenti di Stato. Nel Sichuan un poeta e un maestro del thè producono il liquore “4 giugno 1989” e scrivono sull’etichetta: “Mai dimenticare, mai arrendersi”. Un sopravvissuto: “Facciamo tutto questo per i giovani, che devono sapere cosa è accaduto”.

Pechino (AsiaNews) – Arresti, “vacanze forzate”, controlli ossessivi su internet e nella vita reale. I dissidenti e gli attivisti democratici di tutta la Cina stanno vivendo in questi giorni il trattamento riservato loro dalle autorità comuniste nel periodo che precede ogni anniversario sensibile dal punto di vista politico. E il 4 giugno è uno dei più delicati: la memoria del massacro di piazza Tiananmen, avvenuto 27 anni fa. Tentando di fare il silenzio assoluto, si cerca di sbiadirne la memoria.

Lo denuncia Bu Yongzhu, attivista del Guangdong: “I nostri giovani e le future generazioni sanno molto poco degli eventi del 1989. Devono affrontare il ‘Great Firewall’ [la “muraglia” della censura cinese online ndr] prima di potere leggere cosa accadde a piazza Tiananmen. Ma molti di loro non se ne curano: chi sa qualcosa lo dimenticherà, ma molti altri non sapranno mai nulla. Se non lo commemoriamo noi non lo farà nessuno. E se la memoria svanisce, sarà stato tutto inutile”.

Nella notte fra il 3 e il 4 giugno 1989, l’esercito cinese “della liberazione del popolo” ha messo fine al movimento di circa un milione fra studenti e operai che da oltre un mese occupava piazza Tiananmen per domandare più democrazia e meno corruzione ai membri del Partito comunista cinese. Secondo le stime più attendibili, fra 200 e 2mila persone sono state uccise dai colpi di fucile o stritolati dai carri armati dell’esercito; decine di migliaia gli arrestati nei giorni seguenti e condannati come “controrivoluzionari” perché attentavano all’egemonia del Partito.

Da quel giorno è iniziata una silenziosa battaglia interna fra le autorità – che vogliono far dimenticare l’accaduto – e il folto gruppo di coloro che invece porta avanti la memoria del movimento. Uno degli appuntamenti fissi nel corso degli anni è quello con le “Madri di Tiananmen”, gruppo che riunisce i familiari delle vittime di Tiananmen, che ogni 1 giugno pubblicano una lettera aperta chiedendo verità, punizioni per i colpevoli e risarcimenti.

A causa del bavaglio quasi completo posto dalle autorità, le modalità con cui i democratici ricordano il 1989 cambiano spesso e si fanno più fantasiose. È il caso di Qi Zhiyong, Li Xiaoling, Jiang Jianjun e Wang Fulei: i quattro hanno indossato delle magliette con sopra scritto “4 giugno. Mai dimenticare” e si sono avvicinati a piazza Tiananmen per farsi delle fotografie. Oltre allo slogan, hanno scritto: “Quando il governo teme il popolo, allora arriva la tirannia”. Anche se non sono riusciti ad accedere al “cuore politico” di Pechino, visto l’imponente cordone di sicurezza allestito in vista dell’anniversario, sono riusciti a farsi scattare delle foto nei pressi.

Qi è un sopravvissuto: le sue gambe sono state schiacciate da un carro armato la notte del 3 giugno, e oggi è menomato. A Radio Free Asia dice: “Ora sono sotto sorveglianza, perché la mia salute non mi consente di ‘andare in vacanza’ come vorrebbe lo Stato. La polizia mi ha messo sotto inchiesta”.

Insieme agli agenti di pubblica sicurezza sono invece “partiti per una vacanza” Bao Tong e Gao Yu, due delle voci più critiche dell’attuale governo. Il primo era segretario personale e amico di Zhao Ziyiang, Segretario comunista al tempo della repressione, e insieme al suo superiore scese in piazza per implorare i giovani di andare via prima dell’arrivo dei soldati. La seconda è una delle giornaliste politiche più note e ammirate del mondo cinese. Entrambi sono stati portati via.

Le autorità della provincia sud-occidentale del Sichuan hanno arrestato anche il “maestro del thè” Fu Hailu e il poeta Ma Qing, che hanno cercato di mettere in vendita un nuovo liquore chiamato “4 giugno 1989”. Sull’etichetta i due hanno scritto “Mai dimenticare, mai arrendersi” e disegnato un uomo seduto davanti all’avanzare dei carri armati. Il liquore, avverte sempre la bottiglia, “è invecchiato 27 anni”.

Asia News,03/06/2016

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