Cina – America Latina : il consolidamento dei legami commerciali e finanziari

La Cina ha conquistato un ruolo di primo piano negli scambi commerciali e finanziari con l’America Latina, andando ad affiancare gli Stati Uniti e l’Unione Europea. La natura di questa partnership, più che culturale e ideologica, è profondamente commerciale, nonostante alcuni Stati sudamericani, come il Venezuela, sarebbero propensi ad ulteriori collaborazioni politiche e militari. Ciò non sembra essere nelle intenzioni di Pechino che punta a consolidare la sua posizione commerciale. La crisi economica globale potrebbe contenere l’entità di tali scambi ma sembra destinata a non ridurli sensibilmente: è quindi concretamente possibile, nei prossimi anni, un rafforzamento di tale cooperazione.

Entità e ragioni della penetrazione cinese in America Latina
Nell’ultimo decennio la presenza cinese in America Latina si è concentra e rafforzata a dismisura. Le autorità cinesi hanno ufficialmente visitato la regione parecchie volte, stringendo legami commerciali consistenti e duraturi. Già nel 2004 il Presidente Hu Jintao, ai margini dell’APEC Summit (Organismo per la Cooperazione Economica nell’area Asia-Pacifico), visitando Brasile, Argentina, Cile e Cuba, gettò la linea e la dimensione di questa cooperazione: una promessa di 100 miliardi di dollari in accordi bilaterali entro il 2010. Negli ultimi mesi gli incontri fra le autorità del gigante asiatico e quelle latinoamericane si sono ulteriormente moltiplicati. Dopo il G20, il Presidente Hu ha nuovamente visitato la regione mentre a febbraio altre due figure chiave dell’amministrazione cinese, il Vicepresidente Xi Jinping e il Vicepremier con delega all’agricoltura Hui Liangyu, hanno attraversato praticamente tutto il subcontinente. L’alta frequenza dei viaggi ufficiali è ben rappresentativa dell’escalation economica: non solo la promessa del 2004 è stata largamente superata, poiché nel 2007 l’ammontare del commercio bilaterale ha superato i 100 miliardi di dollari ma le stime per il 2009 prevedono il raggiungimento dei 150 miliardi, nonostante la crisi economico-finanziaria globale. Attualmente gli accordi commerciali sino-latinoamericani hanno raggiunto i 143,39 miliardi di dollari, circa il 40% in più rispetto all’anno precedente e dieci volte l’ammontare del 2000.

La massiccia presenza cinese in America Latina si inserisce nella prospettiva delle relazioni Sud-Sud che Pechino sta perseguendo da alcuni anni, cui fa parte il progetto di cooperazione anche con numerosi Stati africani. Tuttavia, accanto a queste linee guida generali, la Cina ha chiaramente delineato in quattro punti la cooperazione con l’America Latina:

– Il perseguimento di uno sforzo comune per una duratura e reciproca fiducia: le visite delle rispettive autorità sono volute proprio per aumentare e consolidare il “mutual understanding”, tramite consultazioni, dialogo e cooperazione coordinata.
– L’ampliamento di commercio e investimenti per sostenere il pragmatismo di tale cooperazione: in particolare sono stati esplicitati i settori energetico, finanziario, agricolo, manifatturiero e tecnologico, con un ulteriore riguardo allo sviluppo delle infrastrutture locali.
– La cooperazione passa attraverso uno scambio culturale che affianca e sostiene gli accordi commerciali.
– La cooperazione e le consultazioni per gli accordi bilaterali non limitano quella per gli affari internazionali, anzi Pechino sostiene un’ulteriore stretta dei legami per fronteggiare la crisi globale dell’economia.

La vastità e complessità di tali direzioni è dovuta a ragioni geopolitiche ed economiche interne altresì ben delineate. Sebbene il rallentamento della sua economia, Pechino necessita delle materie prime basilari per sostenere la sua crescita: tali commodities sono cercate in Africa e in America Latina. A differenza del continente africano, l’America Latina rappresenta anche un importante mercato per i prodotti cinesi, soprattutto dopo le pesanti contrazioni dovute alla crisi che l’export cinese ha subito in Nord America e in Europa (-9,8% verso gli USA e -17,4% verso l’UE): Pechino ha bisogno di mantenere aperto questo canale commerciale per le proprie manifatture.La Cina inoltre sostiene tale stretta relazione in competizione diretta con Taiwan. Dei ventitré Stati che riconoscono ufficialmente l’Isola di Formosa, dodici sono in America Latina e, sebbene fra questi non vi sia alcuno Stato d’importanza regionale, la politica taiwanese si è sempre prodigata in finanziamenti e aiuti economici in cambio di aperture ufficiali verso il Paese: l’ultimo viaggio del Presidente taiwanese Ma Ying-Jeou, nell’agosto 2008, ha voluto proprio rinvigorire tale politica. Pechino quindi si pone come sostanziale alternativa nell’area latinoamericana e caraibica: ad oggi le prospettive sembrano premiare, nei fatti e nei numeri, l’espansione cinese.

Gli accordi commerciali di import/export
La ricerca cinese di commodities per sostenere la sua crescita economica ha coperto un ampio spettro di prodotti e accordi. La Cina importa considerevoli quantità di nickel, rame, soia, zinco, platino, ferro e acciaio, avendo stretto accordi con le principali società di estrazioni nazionalizzate o private, riversando notevoli quantità di dollari nella regione: da segnalare i 6 miliardi di dollari di investimenti nelle miniere peruviane che Pechino ha predisposto per i prossimi tre anni; l’accordo con la compagnia nazionale cilena Codelco per una joint venture alla ricerca di nuovi giacimenti di rame; la commessa di 42 milioni di dollari dalla Cosipar brasiliana, leader nella produzione ed esportazione di ghisa, per la fornitura di attrezzature e tecnologia.

Gli investimenti più cospicui e importanti sono stati fatti nel settore petrolifero. Venezuela e Brasile sono gli Stati ad aver ricevuto maggior attenzione. Con la caduta del prezzo del petrolio i costi di trasporto sono diventati maggiormente sostenibili. Il Vicepresidente Xi ha concluso un accordo con il Presidente venezuelano Chávez che ammonta a 4 miliardi di finanziamenti alla compagnia nazionale PDVSA, per un graduale ma progressivo incremento delle forniture dai 500.000 barili al giorno programmati per il 2009 ad un ammontare di circa il triplo stimato entro 2012. Le forniture accordate con il Brasile sono più contenute, nell’ordine di 50.000 barili al giorno verso la China National Petroleum Corporation e altri 60/120 mila alla Sinopec, che è la principale compagnia petrolifera cinese controllata al 75% dal Governo, nonché la più grande azienda cinese per fatturato. Le scelte politiche di Chávez e la volontà di Pechino di mantenere un profilo relativamente basso ai suoi interessi nella regione, sembra che porteranno ad un futuro ridimensionamento del Venezuela rispetto ai legami con il Brasile, infatti, il crescente ruolo regionale e globale dello Stato e le recenti scoperte di giacimenti offshore, che necessitano di cospicui finanziamenti, hanno catalizzato l’attenzione della Cina stipulando un accordo finanziario pari a dieci miliardi di dollari con la Petrobras brasiliana. Il Governo cinese ha inoltre un passato di investimenti nello Stato brasiliano che inizia dagli anni novanta, che non si limita solo al settore petrolifero, ma che punta anche ai prodotti minerari, come dimostrano i recenti investimenti, di circa 3 miliardi di dollari, che la Bank of China ha disposto per la costruzione congiunta di acciaierie.

Se gli Stati Sudamericani hanno visto incrementare notevolmente le loro esportazioni, è altrettanto vero che i prodotti delle manifatture cinesi hanno preso un’ampia quota di tali mercati, andando in diretta concorrenza con la produzione locale: numerose proteste contro l’invasione di tecnologia cinese a basso costo si sono levate da Messico e Argentina, i due Stati che principalmente hanno visto le proprie produzioni manifatturiere notevolmente ridimensionate dalle importazioni cinesi. Attualmente le proteste sono rimaste contenute e non sembra possano praticamente influire sull’espansione del “made in China”, anzi se è vero che la crisi globale e il rallentamento dell’economia potranno diminuire l’entità della richiesta di commodities, è altrettanto vero che per sostenere la domanda, la Cina sarà interessata a rafforzare la sua posizione sui mercati Sudamericani.

La collaborazione finanziaria: Inter-American Development Bank e Investimenti Diretti Esteri
Anche se numerosi progetti di cooperazione scientifica e tecnologica sono stati lanciati negli ultimi mesi, l’ammontare di Investimenti Diretti Esteri è relativamente contenuta e stimata ufficialmente in circa 20 miliardi di dollari all’anno, soprattutto considerando che la maggior parte di questi è transitata presso i paradisi fiscali caraibici per tornare in patria. Gli investimenti che la Cina sta concentrando in America Latina sono cospicui e il dato relativo agli IDE subirà una connotazione più duratura: se è vero che la volatilità del prezzo del petrolio e le strategie politiche regionali influenzano le collaborazioni commerciali, è altresì sensibile la penetrazione delle società cinesi nel settore minerario, con accordi di joint venture per i prossimi anni. In tale direzione sembra appunto andare la partecipazione con 350 milioni di dollari all’Inter-American Development Bank. Tale banca è la principale creditrice, a livello multilaterale, dell’emisfero occidentale, per finanziamenti sia a istituzioni che a piccole e medie imprese.

Conclusioni
La politica estera della Cina nei confronti dell’America Latina si è evoluta quantitativamente negli ultimi dieci anni, fino a raggiungere una posizione primaria. Tale collaborazione è fortemente incentrata sul commercio per la fornitura di materie prime, fondamentali per sostenere la crescita cinese, e volta all’altrettanto fondamentale ricerca di nuovi mercati, per i prodotti delle manifatture del gigante asiatico. La crisi economica potrà restringere il volume di tali accordi, almeno per quanto riguarda beni particolarmente volatili come il petrolio, ma non tanto da rimettere in discussione tale partnership. La collaborazione stretta è solida e proiettata verso il futuro, infatti, sul breve-medio termine, sembra destinata a consolidarsi più che ad espandersi ulteriormente. Questa prospettiva è, attualmente, quella ricercata da Pechino, nell’intento di sostenere il suo ruolo di partner di primo piano con i Paesi dell’America Latina più che cercare di raggiungere un primato esclusivo.

fonte: fondi on line, 16 marzo 2009

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