Cina: al via il più grande censimento della storia

In dieci giorni nelle case di 400 milioni di cinesi sei milioni di funzionari chiederanno alle famiglie di rispondere a diciotto semplici domande: quando è nata? Quanti sono i componenti della sua famiglia? Quanti figli ha? I funzionari che si stanno occupando della raccolta delle informazioni sono stati spediti in ogni parte della Cina: Tibet, Xinjiang, ma anche Pechino, Shanghai, nelle aree industriali del nord e del centro, nelle zone turistiche del sud, e una parte di loro dovrà anche andare a bussare nelle stanze dei dormitori delle fabbriche del Guangdong. L’obiettivo di Pechino è quello di riuscire a farsi un’idea più precisa di quanti siano e dove vivano i cinesi oggi. Ecco perché, a differenza di quanto è successo per i cinque censimenti organizzati dal 1949 ad oggi, la numerosissima popolazione degli immigrati interni non verrà considerata come residente nei villaggi di origine ma nelle aree urbane in cui effettivamente si trova, anche se lontana dal resto della famiglia. Il censimento del 2010 non sarà solo in grado di dividere in maniera più accurata la popolazione urbana da quella rurale, ma anche di fotografare gli effetti dell’aumento del numero di anziani e della riduzione della percentuale di giovani e della popolazione in età da lavoro. Permettendo al partito di individuare i nuovi problemi di cui la Cina non può fare a meno di occuparsi, come l’assistenza agli anziani. Questa volta Pechino ha bisogno di raccogliere dati affidabili. Ecco perché, consapevole che chi ha violato la legge del figlio unico o i migranti irregolari potrebbero avere paura di collaborare, ha promesso che le informazioni raccolte resteranno riservate e ha proposto abbassare del 30% e di dare la possibilità di rateizzare il pagamento della multa per i trasgressori che verranno scoperti. Non solo: il questionario del censimento non chiede agli intervistati di esprimere preferenze religiose o di rivelare il proprio reddito annuale. Infine, città e villaggi sono stati tappezzati da manifesti che esortano la popolazione locale a “collaborare con il censimento per favorire lo sviluppo di una società armoniosa“, sottolineano che “il censimento è a beneficio di tutti”, e con il supporto di volti di bambini ricordano alle mamme di non dimenticarsi che anche loro devono essere contati. Solo un cinese su dieci dovrà rispondere a una lista di 45 domande, agli stranieri ne verranno sottoposte otto, ai residenti di Hong Kong, Macao e Taiwan undici. E i risultati ufficiali saranno pronti ad aprile.

Claudia Astarita

Fonte: Panorama.it, 2 novembre 2010

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