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Chi è Liu Xiaobo: il Nobel per la pace che la Cina non vuole

Lo scrittore dissidente è in galera con l’accusa di sovversione: condannato per un pamphlet in cui invocava un graduale e pacifico cammino verso la democrazia. Se le voci fossero confermate, l’assegnazione del premio avrebbe risonanza in tutto il paese. I bookmaker lo danno ormai per vincente: sono in molti gli scommettitori pronti a puntare soldi sul nome del nuovo vincitore del premio Nobel per la pace: Liu Xiaobo, scrittore cinese, è davvero in pole position per la nomina da parte dell’Accademia di Norvegia. Bisognerà aspettare martedì per capire se sarà effettivamente insignito della più alta onoreficenza per chi lotta per un mondo più giusto. Chi è Liu Xiaobo: il Nobel per la pace che la Cina non vuole.

DISSIDENTE – Una vecchia tradizione del premio Nobel per la pace, quella di incamminarsi verso i soggetti più in prima linea nell’invocare riforme politiche pacifiche: perchè è proprio questa la colpa di Liu. Colpa, ovviamente, secondo il governo cinese, che lo tiene agli arresti da ormai molto tempo, con una condanna per sovversione sulle spalle. Ciò che ha consegnato a Liu una fedina penale così compromessa è stato un’appello, da lui scritto: il Charter 08. Nel documento, “firmato da oltre 200 cittadini cinesi”, si invoca un lento, ma progressivo e inesorabile, cammino verso la democrazia e i diritti umani per il gigante asiatico. Oggi Foreign Policy racconta la storia dell’attivista di Changchun: partito da una piccola città del nordest, Liu ha studiato all’Università di Pechino, per poi finire anche come lecturer alla Columbia University di New York. Mentre nel 1989 i carri armati del regime cinese marciavano su Piazza Tiannanmen, Liu era fra i manifestanti: fu lui a negoziare con le forze dell’ordine, evitando a tanti ragazzi coinvolti denunce ed arresti. Fu in quell’occasione che Liu conobbe per la prima volta la galera: arrestato con l’accusa di “tentativo controrivoluzionario”.

CHARTER 08 – Fu nuovamente arrestato dopo aver diffuso, come abbiamo detto, il suo Charter 08. Nel documento, si chiedeva “la fine del regime monopartitico comunista e l’istituzione di un sistema basato sui diritti umani, lo stato di diritto e la democrazia”, proprio come l’analogo Charter 77, scritto dall’altra parte delle steppe russe, in Cecoslovacchia, nel 1977: situazione analoga, epoche diverse. “Molti cinesi”, scrive il documento di Liu, “ritengono che i diritti umani siano dei valori universali, così come la libertà e l’uguaglianza, e che la democrazia ed un governo costituzionale siano i presupposti indispensabili per garantire questi valori”. Pochi momenti prima che l’appello fosse reso pubblico, Liu venne dunque arrestato; e fu lanciata immediatamente un’operazione di polizia su larga scala per “prevenirne la distribuzione e sradicare l’organizzazione”. Liu fu mandato a processo con l’accusa di “tentata sovversione”: la sentenza spiegherà poi che Liu avrebbe “superato i limiti della libertà d’espressione consentita, liu xiaobo Chi è Liu Xiaobo: il Nobel per la pace che la Cina non vuole incitando consapevolmente altri soggetti a sovvertire il nostro ordine costituito”. A nulla valsero le argomentazioni della difesa, che sottolineò come le intenzioni di Liu fossero assolutamente pacifiche, che le riforme da lui invocate fossero sempre da intendersi come “lente, pacifiche e graduali” e che in nessun caso egli riteneva di voler iniziare una rivolta. “Tali argomentazioni non sono convincenti, e vanno rigettate”, ha scritto il tribunale, con una curiosa inversione dell’onere della prova: di solito è l’accusa che deve convincere il giudice, non il contrario.

LASCIATO SOLO – Inizialmente il regime era preoccupato per l’eco internazionale che l’arresto di un dissidente avrebbe potuto avere, ma la mobilitazione dell’opinione pubblica mondiale, continua FP, è stata finora “scarsa”: persino Hillary Clinton, segretario di Stato americano, in una delle sue frequenti visite, ha affermato che “i problemi che la Cina ha con i diritti umani non dovranno minare i rapporti fra i due paesi”: e d’altronde il regime cinese ha fatto del suo meglio per far passare la situazione sottobanco, ad esempio rendendo nota la sentenza a carico di Liu solo il giorno di Natale, in modo da evitare una vasta copertura internazionale. Ma se Liu vincesse il premio Nobel, “sarebbe difficile evitare una larga diffusione del suo pensiero nel paese”: il Charter 08, continua FP, per ora è conosciuto solo da quegli attivisti che sono in grado di “forzare il blocco informatico che il regime ha alzato sul paese”. Con un riconoscimento internazionale, invece, la popolarità di Liu dilagherebbe: è per questo che da Pechino hanno già fatto sapere che “l’eventuale assegnazione del Nobel per la pace al dissidente Liu Xiaobo pesera’ sulle relazioni fra Cina e Norvegia”.

Fonte: Giornalettismo.it, 7 ottobre 2010