Chen Xitong: Il massacro di Tiananmen poteva essere evitato

Chen Xitong, sindaco di Pechino durante il massacro del 4 giugno 1989 in piazza Tiananmen, afferma che esso è stato “una spiacevole tragedia che poteva essere evitata” e sottolinea di non avere molte responsabilità nel permettere ai militari dell’esercito di “ripulire” la piazza con uccisioni e carri armati contro il movimento pro-democrazia. Questa ed altre affermazioni che gettano maggior luce sul sanguinoso episodio sono presenti in un libro che sta per essere diffuso ad Hong Kong dalla New Century Media, dal titolo “Conversazioni con Chen Xitong”, scritto dallo studioso Yao Jianfu. In un’anteprima del testo da parte del South China Morning Post, si citano le parole dell’ex sindaco di Pechino, di solito considerato come un duro che ha spinto Deng Xiaoping a mandare i carri armati contro gli studenti. “Nessuno sarebbe morto se si fosse operato con cura”, egli dice. “Diverse centinaia di persone sono morte quel giorno. Come sindaco, mi spiace molto. Speravo che avremmo potuto risolvere il caso in modo pacifico”. Secondo Chen, il massacro del 4 giugno “emerge da una lotta interna per il potere al massimo livello e ha portato a una tragedia che nessuno voleva vedere”. Chen afferma di non avere avuto particolari responsabilità nel massacro e che ha solo ubbidito agli ordini datigli dall’alto. Dopo il massacro Chen è stato promosso a segretario del Partito di Pechino e inserito nel Politburo. Il 30 giugno dell’89 egli ha svolto una relazione ufficiale sull’incidente, condannando le dimostrazioni come “rivolta contro-rivoluzionaria”. Ma egli dice di non aver scritto nemmeno una parola di quel rapporto: “ho fedelmente letto il testo che essi hanno preparato per me, fino all’ultimo segno di punteggiatura”. La carriera di Chen Xitong è finita nel 1998, quando è stato accusato di corruzione e rinchiuso per 16 anni nella prigione di Qingcheng, la stessa in cui molti leader di Tiananmen erano imprigionati. Nel 2006 è stato liberato a causa delle sue condizioni fisiche, essendo affetto da un cancro al colon. Secondo Chen, la sua caduta è dovuta all’ex presidente Jiang Zemin e alla “cricca di Shanghai”, schierata contro “la cricca di Pechino”. Nel libro – costituito da otto interviste registrate l’anno scorso – Chen paragona la  sua sorte a quella di Bo Xilai e di Chen Liangyu. Il primo, segretario del Partito a Chongqing, in marzo è stato allontanato dal potere insieme alla moglie con l’accusa di corruzione e sospetto di assassinio; il secondo, già segretario del Partito a Shanghai, è stato accusato di corruzione nel 2006, espulso dal Partito nel 2007 e condannato nel 2008.

Fonte: Asia News, 29 maggio 2012

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