Chen Shuibian si appella contro l’ergastolo

Secondo l’imputato il processo è stato manipolato per far piacere alla Cina. Il giudice è stato nominato e non scelto a sorte. Il Dpp però pensa alle elezioni e si distacca da Chen, cercando di calmare i sostenitori. Taiwan si dimostra più democratica della Cina popolare.

L’ex presidente Che Shuibian, condannato all’ergastolo, ha deciso di appellarsi contro la sentenza nel tentativo di affermare la sua integrità. Ma intanto il partito di cui lui è stato presidente, il Dpp (Partito democratico del progresso), lo ha espulso per cinque anni.

Lo scorso 11 settembre la corte distrettuale di Taipei ha condannato Chen e la moglie al carcere a vita per corruzione, obbligandoli anche a pagare rispettivamente una multa di 200 e 300 milioni di dollari taiwanesi (4,19 e 6,2 milioni di euro).

L’ex presidente ha sempre rigettato le accuse, dicendo che il suo processo aveva motivi politici, scatenato dal presidente attuale, Ma Ying-jeou, per ingraziarsi Pechino, irritato dagli slogan indipendentisti di Chen. A testimonianza di una giustizia manipolata Che n e il suo avvocato citano il fatto che per il suo processo sia stato nominato un giudice, Tsai Shou-hsin, invece di sorteggiare la presidenza della corte, come è uso. Chen accusa Tsai di parzialità.

Secondo l’avvocato difensore, Cheng Wen-lung, se la corte si fosse mantenuta imparziale, il giudizio su Chen sarebbe stato più clemente, magari perfino scagionandolo.

Consegnando l’appello, l’ex presidente ha dichiarato che se verrà liberato, farà tutti gli sforzi per promuovere l’indipendenza di Taiwan.

Ma i suoi tentativi di mostrarsi come vittima di un complotto e rimanere una personalità influente nel suo partito si scontrano con la stessa politica del Dpp. Per riparare i danni in vista delle prossime elezioni locali di dicembre, il Dpp ha espulso Chen, rendendo impossibile per lui la partecipazione politica per almeno cinque anni, pur avendo egli moltissimi sostenitori, che credono alla sua innocenza.

Il portavoce del Dpp, Chao Tien-lin, ha chiesto ai membri del partito di rimanere calmi: alcuni giornali hanno rivelato che il giudice Tsai ha ricevuto anonime minacce di morte. Per questo il Dpp non ha promosso alcuna manifestazione in difesa di Che. Anzi, due giorni fa, Annette Lu Hsiu-lien, ex vice-presidente e collaboratore di Chen, ha domandato a lui e alla sua famiglia di chiedere scusa ai suoi elettori.

I media cinesi hanno tenuto un profilo basso nel riportare la notizia della condanna di Chen Shuibian. Molti commentatori fanno notare che il processo a Chen mostra quanto la democrazia taiwanese sia molto più matura di quella della Repubblica popolare. In Cina, la maggior parte dei processi per corruzione a membri del Partito si conclude con un’assoluzione d’ufficio. Inoltre, al banco degli imputati non vengono mai chiamati gli alti dirigenti o i loro figli.

 

da Asia News

14/09/2009

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