Chen Guangcheng ottimista verso gli Stati Uniti

L’attivista cieco Chen Guangcheng sembra ottimista sul suo futuro verso gli Stati Uniti. All’interno del governo cinese e delle forze di polizia vi sono segnali contraddittori su come gestire la sua vicenda. Li Jinsong, l’avvocato che ha difeso Chen nel processo del 2006 e contro le violenze delle autorità dello Shandong, ha spiegato ai giornalisti che egli ha potuto parlare con l’attivista ieri pomeriggio: “Ha detto che il governo centrale ha mandato un rappresentante dell’ufficio lettere e petizioni per parlare con lui, confermandogli che vi sarà un’inchiesta e saranno tenute presenti le sue accuse [contro le autorità di Lin Yi, dove Chen Guangcheng viveva, responsabili della sua condanna agli arresti domiciliari per 20 mesi e delle violenze contro lui e la sua famiglia -ndr]”. “Chen ha poi affermato che sarebbe meglio ci fosse la presenza di un avvocato e ha indicato me”, ha aggiunto Li Jinsong. “Il rappresentante governativo – ha concluso – ha detto che avrebbe chiesto ulteriori istruzioni”. Il ministero degli esteri sembra dunque seguire punto dopo punto l’accordo fatto con gli Stati Uniti per chiudere il caso Chen senza troppi danni, né per la Cina, né per gli Usa. Chen era stato messo agli arresti domiciliari nella sua casa a Lin Yi (Shandong) nel settembre 2010, dopo aver scontato una pena di quattro anni e mezzo per aver denunciato gli aborti forzati e le sterilizzazioni ad opera del governo locale dello Shandong. Fuggito lo scorso 22 aprile, dopo un’ avventuroso e spericolato viaggio a Pechino, si era rifugiato nell’ambasciata americana. In seguito a minacce di ritorsioni contro la sua famiglia, egli ha accettato di uscire dall’ambasciata e farsi ricoverare in ospedale per curare un piede, ferito durante la fuga. Raggiunto dalla moglie e dai due figli, ha saputo da loro delle minacce subite in quei giorni e ha chiesto di poter almeno andare negli Stati Uniti per un certo tempo. La soluzione è stata trovata dallo stesso governo cinese: Chen – dichiarava una nota del ministero degli esteri – può domandare di andare all’estero a studiare, “come tutti i cittadini cinesi”. La New York University  gli ha subito offerto una borsa di studio e il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha dichiarato che il suo governo avrebbe concesso il visto non appena ci fosse il segnale verde da parte della Cina. Tanta prontezza da parte del ministero cinese degli esteri fa da pendant a durezza e isolamento. Ieri Chen ha chiesto a qualcuno del governo di essere aiutato a preparare i documenti per la richiesta del visto per gli Stati Uniti.  In un’intervista telefonica con Afp, Chen racconta di aver “detto all’ospedale di invitarli [i rappresentanti del governo-ndr] per aiutarmi con i procedimenti [del visto]. Non ho davvero altre possibilità.. È difficile per me alzarmi dal letto e i miei amici non possono venire… Loro [i diplomatici Usa] sono venuti, ma non possono venire a visitarmi”. Nei giorni scorsi diversi attivisti e avvocati per i diritti umani hanno cercato di incontrare Chen Guangcheng, ma sono stati allontanati e perfino interrogati per ore. Secondo osservatori, il modo contraddittorio con cui il governo cinese sta agendo mostra il timore che Chen diventi un punto di ispirazione per gli altri attivisti democratici: egli è riuscito a rendere internazionale il suo un caso, sfidando autorità locali e nazionali nella ricerca di giustizia.

Fonte: Asia News, 7 maggio 2012

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