Chen Guangcheng: La Cina ha leggi ottime, ma deve applicarle anche al Partito

Chen Guangcheng è l’attivista per i diritti umani cieco della Cina rurale che è fuggito dagli arresti domiciliari nell’aprile del 2012 e si è rifugiato nell’Ambasciata americana di Pechino. L’allora Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton ha negoziato la sua permanenza temporanea negli Stati Uniti per studiare Legge alla New York University. È stato intervistato dal Global Viewpoint Network (traduzione in italiano a cura di AsiaNews).

Nel 30mo anniversario della Costituzione cinese, il 7 dicembre dello scorso anno, il nuovo leader cinese Xi Jinping ha detto: “Dobbiamo stabilire con fermezza, attraverso la società, l’autorità della Costituzione e della legge, permettendo alle masse di credere pienamente nel diritto. Nessuna organizzazione o singolo individuo ha il privilegio di ignorare la Costituzione o la legge, e ogni violazione deve essere indagata. Dobbiamo stabilire dei meccanismi per limitare e supervisionare il potere. Il potere deve essere responsabile e deve essere supervisionato”. Lei crede che la nuova leadership cinese si stia preparando per una sincera campagna sullo “stato di diritto”, anche alla luce degli scandali legati alla corruzione legati a Bo Xilai e ai principini [fazione del Partito composta dai figli dei grandi rivoluzionari del passato ndt]?
Credo che l’idea che Xi Jinping cambi come risultato della questione Bo Xilai sia del tutto infondata. La cosa più importante da fare è osservare le sue azioni. Abbiamo tutti sentito belle parole in abbondanza, ora la chiave è vedere cosa farà. Se vengono prese delle specifiche azioni, allora potremo credere alle sue chiacchiere.

Cosa nello specifico dovrebbe accadere per convincerla che questo sforzo della nuova leadership sia genuino e un vero segno di progresso?
Ad esempio potrebbero eliminare le politiche che impediscono la formazione di altri partiti politici e che limitano la libertà della stampa, e potrebbero proteggere davvero la libertà di parola. Potrebbero separare il potere del Partito da quello del governo, che ora colpisce a tutti i livelli di governabilità, dalle autorità centrali a quelle locali. Rendere il potere giudiziario indipendente. Lasciare che il Partito gestisca i propri affari permettendo al governo di compiere i propri doveri secondo la legge. Se fanno questo, noi gli crederemo.

Quindi fino a ora non hanno introdotto alcuna nuova misura che possa segnare un cammino vero il cambiamento?
No. Se producessero una tabella dei tempi crederei a loro. Ma sfortunatamente, al momento e sotto l’attuale sistema, il Partito comunista domina sulla Costituzione e sul diritto senza fare alcuno sforzo per riformarsi. Come possiamo credere, in questo scenario, che rispetteranno la Costituzione?

Lo stato di diritto è possibile in un sistema mono-partitico? Oppure lei crede che sia possibile solo in un sistema elettorale multi-partitico?
Il diritto è uno strumento e la popolazione dovrebbe essere trattata tutta allo stesso modo davanti alla legge. Ma per fare questo è ovviamente necessario un sistema di supervisione, che dovrebbe avere il potere di controbilanciare i meccanismi partitici che controllano il sistema giudiziario, e dovrebbe avere il potere di chiedere dei miglioramenti. Questo richiede un sistema pluralistico e multi-partitico. Altrimenti non importa quanto le leggi sono forti, perché non verranno messe in pratica.

La posizione del Partito è predeterminata dalla Costituzione. Dal suo punto di vista, questo significa che la Costituzione deve cambiare per vedere il sistema legale divenire realtà?
Per me le leggi emanate sotto l’attuale Costituzione sono di base delle buone leggi. Tuttavia in Cina noi abbiamo leggi e codici legali ma non abbiamo stato di diritto, e nessun corpo di controllo che ne garantisca l’applicazione. Il vero problema è che il Partito comunista cinese è al di sopra della Costituzione e della legge. La Costituzione ha delle parti che dovrebbero essere cambiate: come il preambolo, che dà al Pcc il potere ultimativo e l’autorità su tutto.
Questo fa parte dei cosiddetti principi basilari di pensiero: mantenere la leadership del Partito, mantenere il pensiero marxista-leninista-maoista; mantenere la dittatura del proletariato. Questo è assurdo! Guardiamo al proletariato contemporaneo: e quale funzionario di alto livello del Partito non è del tutto consumista. Sono dei proletari? È assurdo! Nessuno ci crede. Tuttavia che il Partito comunista voglia cambiare o meno non è il punto in questione, perché il progresso sociale è inevitabile. Volenti o nolenti, e qualunque forma prenda il cambiamento, il bilanciamento di poteri fra funzionari e popolo sta cambiando.

Il Partito ora decide chi diventa presidente e chi diventa capo procuratore dei tribunali. Per iniziare il cammino verso un sistema giudiziario indipendente, il ricercatore dell’università di Pechino He Weifang raccomanda di trasformare questo meccanismo in un processo di nomine che richieda l’approvazione dell’Assemblea nazionale del Popolo. Cosa pensa di questa proposta?
Perché dovrebbe riguardare solo il presidente e il capo procuratore? Un sistema democratico dipende da molto più che un magistrato. Le elezioni dirette dovrebbero decidere ogni livello di funzionari amministrativi. E comunque io credo che sia questo che la gente chiede quando parla di “riforma”. Questo è inutile. La Cina ha bisogno oggi di una trasformazione.

Fonte: Asia News, 4 marzo 2013

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