Chen Guangcheng: il regime cinese ha fatto pressioni sulla Nyu perché me ne andassi

Chen Guangcheng, avvocato cinese dissidente, ha dichiarato di esser stato costretto a rinunciare alla sua borsa di studio alla New York University (Nyu) a causa di pressioni da parte del regime cinese, presumibilmente in risposta alla sua schietta difesa per i diritti umani in Cina.

La notizia è stata diffusa domenica sera, tre giorni dopo che i resoconti sul caso sono emersi e rapidamente negati da un portavoce della Nyu e dal Professore che ha portato Chen negli Stati Uniti, dove attualmente si trova in esilio.

«Già lo scorso autunno, nei mesi di agosto e settembre, il Partito comunista cinese aveva cominciato a usare tutti i mezzi per esercitare una pressione enorme sulla Nyu. È così che, dopo essere arrivati negli Usa da soli tre o quattro mesi, la Nyu stava già cominciando a discutere con noi circa la nostra partenza», ha detto Chen nella dichiarazione.

Inizialmente gli è stato chiesto di andarsene per la fine di giugno, ma il termine è stato ora esteso al 15 luglio, dal momento che il 23 giugno andrà a Taiwan con la moglie per due settimane.
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«Il lavoro dei comunisti cinesi all’interno dei circoli accademici negli Stati Uniti è di gran lunga maggiore rispetto a quello che la gente immagina e alcuni studiosi non hanno altra scelta se non di autolimitarsi», ha detto Chen. La dichiarazione era in inglese e cinese e non è stata pubblicata ufficialmente on-line, ma è stata inviata direttamente ai media. La dichiarazione verrà rimossa il 17 giugno alle 12:01, ma il New York Times e altri media l’hanno riportata in tempo.

«L’indipendenza accademica e la libertà accademica negli Stati Uniti sono ora fortemente minacciati da una dittatura», dice la nota.

Il tono della dichiarazione differisce da quello usato nella conversazione tra The Epoch Times e uno stretto collaboratore di Chen il 13 giugno, dopo che il New York Post ha pubblicato la notizia che l’avvocato cieco stesse lasciando la Nyu. In tale occasione il socio non ha rivelato che Chen e la moglie credevano che la pressione del regime cinese avesse causato la richiesta di abbandono a Chen da parte dell’Università.

La dichiarazione di Chen non ha espresso dei precisi dettagli sul perché egli credeva che la Nyu era stata posta sotto pressione politica, né i modi specifici con la quale lo avrebbe messo sotto pressione. Un episodio accaduto Washington e trasmesso dal New York Times — quando due addetti della Nyu hanno presumibilmente impedito a Chen di effettuare un’intervista a Radio Free Asia — l’ha fatto teoricamente infuriare.

Chen ha recentemente firmato una lettera assieme a Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, includendo una critica con parole forti sugli abusi dei diritti umani da parte del regime cinese, riferendosi alla persecuzione religiosa, alle torture, ai campi di lavoro forzato e all’espianto forzato d’organi. Collegato alla lettera c’era una petizione e un video musicale di YouTube associato al film Free China, che esplora le storie della persecuzione di due praticanti del Falun Gong, una disciplina spirituale che è fortemente repressa in Cina ed è politicamente molto sensibile al regime cinese. Non è chiaro se sia stata tale lettera, pubblicata il 4 giugno, a far aumentare drasticamente la pressione.

In una breve conversazione telefonica di giovedì, Yuan Weijing, la moglie di Chen, non avrebbe detto quando sono stati invitati a lasciare la Nyu; la lettera non fornisce tali informazioni. Né Chen né Yuan hanno risposto a un messaggio di testo nella tarda notte di domenica.

La New York University ha recentemente completato un campus a Shanghai, previsto come fonte di reddito per l’istituzione; il New York Post ha inizialmente sostenuto che il campus è stato utilizzato per fare pressione sulla Nyu per espellere Chen. L’università ha respinto questa tesi facendo notare di aver accettato di ospitare Chen dopo aver cominciato ad istituire il campus. Chen, nei 13 mesi in cui è stato alla Nyu, ha fatto una serie di franche osservazioni circa i diritti umani in Cina. In una precedente conversazione, uno stretto collaboratore di Chen ha detto che l’avvocato avrebbe subito pressione da parte dell’università per essere meno schietto.

Domenica, John Beckman, portavoce della Nyu, ha rilasciato una dichiarazione cercando di confutare le affermazioni di Chen: «Siamo molto scoraggiati nel venire a conoscenza della dichiarazione del signor Chen, la quale contiene una serie di speculazioni circa il ruolo del Governo cinese nelle decisioni della Nyu che sono sia false che contraddette dai fatti affermati», ha detto. La Nyu, in base a quanto affermato nella dichiarazione, è rimasta «perplessa e rattristata» per la situazione.

Chen Guangcheng è diventato non vedente da bambino, successivamente ha studiato legge da autodidatta e l’ha utilizzata per difendere le vittime di abusi violenti associati alla politica del figlio unico in Cina. Il suo lavoro gli è costato una pena detentiva di quattro anni, terminata nel 2010; è stato quindi posto sotto arresti domiciliari severi ed extralegali. Nell’aprile del 2012 è fuggito dalla sua casa rurale pesantemente sorvegliata con l’aiuto di amici e ha cercato rifugio presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Pechino. Dopo tesi negoziati tra Stati Uniti e diplomatici cinesi, gli è stato permesso di venire negli Stati Uniti a prendere un posto offertogli dalla New York University.

Alla fine della sua dichiarazione, Chen ha detto che il regime cinese sta cercando di «costringermi a guadagnarmi da vivere in modo da non aver tempo per la difesa dei diritti umani, ma questo non accadrà».

Ha continuato: «Che siano i pericoli affrontati in Cina o le attuali e momentanee difficoltà che mi trovo di fronte, non chinerò mai la testa al male o alle bugie. Farò sempre tutto il possibile per i miei compatrioti in Cina, che ancora non sono liberi ma vivono tuttora oppressi».

Epoch Times 17 Giugno 2013

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