Chen Guangcheng è il Gandhi del nostro tempo

Ridare Chen Guangcheng al Partito comunista cinese “significa sacrificare un uomo coraggioso e nobile ai dialoghi commerciali. Se l’America non lo aiuta, rischia di farlo uccidere e di perdere la sua credibilità”. È l’accusa lanciata da Reggie Littlejohn, presidentessa del Women’s Rights Without Frotiers, agli Stati Uniti: l’attivista che in questi anni ha diffuso nel mondo lo scandalo degli aborti forzati (vedi video) si appella a Washington affinché aiuti con ogni mezzo il dissidente cieco “per non svendere l’anima della nazione”. Chen è al momento in un ospedale di Pechino: uscito dall’ambasciata americana nella capitale cinese, è stato accompagnato qui dall’ambasciatore Gary Locke. Al momento è ancora in dubbio il suo destino: secondo molti, verrà presto arrestato di nuovo. Di seguito il testo completo dell’appello della Littlejohn.

Caro presidente Obama, Segretario Clinton e ambasciatore Locke:
chiediamo che gli Stati Uniti offrano in maniera ufficiale protezione all’attivista cieco Chen Guangcheng, che è scappato in maniera drammatica dalla detenzione domiciliare cui era costretto e che – si dice – si trova ora nell’ambasciata americana di Pechino. Mentre scriviamo questa lettera, infatti, i rappresentanti americani non hanno promesso protezione diplomatica per Chen o per la sua famiglia. Mentre il Segretario Clinton si prepara a incontrare questa settimana a Pechino i leader cinesi, la credibilità morale degli Stati Uniti sul palcoscenico mondiale si trova in bilico. Chen Guangcheng è il Gandhi del nostro tempo. È un uomo di coraggio incredibile. Povero, cieco, picchiato e arrestato non ha mai ceduto e mantiene intatta la grandezza necessaria per alzarsi in piedi da solo contro la violenta brutalità del regime comunista. È “l’uomo del carrarmato” che si oppone alla politica del figlio unico. Lo ha fatto in nome e per conto delle donne della Cina, che per 32 anni hanno sofferto dell’indescrivibile tortura rappresentata dagli aborti forzati e dalla sterilizzazione non voluta, compiuta dalle mani della barbara macchina del controllo della popolazione cinese. Chen Guangcheng è il guerriero dei diritti delle donne. Con grave rischio personale, per la sua famiglia e per i suoi coraggiosi sostenitori, Chen è riuscito a entrare nella nostra ambasciata. Allo stesso tempo i membri della sua famiglia e alcuni suoi sostenitori-chiave sono stati picchiati o arrestati. Il mondo intero sta guardando. Darete protezione ufficiale a Chen, la sua famiglia e i suoi sostenitori principali che sono ora agli arresti? O continuerete a inchinarvi al Partito comunista cinese per il nostro vantaggio economico? Non c’è alcun dubbio: la decisione che prenderete sarà il simbolo del carattere della nostra nazione davanti al mondo. Women’s Rights Without Frontiers si appella a voi affinché usiate ogni mezzo diplomatico per garantire la sicurezza di Chen Guangcheng, la sua famiglia e i suoi sostenitori che sono al momento in galera. In particolar modo He Peirong, che ha salvato Chen ed è un’eroina di buon diritto. Chiediamo anche che utilizziate ogni pressione per portare avanti le richieste di Chen, che ha chiesto di assicurare alla giustizia coloro che hanno perseguitato e torturato la sua famiglia e di investigare e punire quei dirigenti corrotti che hanno ricevuto del denaro per perseguitarlo. La popolazione americana – e la popolazione di tutto il mondo – vuole con forza la liberazione di Chen Guangcheng. Se lo rimandate nelle mani del Partito comunista cinese egli sarà senza dubbio imprigionato, torturato e forse persino ucciso. Volete usare quest’uomo nobile come una pedina da sacrificare ai colloqui commerciali? Agire in questo modo significherebbe vendere l’anima della nostra nazione.

Fonte: Asia News, 2 maggio 2012

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