Chen Guangcheng: “Il mondo aiuti Pechino nella transizione verso la democrazia”

La Cina “non ha mantenuto le promesse fatte a me e agli altri dissidenti” e “continua a perseguitare coloro che cercano la giustizia”. Per questo “gli Stati Uniti e tutte le altre nazioni che credono nei valori fondamentali della democrazia, della libertà e dello stato di diritto devono sostenere e accompagnare Pechino nel suo cammino verso una transizione democratica non violenta”. Lo ha detto ieri il dissidente cinese cieco Chen Guangcheng nel corso di una visita al Congresso americano. Mentre a Londra si celebrano i valori della tolleranza e della fratellanza universale – e la Cina gioca un ruolo principale in tutte le competizioni sportive – il regime comunista continua a intimidire e infrangere i diritti dei dissidenti e degli attivisti per i diritti umani. Alla denuncia di Chen si accoppia il caso dei dissidenti Zeng Jiuzi e Song Ningsheng, condannati a 14 mesi di lavori forzati per aver partecipato alla marcia del 1° luglio a Hong Kong per la democrazia in Cina. Chen, accompagnato da uno stuolo di avvocati americani, ha denunciato questa situazione al Congresso. Il dissidente, il cui caso aveva scatenato nei mesi scorsi diverse tensioni diplomatiche tra Washington e Pechino, è stato accolto dal presidente della Camera John Boehner e dalla leader della minoranza democratica, Nancy Pelosi. Gli Stati Uniti, ha detto Boehner durante una conferenza stampa, “devono esigere dalla Cina il rispetto dei diritti umani”. Da parte sua, il dissidente cieco ha sottolineato come “prima della partenza, avevo ottenuto delle rassicurazioni da parte del governo cinese. Avrebbero dovuto investigare sulle diverse minacce e violazioni che io e la mia famiglia abbiamo subito nello Shandong. Ma non hanno fatto nulla”. Preoccupazione anche per il nipote, Chen Kegui, accusato di “omicidio” subito dopo la fuga dello zio dai domiciliari e tuttora trattenuto dalle autorità locali. John Kerry, senatore democratico, ha dichiarato che il giovane “deve essere trattato bene e deve aver accesso a qualunque tipo di avvocato difensore scelga di assumere”. Chen è arrivato a New York a maggio scorso dopo essere fuggito dagli arresti domiciliari ed essersi rifiugiato nell’ambasciata statunitense a Pechino. Il cambiamento in Cina, ha dichiarato, “è inevitabile perché sempre più persone trovano il coraggio di rivendicare i propri diritti”. Tuttavia le cronache continuano a riportare casi eclatanti di violazioni di tutti i tipi da parte delle autorità comuniste. Il figlio di Zeng Jiuzi, Liu Zhonghua, è stato minacciato di morte dalla polizia cinese dopo aver rilasciato un’intervista alla stampa internazionale in cui racconta l’epopea della madre. Questa, dopo aver marciato nel Territorio a favore della democrazia in Cina, non solo è stata condannata ai lavori forzati ma da un giorno all’altro è stata trasferita in un altro campo a migliaia di chilometri dal precedente. Tutto questo, senza alcun tipo di avvertimento per la famiglia.

Fonte: Asia News, 2 agosto 2012

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