Che 100 fiori fioriscano ( Mao Zedong )

Chen Guojun, imbelle e corrotto General Manager designato dal partito comunista, stava per rendere pubblico un piano di ristrutturazione aziendale quando un gruppo di operai ha fatto irruzione nel suo ufficio e lo ha giustiziato.
A nulla è valso l’intervento del sindacato di stato che ,illudendosi di avere ancora una qualche influenza sui lavoratori, ha cercato disperatamente di salvare la vita al suo mecenate.
La sola prospettiva di nuovi licenziamenti di massa ha quindi scatenato l’ira degli operai cinesi che temendo di essere costretti a vivere con una “pensione” di 20 euro al mese hanno deciso di iniziare il risanamento dell’azienda eliminando subito una delle principali voci di spesa :  i 30.000 euro di stipendio netto mensile del compagno Chen.

Scene di ordinaria disperazione

Dopo la grande festa seguita all’esecuzione del dirigente gli oltre 30.000 metalmeccanici sono usciti in corteo dalla fabbrica di Tonghua ed hanno bloccato per ore l’autostrada prima di scontrarsi con la polizia .
Testimoni oculari riferiscono di una battaglia furiosa ,di una violenza cieca che non ha risparmiato nulla e nessuno.
Decine i veicoli della polizia dati alle fiamme, commissari politici  linciati dalla folla ,simboli del potere comunista distrutti.
Alcuni operai si sono persino impossessati delle armi in dotazione agli agenti ed hanno a loro volta aperto il fuoco prima di fuggire con le armi sequestrate alla milizia. Sul campo sono rimasti centinaia di lavoratori, tutti gravemente feriti, e molti poliziotti.

Quello descritto non è che l’ultimo di una serie di episodi che hanno tolto il sonno alla cupola del PCC.
Ormai ad ogni pur banale  “incidente” che coinvolge le forze dell’ordine si scatena la rabbia popolare e gli esponenti del partito vengono linciati da folle inferocite che assediano i luoghi del potere.
Inoltre negli ultimi mesi decine di migliaia di aziende hanno chiuso i battenti ,senza nemmeno pagare i salari arretrati,ed i lavoratori licenziati vagano senza speranza da una Contea all’altra in cerca di un lavoro qualunque che non troveranno mai.
La disperazione ormai è più forte della paura e si moltiplicano scioperi e proteste spontanee di inaudita violenza.

Una rivoluzione anonima e violenta

Dopo aver incarcerato o deportato tutti gli esponenti dell’opposizione politica e sociale i gerarchi di Pechino dovranno ora fare i conti con una insurrezione popolare priva di direzione politica ,con una rivolta operaia guidata soltanto dalla disperazione e dal risentimento.

Sarà un bagno di sangue la cui responsabilità ricadrà su chi continua con ostinazione a negare il diritto dei lavoratori cinesi ad organizzarsi in liberi sindacati,su chi continua a negare al popolo cinese le libertà fondamentali.

Evidentemente le lezioni della storia non sono servite a nulla e come in passato in Cina la rabbia popolare esploderà in tutta la sua anonima e cieca violenza .

Fonte: DossierTibet, 26 luglio

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.